L'intervista: Due chiacchiere con Rino Gasparrini - «Nel 2013 ho scontato alcuni problemi in squadra»
La presentazione della Mg.Kvis-Trevigiani si è tenuta sabato 15 febbraio in una splendida location, la Chiesa di Santa Caterina di Treviso. Affreschi del Quattrocento di Tommaso da Modena e imponenti organi a canne fanno da sfondo alle moderne biciclette Wilier da strada e da crono, in quello che più di una cerimonia di presentazione è un vero e proprio passaggio di consegne: da Mirko Rossato (ora ds Bardiani-CSF Inox) ad Angelo Baldini, transfugo dalla Toscana col suo main sponsor (col gruppo di Forconi l'anno scorso c'era un accordo quadriennale, saltato in seguito a una complicata situazione societaria); da Remo Mosole, patron dell'UC Trevigiani per 18 anni, al suo fedele amico Ettore Barzi; dal dilettantismo puro al mondo delle Continental. Una situazione di passaggio nella quale il punto di riferimento resta il gruppo dei corridori. Tra questi uno dei più talentuosi è Rino Gasparrini, velocista con passato da pistard all'ultimo anno tra gli Under 23, vincitore di 13 gare negli ultimi 4 anni, ultima la prima tappa della Vuelta al Táchira dove la Mg.Kvis un mese fa ha ben figurato. Abbiamo deciso di fare due chiacchiere col velocista marchigiano, per parlare del suo passato su pista e del suo presente in Mg.Kvis
Rino, sei molto stimato e amato qui in Trevigiani. Un po' strano per non essere trevigiano.
«No infatti, sono venuto qua al primo anno dilettanti e mi sono trovato subito in un ottimo gruppo, che è ciò che distingue noi da una classica squadra».
Da juniores invece dove correvi?
«Da junior il primo anno su strada ho fatto poche corse perché gareggiavo in pista col team Ceci Dreambike, poi al secondo anno alla Cycling Progetto Immobiliare ho vinto 6 corse su strada ed ho preparato anche i Mondiali su pista».
Tu eri un ragazzo con molto talento su pista, poi pian piano hai mollato questo percorso. Vorremmo capire perché.
«Per un motivo semplicissimo: perché nella specialità dove correvo io (la Velocità) i velocisti puri hanno un gran fisico e spingono grandi rapporti. Fino a 17-18 anni praticarla fa benissimo, ma poi nel settore Velocità devi specializzarti».
E tu non ti ritenevi in grado di specializzarti?
«Avevo bisogno di qualcuno che mi desse una mano: in Italia ci sono poche corse e pochissime squadre che ti tengono per fare Velocità».
È un peccato. Ragazzi come te e Guardini su pista avrebbero potuto essere competitivi a livello internazionale, su strada sono limitati da un fisico da velocista puro.
«Sì, siamo limitati, però se continuiamo a fare pista siamo limitati dagli stimoli e dal fatto che non ci sono squadre che possano farti lavorare in tranquillità».
Visto che hai vissuto in primo piano questa situazione, cosa proporresti alla Federazione per incentivare la Velocità? Cos'è che manca?
«Mancano tante cose. Io prima ripartirei dal basso per poi puntare in alto. Potrebbe essere una soluzione prendere un gruppo di ragazzi e farli crescere. Non è facile, per fare il settore Velocità bisogna guadagnare esperienza, ci vuole il colpo d'occhio, è una specialità dura come tutte quelle della pista».
Torniamo alla strada. La tua stagione 2013 è stata un po' deludente. Remo Mosole dal palco ha detto che sei andato male perché ti sei innamorato. La tua versione?
«Mah, Mosole ha detto una grande... fesseria. Io sin dal primo anno con questo gruppo mi son trovato bene, la squadra girava benissimo, abbiamo vinto più di tutti. Stessa cosa al secondo anno, io non pensavo di vincere sette corse, era un gruppo fantastico. L'anno scorso eravamo lo stesso gruppo, però non c'era più quella pace nella squadra necessaria per far bene. C'erano dei problemi dirigenziali che hanno influito anche sul nostro rendimento. Poi a metà stagione ho avuto dei problemi fisici e per fortuna mi son fermato già ad ottobre. Ho iniziato a lavorare in palestra, come tutti gli anni, poi mi hanno parlato di questo nuovo progetto al quale ho aderito nonostante altre proposte...».
Già, Rossato voleva portarti in Bardiani...
«Sì, ma dopo la stagione che ho fatto han preferito altri velocisti».
Infine, com'è il nord visto da un marchigiano? Com'è stare a contatto coi veneti?
«Io faccio un po' il pendolare, non vivo sempre qua. Le persone che trovo davanti son sempre le stesse, ciò che fa la differenza è il modo con cui ti poni con le persone. Io mi son sempre comportato bene con tutti ed ho ricevuto sempre un comportamento magnifico da chiunque qui».