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Elezioni Federciclismo: Fari puntati su Di Rocco - Fluviale, aspra, liberatoria intervista al presidente uscente

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Il presidente uscente della FCI Renato Di Rocco © Radiosportiva.com

Un'intervista diversa da tutte le altre, perché viene al termine di un percorso che ha portato questo sito spesso su posizioni conflittuali, molto conflittuali con Renato Di Rocco e la sua gestione della Federciclismo. Un confronto inevitabile, ormai a poche ore dal voto che darà alla FCI un nuovo assetto e, forse, anche un nuovo presidente. Un'occasione per spaziare in maniera approfondita su diversi temi, non quelli banali dibattuti su troppa stampa generalista (e ciclo-generalista), ma vicende aperte, nervi scoperti, questioni tecniche o forse addirittura tecnicistiche.

Non importa se i lettori non conosceranno tutti i nomi citati, sono addirittura secondari, perché da questo torrenziale scritto quel che si vuole far emergere è il Di Rocco a tutto tondo, e il suo dirocchismo, oseremmo dire. Il presidente capace di alternare toni duri e melliflui, il tu e il lei, come in un girotondo dialettico, il bastone e la carota, con gli interlocutori e con gli avversari politici, anche quelli più lontani da lui. Il presidente che ha caratterizzato, volenti o nolenti, quasi per intero l'ultimo decennio del ciclismo italiano.

Il presidente che parla molto e si smentisce da sé, che lascia per strada pezzi di verità o finge di non ricordare quanto dichiarato due giorni prima... il presidente a cui non siamo riusciti a fare tutte le domande che avremmo voluto (ma non potevamo trarre un libro da queste 2 ore di chiacchierata), e che ci ha sfidati nel nostro campo. Ci ha sfidati a riportare tutto, senza reticenze. E la sfida l'abbiamo raccolta.

Chi scrive, per forza di cose, per essere stato chiamato direttamente in causa sin dalla prima frase, ha dovuto rinunciare all'impersonalità. E, a questo punto, anche alla cautela, anticipando che sì, è un'intervista lunghissima (per facilitare il compito dei lettori è stata suddivisa in capitoli) e ci vuole tanta motivazione per leggerla fino in fondo. Ma forse... probabilmente, ne vale la pena.

***

«Per correttezza le devo anticipare che a giugno l'ho querelata».

Ne prendo atto, ma in realtà io non ho ricevuto alcuna notifica dalle forze dell'ordine...
«Fece un pezzo durante il Giro d'Italia che era andato oltre il buon senso. Come vede sono sempre molto sereno e tranquillo, non eccito gli animi, da parte sua sono state scritte cose che sono facilmente contestabili; siccome sono anche un signore e non solo un dittatore come appaio, evidentemente all'epoca l'ho dovuto fare».

No, però le dico, non ho ricevuto una comunicazione ufficiale da parte di nessuno in merito a questa querela...
«Mi dispiace, è la lentezza giuridica italiana, però l'ho fatta».

Attenderemo con ansia.
«Credo che sia l'unica che ho fatto nella mia vita, tanto per dimostrarle che tipo sono...».

Va bene, iniziamo l'intervista. Ci fa un bilancio del suo ottennato?
«Devo rendere conto alle società sportive e a chi mi ha votato solo per i 4 anni, però se ci mettiamo gli 8 allora il risultato è ancora migliore. Primo fra tutto metto il clima di serenità che si è ricreato in questa Federazione, la sinergia di tutti gli operatori all'interno del sistema: credo che proprio ieri [martedì 8, nda] sia stata una giornata di grande soddisfazione, significativa per cui possiamo dire che oggi il sistema federale è una rete con cui tutti sono legati per lottare per obiettivi comuni. Ringrazio RCS perché sui nostri (mio e della Lega) appelli ha valutato di invitare al Giro d'Italia tutte e 4 le squadre Professional registrate in Italia: questo è un ottimo segno che viene dal mondo del professionismo e che trascina la base. Se remiamo tutti insieme, evidentemente le tematiche più importanti possono essere affrontate con più tempestività. Devo dire che negli 8 anni non siamo stati molto favoriti, al di là del disagio economico e anche della disaffezione che c'era verso il sistema federale, per tutta una serie di motivi, non ultimo il fatto che, eletti a marzo, ci siamo subito ritrovati a luglio con un grave caso di doping [Operación Puerto, col coinvolgimento di Basso prima del Tour, nda]. Metterci la faccia e dimostrare a livello internazionale che l'Italia non era seconda a nessuno, sia per la prevenzione che per il monitoraggio degli atleti non è stato facile. Sicuramente la nota più qualificante è stato l'aver realizzato in tre anni e mezzo (un record) il primo velodromo coperto che l'Italia abbia avuto da 27 anni a questa parte. Grazie a questa struttura abbiamo iniziato a recuperare il gap che avevamo nei confronti di altri paesi nella pista, soprattutto nell'ultimo quadriennio e in particolare nell'ultimo biennio, accelerando quella svolta culturale che è la multidisciplinarietà, impostasi da anni a livello mondiale. I numeri, anche tra i giovani, crescono, segno che, pian piano, c'è una riscoperta della pista. Abbiamo recuperato posizioni a livello globale, oggi siamo nel CONI, nella UEC, nell'UCI, nel Paraciclismo. Peraltro nel 2009 la squadra di paraciclisti è entrata a tutti gli effetti nella Federazione, gestita alla pari con le altre formazioni; e alle ultime Paralimpiadi il nostro risultato, 12 medaglie sulle 28 di tutta la spedizione azzurra, mi rende davvero orgoglioso».

 

LA PISTA

Renato Di Rocco e Marco Villa, direttore tecnico dell'Italpista© BettiniphotoFa riferimento alla pista come a uno dei punti qualificanti. In un'intervista di quattro anni fa ci aveva promesso che nel giro di un quadriennio saremmo tornati nelle primissime posizioni al mondo in questo settore. Alle Olimpiadi di Londra ci sono state 27 nazioni che hanno avuto più rappresentati dell'Italia, che ne aveva uno solo. Questa sembra la radiografia di un fallimento più che una conferma delle sue parole.
«Le promesse uno spera di mantenerle, la buona volontà ce l'abbiamo messa. Abbiamo fatto un progetto nel breve coi due migliori personaggi che avevamo in Italia a livello tecnico, Silvio Martinello e Sandro Callari, per accelerare il raggiungimento di risultati, ma sempre anteponendo a questi il piano etico. Ce l'abbiamo messa tutta, ma se non ci sono riusciti loro che erano all'epoca i due migliori tecnici... Abbiamo poi optato per un progetto a medio termine con Collinelli, e adesso ripartiamo a lungo termine [con Villa, nda]. Nel 2005 non avevamo valutato forse tutti...»

Ma la sua promessa risale al 2009, quando ci eravamo già lasciati alle spalle l'"epoca Martinello".
«No, è per dire che, negli otto anni, abbiamo fatto un progetto a breve termine, uno a medio e ora stiamo tornando a un progetto a lungo termine, perché abbiamo analizzato con molta attenzione tutto il processo inglese, durato 10 anni (e con 5 velodromi coperti) prima che arrivassero i risultati che abbiamo visto».

Però se parliamo con i pistard italiani, ci dicono che forse sarebbe il caso di avere un tecnico di queste nazioni guida, con nuove metodiche di allenamento, perché anche con il pur volenteroso Villa siamo sempre indietro, e il gap non accenna a diminuire ma semmai si amplia.
«Avere solo un tecnico non cambia tutto, bisogna avere gli impianti, la cultura, la vocazione degli atleti, e solo dopo cercare i risultati. Ripeto, abbiamo fatto esperimenti; capisco che dal suo punto di vista questo non è comprensibile, ma dal punto di vista di una persona che opera e si basa sulle esperienze di due modelli importanti come quelli inglese e australiano, è chiaro che ci voglia del tempo. Non è questione di un solo tecnico, lo possiamo pure ingaggiare, c'è un australiano che vive a Brescia e che lavora come volontario coi giovani a Montichiari, ma non credo che dipenda tutto da quello. Quel che conta è la costruzione di tutto un team, un nuovo modello italiano che stiamo creando col Centro Studi, con un nuovo profilo di tecnici tutti laureati in scienze motorie. Capisco che per lei conta la medaglia delle Olimpiadi, io ci voglio arrivare con un sistema...».

Ci si era fidati molto delle sue parole di quattro anni fa, a dir la verità. Capisco che ci voglia tempo... sono 8 anni...
«La buona volontà ce l'ho messa, l'entusiasmo c'era, ma poi sbatti con la realtà. Abbiamo sempre mandato tutte le selezioni nazionali in giro per il mondo... peraltro, si deve riconoscere che il cambio del programma olimpico ci ha penalizzati: eravamo competitivi nella corsa a punti con la Bronzini, e la disciplina ora è cambiata».

Sì, eravamo competitivi nelle specialità endurance, quelle più vicine alla strada. Quelle più specialistiche invece hanno rappresentato un tallone d'Achille.
«Però se guardiamo ai risultati degli Europei di quest'anno, dove abbiamo ricominciato a raccogliere qualcosa coi giovani, si vedono dei progressi molto molto importanti».

Non va in controtendenza, rispetto a quanto sta dicendo, il fatto di non aver mandato la formazione azzurra degli juniores ai Mondiali in Nuova Zelanda?
«No, è stata l'unica occasione in cui non li abbiamo mandati, sia per la trasferta, onerosa e lunga, e un po' perché rischiavamo di non essere competitivi; e mandare un atleta a fare la comparsa rischia di non essere produttivo. Preferiamo, con le stesse risorse, fargli fare tre-quattro trasferte in Europa dove può essere più competitivo e anche motivato».

Misurarsi con il meglio del mondo non era una possibilità di crescita per questi ragazzi che comunque in Europa non avevano sfigurato?
«I Mondiali in Australia [o Nuova Zelanda, nda] avvengono ogni 4 anni. Ma lì non ci è andata nemmeno l'Inghilterra, e nemmeno la Francia, se non con un tecnico e tre atleti che si trovavano nelle isole di dominio francese nel Pacifico. Si può volere tutto, ma poi bisogna fare i conti con le situazioni».

È balzato agli occhi il fatto che la trasferta sia saltata all'ultimo momento.
«Assolutamente no. Era già previsto, perché non era stata finanziata: siccome i programmi si fanno a dicembre-gennaio, non era stata finanziata».

Diciamo che non ci avete creduto, in questi ragazzi.
«No no, ci abbiamo creduto, tanto che li abbiamo portati in giro per il mondo. Ora ad esempio sono in Spagna ad allenarsi. Ci crediamo e ci crediamo fortemente; facciamo ragionamenti che riguardano valutazioni tecniche ed economiche».

Come mai il progetto di Martinello è stato accantonato così in fretta?
«Non è stato accantonato perché di fatto lo schema di lavoro è andato avanti. Sono cambiate le persone, quando sono sorti dei conflitti tra Callari e Martinello, ma la Federazione ha voluto dimostrare che si va avanti indipendentemente dalle persone, gestendo un sistema-azienda anche nella contingenza attuale e mantenendo un bilancio sano».

Martinello sembrava l'uomo giusto al posto giusto, e poi...
«Lo è, lo era! Ha fatto tanto bene; alla fine, evidentemente, il rapporto si è incrinato, e non era più utile per nessuno avere una coppia di due grandi professionisti all'interno di una struttura che non era produttiva».

Avete un contenzioso aperto con Martinello?
«Avevamo un contenzioso aperto, come tutti gli altri che abbiamo avuto, e abbiamo vinto. Perché tutte le persone che lavorano qui dentro sono sempre messe nelle condizioni migliori per lavorare, con tanti mezzi; alla fine se fanno causa la perdono, quindi è un sistema ben articolato, no?».

 

I VELODROMI

Renato Di Rocco sul nuovo velodromo coperto: «Dev'essere in provincia di Treviso, secondo la disposizione legislativa» © BettiniphotoRiguardo ai velodromi, la situazione è quella che ha dipinto, ce n'è uno coperto e altri sono previsti dove? Ad esempio in Veneto, ma dove?
«Abbiamo un finanziamento, guarda caso il Governo ha stanziato questi soldi e li ha assegnati alla Federazione Ciclistica perché è un soggetto credibile; ha dato incarico alla FCI di procedere al tutto, compresa l'individuazione dell'area che dev'essere in provincia di Treviso, secondo la disposizione legislativa. Abbiamo già fatto degli incontri, e siamo pronti ad attuare le procedure che il Ministero del Turismo ci indicherà; faremo dei bandi che stabiliranno precisamente l'area».

Di quant'è stato il finanziamento del Governo?
«Sono 28 milioni di euro, di cui il 5% dev'essere destinato all'organizzazione di un eventuale Mondiale. Non è un contributo una tantum, ma in rate di due milioni all'anno, per cui il soggetto che parteciperà al bando si deve far carico della costruzione e poi potrà beneficiare di un mutuo di 2 milioni all'anno da parte del Governo».

È vero che c'è una diatriba per la sede, tra Treviso e San Vendemiano?
«Una diatriba non c'è perché ancora non è uscito il bando; c'è una manifestazione di disponibilità da parte del comune di San Vendemiano; c'è un'altrettanta manifestazione di disponibilità da Mosole, che è un soggetto privato, per un'area di sua proprietà, Le Bandie, dove peraltro ci sono altri impianti di ciclismo e dove si sono già svolti i campionati del mondo di ciclocross».

C'è Zanchetta (ex candidato al Comitato Regionale veneto) coinvolto nel progetto di San Vendemiano?
«No, nel progetto di San Vendemiano c'è la Ciclismo di Marca, che è un'associazione con dentro soggetti pubblici: alcuni comuni, la Provincia di Treviso e la Regione. Sergio Dussin, un parlamentare (a cui il ciclismo deve dire grazie), è stato bravo a procurarsi le risorse, inizialmente destinate alla città di Treviso, il cui sindaco Gobbo ci ha però fatto perdere due anni per localizzare il posto, senza poi attuare le giuste procedure del caso».

Per quanto riguarda Montichiari, che è stato uno dei motivi per cui l'abbiamo citata a lungo nella primavera scorsa: ci risulta un doppio finanziamento ricevuto da Montichiari per il velodromo, e cioè 4 milioni che sono stati messi...
«Non so dove avete preso questi dati... Il CONI ha messo 4 milioni e mezzo: era la metà della spesa iniziale di 9 milioni; ed era al 50% fra Comune di Montichiari e Federazione Ciclistica. Il CONI ha erogato questi 4 milioni in rate da 237.000 euro che gira alla FCI perché l'accordo l'ha dovuto fare quest'ultima: per cui la Federazione si è trovata la disponibilità del velodromo di Montichiari per 100 giorni all'anno, per 20 anni a 0 lire. Siccome vengo anche criticato perché son troppo legato al CONI... Hehe, essere troppo legato al CONI significa avere ora un velodromo a 0 lire».

Però il Comune di Montichiari ha messo a bilancio, nel settembre 2008, un contributo della FCI di 4 milioni per il velodromo.
«Era questo del mutuo. Credo che ogni 6 mesi l'amministrazione del CONI ci giri la rata che noi diamo al comune».

Quindi questi 4 milioni sono stati messi subito a bilancio e vengono recuperati...
«...Sono partite di giro. Tutto l'appalto dell'impianto l'ha fatto il Comune di Montichiari; c'era un accordo siglato a tre con Credito Sportivo, Comune di Montichiari e FCI, e con la garanzia del CONI, secondo cui il CONI ci gira le due rate semestrali e noi le diamo a Montichiari».

Abbiamo trovato un comunicato del Credito Sportivo del maggio 2009 in cui si annuncia - o si dà per assodato - che lo stesso Credito Sportivo ha concesso altri 3.756.000 euro come contributo, sempre per il velodromo. Questi invece che giro hanno fatto?
«Credo che siano sempre del comune, perché poi il velodromo, per le opere migliorative, non è costato alla fine 9 milioni, ma è andato oltre, perché Montichiari è uno dei comuni più ricchi d'Italia grazie alle royalties per le discariche ospitate; c'è una cittadella dello sport straordinaria (e anche un ospedale accanto: funziona tutto, beati loro!), c'è la pallavolo con una importante squadra professionistica, e viene data una grande valenza all'attività sportiva. Per cui il Comune di Montichiari ha completato l'opera con lavori migliorativi a spese sue, e probabilmente ha avuto nuovo accesso al Credito Sportivo; ma quella è una situazione diretta che riguarda loro».

Non ci ritroviamo invece nella quota pagata perché venga ospitata la Nazionale. La società di gestione del velodromo, la Monteclarense, ci ha detto - per bocca di Bregoli in un'intervista di qualche mese fa - di ricevere 100.000 euro annui dalla FCI in cambio dei 120-150 giorni (dice lui) in cui la struttura è riservata alla Nazionale.
«Assolutamente no».

Quindi sbaglia Bregoli?
«Io non l'ho sentito, senta lui, non mi metta in bocca cose che non so. Io so che la Federazione ha il diritto di avere 100 giorni di disponibilità, perché nell'accordo che le ho citato prima tra Comune di Montichiari, Credito Sportivo e Federazione (con garanzia CONI), il CONI - e la Federazione - mettevano la metà del contributo per l'opera iniziale a condizione che la Federazione per 20 anni avesse la disponibilità dei 100 giorni. Quei 100.000 euro le do per certo che dalla Federazione non sono mai usciti, su questo non c'è dubbio. Abbiamo fatto solo piccole opere, perché credo che abbiamo spostato il magazzino degli indumenti e abbiamo acquistato qualche piccola attrezzatura per la ginnastica per gli atleti, tutto qui. Non paghiamo un canone, forse abbiamo pagato qualche lira per le giornate che vanno oltre i 100 giorni...».

Però poi la società di gestione non si ritrova con i conti, perché il velodromo è occupato per 100-120 giorni dalla Nazionale e non ci sono introiti per questa occupazione.
«Hanno organizzato degli eventi, l'ultimo il Campionato Europeo Derny, credo che ci siano delle pubblicità che vengono veicolate; la Monteclarense l'ha individuata il comune e a noi andava benissimo, tra l'altro la famiglia Bregoli è numerosa e appassionata... C'è qualche discussione col comune giusto per la manutenzione ordinaria (ad esempio so che al momento ci sono alcune lampade fulminate)».

Ricapitolando prima di voltare pagina: i 4 milioni del primo contributo arrivano a Montichiari tramite la Federazione; invece gli altri 3.756.000?
«Non ne so nulla, dico davvero, se avessi cognizione lo direi. So che il comune ha fatto un altro mutuo col Credito Sportivo. Certo che da noi non ha preso soldi; noi siamo impegnati per quella parte lì, eroghiamo ogni sei mesi quando la rata passa da noi e la giriamo al comune».

Invece Monteroni: abbiamo saputo che la FCI ha avuto un contributo dalla Provincia di Lecce di 100-150mila euro. Ce lo conferma?
«No, dovrei verificare... noi nel Comune di Monteroni... sono un po' indietro, eh... non è che faccio tutto io, qui; per fortuna c'è una bella squadra di grandi professionisti... Noi abbiamo partecipato solo come consulenza tecnica, per quanto riguarda la parte ingegneristica, e cioè la costruzione, il manto... purtroppo la colata delle basi per gli appoggi della pista era già stata fatta quando ci hanno chiamato, quindi non è che abbiamo disegnato sul nascere il progetto, ma ci siamo dovuto adeguare - per quello che ho saputo io - su delle basi di cemento su cui era già stata fatta la gettata per 333 metri; altrimenti avremmo chiesto di farla di 250».

Questa consulenza tecnica è stata...
«C'è solo la consulenza tecnica, domani mattina mi informo e le faccio sapere precisamente qual era la cifra che ci hanno corrisposto - se l'hanno corrisposta».

Lei ha fatto un sopralluogo a Monteroni, in occasione di questa consulenza, oppure è stato l'architetto Vollaro che si è recato in loco?
«Io ci sono andato una prima volta, chiamato dall'assessore dell'epoca, che non voleva dialogare col Comitato Regionale, per procedere alla riapertura del velodromo. Sono andato giù - parlo del 2006 o 2007 - ho preteso di essere accompagnato dal geometra Bianco (che può confermare) al tavolo di lavoro, insieme a Vollaro, e da lì sono nati i vari spunti per il via dei lavori».

 

LE SRL E LA GIUSTIZIA IN FCI

Renato Di Rocco e le Srl, la Giustizia in FCI e Gianluca Santilli. Un Far West tutto italiano © BettiniphotoL'architetto Vollaro c'entra qualcosa col suo socio nella Ciclistica Servizi?
«L'architetto Vollaro no... lavora alla Ciclistica Servizi... è una società al 100%...»

Ah, è proprio lui quindi.
«Sì sì, è lui, è lui. Ma non lo fa a titolo personale, lo fa come volontario... perché il presidente della Ciclistica non prende una lira; e la stessa cosa la fa l'architetto Vollaro, a garanzia dell'attività, come dire: la responsabilità oggettiva di tutto quello che si fa... ma poi è sicuro che sia socio della Ciclistica Servizi?».

Sì, lo è, insieme a lei e a Maria Cristina Gabriotti.
«Vede che è più informato di me? Sapevo di esserci io col segretario generale [la Gabriotti, nda]...».

No, nella Mondiali Ciclismo lei è unico socio; nella Ciclistica Servizi è con Vollaro e Gabriotti.
«Pensavo solo la Gabriotti. Prima c'erano altri soggetti... mi lasci verificare, sarò più preciso domani».

Ho la visura camerale della Ciclistica Servizi davanti agli occhi, le confermo la presenza di Vollaro.
«Ma mi sta sentendo in qualità di giornalista o di magistrato?».

Di giornalista, non si preoccupi. Cambiando argomento, un altro tema caldo di questi ultimi anni riguarda gli organi di giustizia federali. È giusto che Santilli, procuratore federale, abbia ad esempio un collega del suo studio nella Commissione Disciplinare? Si ha l'impressione che chi è d'accordo con lei goda di una certa immunità, mentre gli avversari politici vengano perseguiti a termini di legge.
«Non vuol dire niente il fatto che ci sia un collega di Santilli nella Disciplinare, ma sa quanti rinvii a giudizio del procuratore sono stati respinti o archiviati dalla CD? Santilli, anche lui ricopre un incarico professionale e lo fa senza percepire alcunché e con molto scrupolo. Faccio un nome a caso che non c'entra: Ivan Basso; se faccio una sanzione contro Ivan Basso e la sbaglio, e mi porta in giudizio e vince lui, quanti danni ne riceve la Federazione? Se mi parla di un discorso a titolo professionale, ho la massima fiducia in Santilli; ma la problematica del collega io non ce la vedo. E comunque, conoscendo Santilli, sarebbe il primo a chiamarsi fuori».

Però per esempio non si è chiamato fuori dalla guida del consorzio Five Stars League, e anche questa è una cosa che, in teoria ma anche in pratica, non sarebbe ammessa.
«No. Non muove attività commerciali, lui fa coordinamento perché è un grande imprenditore, e comunque è un consulente finanziario e nella sua attività imprenditoriale sa gestire delle risorse. Se gli organizzatori delle cinque più importanti Gran Fondo italiane, che sono tutti personaggi affermati, chiedono a Santilli una collaborazione, io penso che nel tempo libero lui può fare quello che vuole».

E non c'è una questione di opportunità che consiglierebbe di non tenere il doppio incarico?
«No, per me no. Allora non dovrei avere nessun avvocato negli organi di giustizia, perché sono tutti legati ad associazioni di magistrati, avvocati e notai tutti appassionati di ciclismo. Io sono andato a pescare lì perché non trovavo personaggi disponibili a sacrificarsi, anche un giorno a settimana per 2 o 3 ore in ufficio per portare avanti la giustizia federale».

Lo Statuto Federale non vieta incarichi societari per gli organi di giustizia?
«Quello del coordinamento non è un incarico societario. È un coordinamento di comportamenti, di società; si dividono il lavoro, uno gestisce i bilanci, uno gestisce l'organizzazione della gara... poi, scusi, lo chieda a lui... perché lo chiede a me? Stiamo parlando di una persona di cui non sono tenuto a parlare».

Parliamo anche con lui, l'abbiamo fatto, ma poi ci dice cose imprecise. Per esempio ci aveva detto che il giudice nazionale antidoping non è un organo di giustizia, e invece lo è. L'avevamo sentito in merito a una multa che con una delibera...
«...Ma chi ha sentito, me o...?».

Santilli.
«Parli con lui, perché io non posso commentare quello che ha detto Santilli».

Sì, glielo dico per sua conoscenza...
«No, no, cerchiamo di andare avanti tranquilli, se no ci fermiamo qui».

Perché ci dobbiamo fermare, mi scusi?
«Se mi fa domande su cui io sono competente a rispondere, rispondo...».

Allora le faccio una domanda...
«...Non è un soggetto affidabile, eh, glielo dico chiaramente».

Come?
«Lei, onestamente, ai miei occhi, non è un soggetto affidabile, come io per lei non sono uno da sostenere. E però con quello che ha scritto, in questi ultimi pezzi, onestamente ho qualche dubbio a parlare con lei, ma lo faccio per dovere di carica».

Le ricordo che dopo l'ultima intervista che mi ha concesso mi ha fatto avere i complimenti da parte della sua addetta stampa perché era stato riportato tutto in maniera fedelissima, malgrado potessi non essere d'accordo con lei. Le posso garantire che anche stavolta riporterò in maniera fedelissima tutto quello che ci stiamo dicendo.
«Io la ringrazio, le rinnoverò i complimenti... però, da quello che esce scritto a nome suo... compreso che il 12 gennaio finirà l'epoca Di Rocco [riferimento - peraltro errato nella sostanza: la frase era posta in forma interrogativa e non affermativa - ad un articolo apparso a fine dicembre sul Tempo di Roma, nda]... Per fortuna il direttore di quel giornale mi ha telefonato per dirmi come stavano le cose; poi il giorno dopo ha rettificato, quindi evidentemente qualche timore debbo averlo, qualche dubbio...».

Ma è il direttore che ha chiamato lei, o lei che ha chiamato il direttore?
«Beh... lasci perdere».

Lasciamo perdere, ok.
«Lasci perdere, d'altronde sono vicino ai poteri forti, lo dicono tutti... per ottenere tutto quello che ha ottenuto la Federazione...».

Se cambia l'autore della telefonata, c'è differenza... Va bene, le stavo dicendo che lei in prima persona...
«Il concetto è che mi vogliono bene e che mi rispettano. Evidentemente sono un soggetto credibile».

Le stavo dicendo che Santilli l'avevo sentito in merito alla delibera che lei aveva fatto per annullare una multa di una società umbra, declassando in questo modo il ruolo del giudice nazionale antidoping...
«Lo Statuto dà delle competenze al Presidente della Federazione...».

Ma non questa!
«Il procedimento lo deve vedere tutto, lei si è fissato solo sulla vicenda dell'Umbria: c'è una delibera del presidente regionale del Piemonte, Marchegiano, che ne ha annullate 48, di sanzioni, ad altrettante società. Per pari opportunità, il Presidente si è sentito di intervenire, peraltro verificando le ragioni dei giudici. Così è soddisfatto?».

Non so se...
«Siccome lei vede solo dei pezzettini... qui si lavora 365 giorni all'anno, bisogna guardare tutto il fenomeno, non solo quello che ci interessa».

Però se un atto è illegittimo per un Presidente nazionale, lo sarà anche per un presidente regionale.
«Quell'atto poteva essere contestato, mi portavano in giudizio e ci saremmo tolti tutti i dubbi».

Resta il fatto che la delibera per annullare un atto dell'organo di giustizia non è contemplata nello Statuto, tra i suoi poteri.
«Io ho i miei consulenti legali, ho annullato la sanzione... è differente».

Andiamo avanti, tanto su questo punto non ci ritroviamo.
«La faccio parlare con il mio consulente legale, che non è Santilli, ma l'avvocato Martinelli. Per tutte le delibere che faccio io c'è il consulente legale che le visiona, centellina, le guarda... perché noi siamo soggetti alla Corte dei Conti, anche sulle delibere; dobbiamo seguire i regolamenti. I revisori dei conti - se non lo sa glielo dico come informazione - oggi sono in solido responsabili, in maniera soggettiva, anche per la scrittura dei regolamenti e la loro applicazione; se si sbaglia...».

 

GRAN FONDO E ANTIDOPING

Renato Di Rocco, presidente attivo sulle strade. Eccolo qui al via della Granfondo Mario Cipollini © Playfull Nikon - Foto Elisa SolidaTorniamo un attimo alle Gran Fondo. Come mai tanto coinvolgimento dell'ospedale San Raffaele nel consorzio Five Stars League?
«Intanto perché è un'eccellenza italiana; poi il coinvolgimento non parte da Five Stars League: il San Raffaele, come altri istituti (il Sant'Orsola di Bologna, un altro di Como), dal 2005-2006 ci ha affiancati per quanto riguarda tutte le ricerche di tipo scientifico. Oggi il modello di prevenzione, quello del ranking dei nostri atleti, dilettanti, juniores e anche alcuni allievi talentuosi, è applicato su dei riferimenti biologici che sono di grandissima attualità, messi a punto da questi istituti, ufficialmente convenzionati con la Federazione».

Si stanno raccogliendo dei dati anche degli amatori?
«Ci sono dei dati degli amatori perché il consorzio Five Stars League si è autotassato per fare dei controlli, sia per il doping che per il monitoraggio ematologico. Molti partecipanti si sono prestati volentieri a ciò, e devo dire che a me interessa molto di più il risvolto culturale che non quello medico, che serve ai ricercatori che ne faranno buon uso. Mi è piaciuta la volontà di mettersi a disposizione di questi controlli da parte degli iscritti, perché sono stufi di vedere atleti che magari non hanno le giuste condizioni etiche, e disturbano il "ciclismo lento" che oggi, col 90% dei partecipanti, si sta affermando. Ecco, a me interessava questo discorso».

Come mai nelle tabelle della Commissione Ministeriale Antidoping il ciclismo è l'unico sport a computare anche le positività degli amatori, oltre a quelle dei professionisti? Dall'anno in cui questa cosa è stata attuata, c'è stato un aumento vertiginoso delle positività, come è immaginabile. Il dato è schizzato in alto, non è questo un modo per creare un'emergenza che altrimenti sarebbe molto più limitata?
«Mi piacerebbe che anche la stampa ci desse una mano in questo, perché noi ci abbiamo messo la faccia, abbiamo sanzionato atleti, aumentiamo i controlli medici in tutto e per tutto, ma anziché essere sostenuti siamo demonizzati. Comunque, per quanto riguarda il Ministero della Salute, bisogna sempre rapportarsi al primo dato, che è il numero dei controlli fatti; è vero, abbiamo anche chiesto il loro aiuto perché la Federazione spende tantissimo per i controlli medici, e dovremmo fare altro, in prevenzione e promozione. Per fortuna dopo il calcio siamo lo sport più popolare, con un alto numero di praticanti, ma è necessario avere una mano; il CONI bada ai controlli antidoping degli agonisti presso il laboratorio dell'Acqua Acetosa, riconosciuto dal CIO; ma in assoluto abbiamo un numero maggiore di test, per cui le positività aumentano. In percentuale però il ciclismo è passato al quinto posto, per positività».

Il problema è l'unione dei dati della FCI con quelli degli enti della consulta, perché il 90% delle positività proviene appunto dagli enti.
«Se tutti i dati degli appartenenti agli enti della consulta (tranne l'UDACE, che non è più riconosciuto e non fa controlli, o se li fa li fa in laboratori privati) vengono raccolti dal Ministero della Salute, a me sta bene, perché noi mettiamo maggiori risorse nella parte agonistica, quella che ci compete come missione; la parte dei giovani e quella degli amatori è bene sia seguita dal Ministero, che fa i suoi controlli, anche a sorpresa e in manifestazioni cicloturistiche. Noi ringraziamo, e speriamo che si continui così, perché questo è un bel deterrente per il mondo amatoriale. I dati ministeriali sono certi, e tutti gli amatori che sono nella consulta sono abbastanza allineati e parametrati su certi valori».

Riassumendo...
«...Anche in questo Santilli è stato utile, perché ha partecipato un giorno alla consulta e ha portato tutta la sua esperienza di ciclista che sta in mezzo a tanti gruppi e realtà differenti, e ha dato degli input che sono serviti ai responsabili per aggiustare il tiro».

La beatificazione di Santilli è cosa ormai assodata...
«No, no, assolutamente! Guardi che Santilli finisce con il 12 gennaio, eh. È da tempo che voleva lasciare, ma gli ho detto di finire il ciclo con noi».

Dicevamo, riassumendo: possiamo dire che il fatto che in queste tabelle vengano considerati insieme i dati della Federazione e i dati degli enti della consulta, e il fatto che le positività in questo modo schizzino alle stelle, spinge il Ministero della Salute a investire più soldi nei controlli per il ciclismo, permettendo alla FCI di risparmiare?
«Di risparmiare per quanto riguarda il settore amatoriale; la mia missione è sicuramente quella di prendere le medaglie, curare la promozione giovanile e portare gli atleti alle Olimpiadi. Che poi io nel 2005 mi sia candidato pensando a un ciclismo come stile di vita, e guarda caso dopo 8 anni tutti gli indicatori ci dicono che il ciclismo è diventato uno stile di vita, e che il giocattolo più desiderato nella scuola quest'anno, nonostante l'avvento dell'informatica, sia stata la bicicletta, per me è significativo: vuol dire che avevamo visto 8 anni prima quale doveva essere il percorso da fare. E abbiamo inserito la Federazione in una miriade di progetti, laddove in passato tutti parlavano di ciclismo ma nessuno faceva cose; oggi siamo il soggetto più stimato dal Ministero dell'Interno per la formazione delle motostaffette, un incarico che abbiamo ricevuto noi e che è un altro fiore all'occhiello; dialoghiamo con il Centro per la Sicurezza Stradale, abbiamo un posto al Tavolo della Sicurezza al pari delle province e dei comuni, collaboriamo con l'ANAS, con tutti i soggetti che si occupano di sicurezza, e stiamo svolgendo un ruolo di sistema che peraltro non compete a noi, ma che ci serve per far crescere la cultura del ciclismo, così gli amministratori pubblici, a tutti i livelli, stanno più attenti alle esigenze di chi pedala».

 

LA CORSA AL VOTO

Renato Di Rocco, presidente della FCI dal 2005. A Levico Terme cercherà di essere rieletto per la terza volta © BettiniphotoPassiamo alle ormai imminenti elezioni: la situazione ci dice che c'è stato un colpo di scena in corsa, con Bernardelli (presidente del CR lombardo) che si è allineato a Di Rocco, dopo aver fatto campagna contro di lei. Come mai?
«Risulta a lei? Bernardelli campagna contro di me? Io l'ho sostenuto dall'inizio per il Comitato Regionale... Evidentemente ha saltato qualche passaggio...».

Beh, ha vinto con i voti di D'Alto [candidato rivale di Di Rocco, nda], questo lo possiamo dire.
«Anche di D'Alto. Ma D'Alto, Riva e Pozzani li conosciamo, hanno fatto cadere Carlesso, hanno fatto cadere Ceruti, hanno tentato di far cadere Di Rocco... è storia del ciclismo, lei è molto giovane [magari!, nda] e non la conosce tutta, ma D'Alto, Riva e Pozzani se ne sono andati a casa all'ultima assemblea di Imola, 4 anni fa, e adesso ritornano; ma è il loro mestiere, provare a destabilizzare chiunque abbia credibilità; con me non ci sono riusciti, ma la storia di Pozzani la dice lunga: a Brescia, su 9 delegati, 6 sono per Di Rocco, e non perché ho fatto campagna, perché a Brescia non ci sono stato. Semplicemente perché Di Rocco ha realizzato i progetti che aveva promesso».

È stato abbastanza presente nelle assemblee regionali negli ultimi tempi.
«Da sempre Di Rocco va in giro e lo sanno tutti! Io sto in giro 260 giorni all'anno, perché per fortuna ho un figlio grande che me lo consente, perché sa che passione ho, e in 260 giorni presenzio anche a tre eventi al giorno, laddove consentito da orari e logistica. Io ho sempre fatto la politica col Triveneto, sono sempre stato vicino alla Lombardia, perché ci ho lavorato 8 anni come segretario della Lega del Ciclismo, dal '75 all'83; conosco benissimo quella regione e i suoi dirigenti ciclistici, e sono ben felice che, accanto a Bernardelli, nel Comitato Regionale lombardo ci siano tanti giovani. Ho lavorato tanto per avere un ricambio in Lombardia, e continuerò sempre di più, per togliere dalla piazza i Riva, i D'Alto, i Pozzani».

Quindi è da escludere che Bernardelli abbia ricevuto qualche promessa... abbiamo letto su Ciclismo-Online di un affare di piscine a Lodi in cui c'entra il CONI...
«Chi fa le piscine?».

Ci sarebbe un affare di piscine a Lodi, in cui c'entra anche il CONI.
«Mi lasci fuori dalle piscine, almeno quello! Non ho mai parlato di piscine con Bernardelli, gliel'assicuro. È una persona che conosco da sempre, che era stata mandata a casa proprio da Riva e D'Alto tanti anni fa, proprio negli 8 anni di ciclismo che mi sono perso (dal '97 al 2005). Qualche sassolino se lo vorrà togliere, per fortuna lo sta facendo tramite una grande signorilità e con un ciclismo fattivo e costruttivo. L'altro ieri siamo stati a Milano insieme, tutte le volte che vado nelle varie regioni do il massimo sostegno ai Comitati che hanno voglia di fare, e mi sono sempre comportato così, anche prima di Bernardelli. Per fortuna, grazie a tutte le amicizie che ho, avendo lavorato per il CONI sul territorio, ho ottime relazioni che metto a frutto per il sostegno dei Comitati».

Bernardelli è legato a CONI Servizi?
«No, assolutamente. La CONI Servizi è composta da 5 componenti: il presidente è Petrucci, l'amministratore delegato è Pagnozzi, è una società al 100% del Ministero del Tesoro, Bernardelli non c'entra niente, è solo un dirigente di ciclismo, non lo dipinga come interessato a...».

Il fatto che Grandi Impianti Sportivi (GIS Lodi, di cui Bernardelli fa parte) e CONI Servizi abbiano la sede nello stesso posto è casuale?
«Non glielo so dire, onestamente non mi risulta, è una notizia che mi dà lei, non mi risulta. Perché, a Lodi c'è una sede della CONI Servizi? Dovrebbe essere presso i Comitati Regionali, nel capoluogo, quindi a Milano».

È a Piazzale degli Sports a Lodi, vicino alla GIS.
«Sì? Mi informo, vi faccio sapere. Lo vede quanto lavoro mi fa fare, proprio in questi giorni?...».

Infatti... [Risata]
«[Risata] Lo so che le sono simpatico, alla fine...».

...C'è dell'amore, al fondo di tutto, è solo l'amore che ci muove...
«L'amore per il ciclismo, sicuro».

Nell'intervista a CyclingPro non ha opposto troppi argomenti allo scempio, se lo possiamo definire così, delle società fittizie in Sicilia. Sono decine, forse centinaia...
«Sono le stesse che ci sono a Lecce, e c'è la stessa dispersione che c'è in Lombardia e nel Veneto. In Veneto ci sono 670 società affiliate, 280 non hanno diritto al voto, c'è una dispersione del 32%, altrove del 37... Se io oggi dovessi fare una squadra per il Tour, la farei coi corridori professionisti siciliani: Nibali, Visconti, Tiralongo, i due fratelli Caruso, Mancuso, sarei anche competitivo al Tour de France. Questa è la risposta per chiunque continua a denigrare la Sicilia, che comunque fa ciclismo, compreso il campionato Esordienti femminile di Mountain Bike a Siracusa. Parliamo delle società di Monterosso Aimo? Sono società che hanno minimo 22 anni di anzianità: in quel paese magari c'è una ricorrenza dei cognomi, ma è anche possibile che in più società ci siano parenti e amici. E comunque quelle società organizzano gare vere, con bambini che vincono delle corse; la parte orientale della Sicilia è quella che ha sempre prodotto grande ciclismo».

Però è un dato di fatto che ci siano queste società fittizie, alcune delle quali hanno acquisito il diritto al voto.
«Lo Statuto glielo permette, come gli permette di accedere ai bandi pubblici della Regione. La Regione predispone dei fondi per lo sport, destinati al ciclismo come alla pallamano, all'atletica, alla scherma...».

Una volta appurato che c'è stata questa concentrazione non realistica di società nella stessa località...
«Perché non realistica? Sono società che organizzano eventi come in tutte le parti d'Italia...».

Ma sono eventi fittizi, per la maggior parte!
«Lo dice lei!».

Lo dicono i fatti! Non ci sono classifiche di queste gare...
«Ma scusi, la stessa cosa succede a Lecce, dài, lo sa benissimo che 10-12 società sono state affiliate negli ultimi due mesi per avere il diritto di voto, dài, per favore, siamo maturi tutti quanti, grandicelli per cadere in queste provocazioni. Lo Statuto deve rispondere a dei principi statutari del CONI uguali per tutte le federazioni: dice che comunque si deve riconoscere una società se viene affiliata; una società può svolgere attività tramite organizzazione di eventi e tesseramento di atleti; chi risponde a queste caratteristiche, e fino a prova contraria (se non vengono denunciati dei fatti, dagli organi di polizia o dai giudici di gara, laddove presenti) maturano il diritto al voto. Io non credo che nove province in Sicilia, dove non è molto facile andare d'accordo, oriente e occidente, Palermo e Catania, portino alla presidenza del Comitato Regionale uno che non sa lavorare e fare ciclismo, e che questo passi pure per politica "bulgara". Allora che dovremmo dire della Puglia?».

 

BIANCO E IL CASO PUGLIA

Salvatore Bianco, candidato alla presidenza FCI © salvatorebianco.itMa le risulta che in Puglia ci siano delle società che hanno acquisito il diritto al voto negli ultimi 2 mesi?
«Le dico la verità: 4 anni fa io ho sostenuto Salvatore Bianco, e questa non è calunnia, è cronaca. L'ho aiutato, mi invitava solo e soltanto agli eventi di Lecce, io chiedevo di partecipare anche ad altre manifestazioni perché, insomma, Bianco lo conosco, sono stato segretario generale e ad esempio se Franco Mealli, l'organizzatore, ha smesso di fare il Giro di Puglia, lo deve a Bianco. Se la società Barcaccia di Palese, che all'epoca aveva la migliore squadra di ciclismo femminile in Italia, ha smesso di fare attività, lo deve a Salvatore Bianco. Tutto questo gliel'ho scritto, nel 2009 con una raccomandata, quella per cui mi ha querelato [a quanto ci risulta, quella lettera venne diffusa anche presso altri soggetti, da cui la querela per diffamazione, nda]. Lo sa che avevamo fatto un accordo a Lecce, coi suoi uomini, con Maggiore, Quarta e via dicendo? Ha voluto far perdere 4 anni al ciclismo pugliese, perché Maggiore doveva fare il presidente regionale 4 anni fa, poi non ha tenuto fede agli impegni, doveva farsi da parte a livello locale e candidarsi a livello nazionale, ma non l'ha più fatto. Poi, tornato a casa, ha detto a Quarta, suo grande amico, "tu adesso resti presidente provinciale perché mi porti 12 società dalla UISP". Dopodiché "uh, mi sono accorto che non hai la necessaria anzianità di tesseramento, non puoi più fare il presidente provinciale, per cui son costretto a rimetterci Carlo Scippa". Suo cognato. Dobbiamo parlare di queste cose? Ho altro da fare, per favore. Bianco nell'81 mi ha portato in tribunale a Bari, si faccia raccontare per quale motivo, e anche lì sono stato prosciolto con formula piena... se evitiamo di parlare della Puglia, mi fa un favore».

Nel procedimento in atto a Bari per diffamazione lei più volte non si è presentato alle udienze.
«Se sbagliano le prescrizioni... non si sarebbe presentato nemmeno lei. Io ero pronto a partire».

Quindi lei sostiene che abbiano sbagliato le prescrizioni.
«Se il giudice ha rinviato non l'ha fatto perché gli sono simpatico... m'avrebbe chiamato in giudizio a prescindere, no? In contumacia, come si dice... per favore, non si fidi del Bianco, si informi! Di Rocco ha una visibilità pubblica per la quale non si può permettere questi giochi».

Lei parla di gravi inadempienze...
«...Ma poi come fa a saperlo lei? Perché queste son cose personali...».

Ho le mie fonti, come ogni giornalista...
«Stia attento, perché con certe fonti si rischia...».

Cosa devo rischiare, di essere gambizzato? Spero di no!
«Ci mancherebbe! Guardi, le dico una cosa molto carina: quando io mi son candidato nel 2005 - tanto per dire del clima di serenità e democrazia che c'è qui dentro... l'abbiamo rigenerato questo clima - Di Rocco è stato invitato a lasciare una sala nelle Marche (all'epoca il presidente era Secchi); è andato in Piemonte, è stato trattato abbastanza male da Rocco Marchegiano, che mi disse "se t'azzardi a dire niente di male può succedere qualche cosa"... ovviamente in termini scherzosi, non "gambizzati" come dice lei. Oggi il signor Rocco Marchegiano, Bianco, tutti sono andati liberamente in tutte le assemblee regionali; per cui quando dice che io ho frequentato le assemblee regionali, in Veneto c'era D'Alto, c'era Riva, c'era Rocco Marchegiano, ci potevano andare tutti. A Roma è successa la stessa cosa, in Lombardia è successa la stessa cosa. E quando i presidenti regionali che stimano Di Rocco chiedono il mio intervento, benissimo, dobbiamo pensare allo sviluppo del ciclismo, non alle battaglie fra noi».

Riguardo alle gravi inadempienze gestionali e amministrative del Comitato Regionale pugliese, nel dettaglio quali sarebbero? Cioè, in definitiva, Bianco ha rubato dei soldi?
«Mai detto che Bianco abbia rubato, e non ho mai detto che ha rubato Ceruti. Si può essere superficiali nella gestione, ci mancherebbe altro. Ma di questo non parlo».

Nello Statuto si dice che solo per gravi inadempienze amministrative e per altri fattori similari...
«Ma scusi, se il TAR ha respinto il ricorso di Bianco, evidentemente questi fattori erano gravi e ci sono».

Il TAR si è dichiarato in realtà non competente, perché bisognava fare ricorso presso gli organi giudiziari della Federazione.
«È la stessa cosa della querela di Bari: se sbagliano a fare i ricorsi non è colpa mia».

Bianco ha sostenuto pubblicamente di non avere fiducia nei confronti degli organi di giustizia federali, perché ha avuto delle esperienze passate (il caso Mastromatteo e quant'altro) che l'hanno messo sulla difensiva in questo senso.
«In termini generali, con tutta la simpatia che ho per Bianco... Bianco è dall'81, credo, che ce l'ha con tutto il mondo. Ce l'aveva con Omini, poi ce l'ha avuta con Carlesso, poi ce l'ha avuta con Ceruti e adesso, dopo 4 anni di buona disponibilità di Di Rocco, quando ha visto che nonostante la disponibilità non sarebbe cambiato nulla, Di Rocco ha cambiato atteggiamento. Per cui non può dire che ce l'ha con gli organi di giustizia oggi, ce l'ha dall'81 a oggi con tutti quelli che gestiscono la Federazione».

Però, se non ci sono queste violazioni...
«...gli organi di giustizia in particolare io non li contesto, ma se c'è uno danneggiato in questa elezione, sono davvero io, perché voglio e dico che ci sia rispetto delle regole e che gli organi di giustizia siano autonomi e indipendenti».

...Se non ci sono state queste gravi inadempienze, perché il commissariamento?
«Ci sono state. Secondo me, secondo il Consiglio Federale c'erano, per questo abbiamo commissariato».

Il Consiglio Federale si è fidato della sua parola senza guardare le carte, questo lo sappiamo per certo.
«Assolutamente no».

Ci è stato confermato che non sono state viste le carte relative al Comitato Regionale pugliese.
«Si faccia fare una dichiarazione giurata da chi gliel'ha detto e andiamo davanti al tribunale».

Ce l'ha detto in un'intervista Gianni Sommariva.
«Se è affidabile quel soggetto per lei, per me un po' meno. Ha detto pure che non si discuteva in Consiglio Federale, quando ci sono registrazioni di una durata media dei Consigli Federali di almeno 8 ore (significa che qualcuno è durato anche 12 ore, qualcuno 5); e tutti i Consigli Federali sono stati sempre anticipati la sera prima da una riunione informale, in cui tutti avevano modo di chiedere, documentarsi, guardare le cose. I revisori dei conti della Federazione Ciclistica - tre sono della FCI, gli altri sono della Ragioneria di Stato - le assicuro che non le consentono nulla».

Però i revisori hanno visitato il Comitato Regionale pugliese e hanno trovato soltanto alcune cose di poco conto, in realtà. Non gravi inadempienze amministrative, hanno riscontrato la mancanza di alcune pezze giustificative.
«Questo lo dice lei».

No, questo è quello che è stato detto dai revisori dei conti.
«I revisori hanno firmato i documenti che contengono anche altro... ripeto, non mi faccia parlare di questo, ne parliamo lunedì».

Le presenterà sabato in assemblea queste carte dei revisori dei conti?
«Che faccio io?».

Le presenterà sabato in assemblea queste carte dei revisori dei conti?
«Perché le dovrei presentare in assemblea?».

Siccome nell'intervista di CyclingPro ha detto che si sarebbe fatta chiarezza una volta per tutte nell'assemblea, immaginavo che magari presentasse le carte dei revisori dei conti.
«Parlavamo della Puglia, su CyclingPro?».

Sì sì, della Puglia.
«Assolutamente».

Guardi, se la prenda con Bonarrigo...
«Mi fido di lei, ma non l'ho letta, le dico la verità, ci mancherebbe altro. Io in assemblea devo rendere conto della relazione finale, che ho fatto a nome mio ma che rappresenta tutto il lavoro del Consiglio Federale e tutto quello che abbiamo organizzato; nonostante si dica che c'è qualcuno che è sceso dal treno in corsa, il lavoro è stato fatto da tanti nel Consiglio Federale. È pubblicata da più di un mese, lì c'è scritto tutto. Non credo che all'ordine del giorno del Consiglio Federale si parli della Puglia».

E poi riguardo al fatto dei documenti che Carlo Scippa (ex presidente del CP Lecce) non avrebbe voluto consegnare alla Federazione? Lui sostiene che chiedeva soltanto che i documenti venissero censiti prima di essere consegnati.
«Non ho partecipato all'operazione, me ne son guardato bene, proprio per rasserenare l'ambiente. Ma credo che sia inconfutabile che ci ha fatto perdere tre mesi di lavoro e che guarda caso poi suo cognato Bianco ha detto che la Federazione ha impiegato tre mesi per fare una verifica. Ti credo, non c'erano le carte di proprietà della Federazione. Siccome ha toccato un soggetto, questo Mastromatteo che si continua a dire che è stato radiato, ma a me non risulta, è stato solo inibito a cariche federali...».

È stato radiato e poi la radiazione è stata tramutata in una squalifica di 4 anni.
«Pure Sommariva è stato radiato, e poi è stata modificata la sanzione, guardiamo a tutta l'Italia, nessuno ce l'ha con la Puglia!».

Però Mastromatteo ha votato anche in Consiglio Provinciale quando non era in diritto di farlo.
«Inibito alle cariche federali significa che non può avere un incarico nazionale, non che non può esercitare il diritto della sua società».

Precisiamo: ha avuto tre anni di squalifica, più uno di inibizione.
«E durante questo periodo lei dice che ha votato?».

Sì, e la cosa è stata segnalata agli organi di giustizia, i quali hanno fatto spallucce e non hanno proceduto, e da qui nasce la diffidenza di Bianco - almeno stando a quello che dice lui - nei confronti di tali organi.
«Ah, appunto. Forse sarebbe giusto guardare tutto il procedimento meglio».

Va bene, guarderemo il procedimento... e come mai invece il commissario Sardone si è dimesso dopo qualche mese? Impossibilitato a lavorare, dice lui.
«Da quello che so io - però sono fatti personali, non so se siamo autorizzati a dirlo - doveva fare un intervento nel mese di dicembre».

E se invece ci fosse dell'altro? Per esempio la presenza di Marzano, che è un po' "il suo uomo all'Avana", come si suol dire...
«Pino Marzano? No, Pino non è il mio uomo. Marzano è stato anche responsabile regionale dei Giovanissimi nel momento migliore del Comitato Regionale della Puglia. Evidentemente, siccome funzionava troppo l'attività, a fine anno è stato messo fuori. Io sono legato a Pino Marzano per quello che fa. Le dico un particolare: Franco Ballerini era legato a Tommaso De Palma, per una questione di un ragazzo che ha avuto grossi problemi. E Franco Ballerini, sapendo pure che Tommaso De Palma era contro Di Rocco, quando mi son candidato, perché era legato a Ceruti (e rispetto la sua amicizia), era a disagio ad andare, prima di Natale, tutti gli anni, a partecipare a questa lotteria che faceva dei proventi naturalmente per aiutare questo ragazzo. Tutte le volte Franco me lo chiedeva, e io gli dicevo "Vai, ci mancherebbe altro". Franco Ballerini ha concesso il nome, quando era ancora in vita, alla società di Pino Marzano, che si chiama appunto "Franco Ballerini". Ci siamo andati tutti, a vedere quella società: il presidente Petrucci, il presidente Sannicandro, altri presidenti di federazioni; perché è un centro sociale, non è una società sportiva. E quando uno mina l'attività di Pino Marzano, secondo me sbaglia sul piano civico e sociale. Peraltro, ha messo in bicicletta undici bambini down...».

Non discuto tutte queste cose, dico che non è stato rimosso perché era troppo bravo...
«...Mi piace evidenziarlo!».

Lo possiamo evidenziare, a patto però di evidenziare il fatto che non è stato rimosso perché troppo bravo, ma perché non aveva più la fiducia del Comitato Regionale dopo una gazzarra scatenata dallo stesso Marzano in una gara in Basilicata. Questa è una cosa che saprà, no?
«Esatto, esatto. In quella corsa, una gara di ciclocross per i giovani, bambini... che partono da Bari e vanno a Oppido Lucano (o lì vicino). Il dirigente regionale Matteo Lioi era disponibile a farli correre, perché non si può mortificare un bambino. E il signor Bianco ha vietato che partissero».

A quanto mi risulta, Bianco non ha voluto interferire con...
«Io le dico quello che risulta a me».

A me risulta che non abbia voluto interferire coi giudici, non che abbia ordinato di non far partire i ragazzini.
«A me risulta differente... come si muove Bianco lo sapevamo, perciò... Che questo Mastromatteo sia stato costretto ad andare a organizzare gare ad Oppido Lucano su pista, ti risulta?».

Ma era squalificato.
«Era inibito a cariche federali».

Ha avuto 3 anni di squalifica con una sentenza passata in giudicato, e la squalifica è finita a settembre 2012.
«Marco, non andiamo avanti se continui così».

È agli atti questa cosa, eh!
«Questo è andato a Oppido Lucano e ha organizzato delle gare, Matteo Lioi lo può confermare; poi se lei vuol sostenere la difesa di Bianco non sta facendo il buon giornalista. Lei deve accertare i fatti!».

Li accerto i fatti.
«Senta, adesso è un'ora, eh... sono stato molto generoso per uno che son 3 anni che mi aggredisce».

Beh, mi ha querelato, si senta un po' in debito.
«Infatti l'ho querelata e gliel'ho detto. Però se insiste, finisce che la querelo un'altra volta [risata]».

Alcune persone vicine a Bianco - tanto per cambiare argomento - sono state squalificate per delle frasi scritte su Facebook; nell'assemblea regionale alcune società sono state ammesse al voto all'ultimo momento e senza averne i requisiti, perché avevano cambiato il consiglio direttivo a novembre; mentre altre ne sono state escluse per non essere iscritte al registro del CONI, quando non è scritto in nessuna regola dello Statuto che si debba essere iscritti al registro del CONI...
«C'è una delibera del Consiglio Federale di maggio, quindi al di fuori di ogni sospetto, che serviva a dirimere proprio quello che diceva lei, ovvero qualificare sempre di più le società sportive vere, che si iscrivevano al registro del CONI. Una delibera che è partita tanti mesi prima, e che abbiamo fatto anche in virtù del fatto che siccome abbiamo anche un recupero di credibilità etica, il registro del CONI non è una volontà del CONI, ma una disposizione del Ministero delle Finanze, per individuare e monitorare le società sportive per l'evasione, e comunque per identificarle. Noi abbiamo alzato il tiro proprio per dire quello che diceva lei, peccato che non si sia accorto che in Sicilia in questi 4 anni siano diminuite dalle 60 alle 70 società, per cui il nostro scopo è il radicamento sostenibile per migliorare l'attività».

Però queste regole cambiate in corsa non fanno ben sperare...
«È successo per tutta l'Italia, non solo per la Puglia».

Non lo metto in dubbio, però intorno alla Puglia si è...
«È successo pure che tre giorni fa la commissione elettorale ha tolto il diritto al voto a tre atleti smaccatamente di Di Rocco, in Veneto. E Di Rocco non ha gridato allo scandalo come ha fatto Bianco, non ha parlato male dell'arbitro, perché è giusto che si accertino tutti i fatti».

Quindi possiamo sperare in un'assemblea democratica, sabato?
«Ma assolutamente sì! Evidentemente chi viene e non pensa che sia così è prevenuto lui».

Senza forzature, diciamo... perché, per esempio, il commissariamento del Comitato Provinciale di Lecce a due giorni dall'assemblea è sembrata una forzatura, da parte della Federciclismo.
«Non so nemmeno perché è stato fatto, per cui... evidentemente c'erano elementi per farlo».

Non è credibile se dice che non sa perché è stato fatto.
«Ma perché insiste con questo, Marco? Ma lei sa bene... dice "Di Rocco ha fatto tutto questo per i delegati della Puglia", ma guardi che già all'assemblea di Bologna i delegati della Puglia non li rappresentava Bianco. Gente per bene, che ha voglia di lavorare, province serie, società serie, sono state sempre mortificate. Di Rocco in Puglia c'è venuto tante volte...».

Io ci sto in Puglia, quindi conosco bene la situazione locale.
«...ci vengo anche per cose mie personali, alla ICOS, che è un centro di formazione internazionale; al Politecnico; con Bellandi, ex vicedirettore della Rai che è di Bari; vado a Ceglie Messapico dove c'è Cesare Fiorio che è un mio amico... Abbiamo tante di quelle realtà che potevano essere sfruttate, e se non le ha volute sfruttare è perché non aveva voglia di farlo... io la interpreto così, poi lei è l'addetto stampa di Bianco, è ovvio che deve difendere Bianco».

Non sono l'addetto stampa di Bianco, non mischiamo le cose.
«Non venga a commentare con me queste cose...».

Non sono l'addetto stampa di Bianco, ho solo collaborato col Comitato.
«Ne prendo atto... non è lei quel Ciclopassione [account di Twitter, nda]?».

Ciclopassione? Non so di cosa stia parlando.
«Eh?».

Non so di cosa stia parlando.
«Ma tanto c'è un'indagine della Polizia Postale, ci arriveremo... ho attivato pure quella».

Va bene, se non sono Ciclopassione che cosa fa? Fa un comunicato per scusarsi?
«No, non faccio niente! Stavo chiedendo gentilmente!».

Non parliamo più di Bianco perché si è capito che è il nemico pubblico numero uno.
«Davvero, le do altri cinque minuti».

 

I RIVALI IN ASSEMBLEARenato Di Rocco con Claudio Santi. Insieme a Salvatore Bianco, Davide D'Alto, Rocco Marchegiano e Gianni Sommariva formano i candidati alla presidenza FCI © claudiosanti.net

L'amico invece chi è, tra i candidati? Se non vince lei, sabato/domenica, chi preferirebbe vincesse?
«È un'opportunità che non prevedo».

Marchegiano?
«È un'opportunità che non prevedo perché il lavoro che ho fatto, il sostegno che mi hanno dato le società, m'hanno convinto a ricandidarmi per vincere».

Non c'è l'ipotesi che Marchegiano possa proseguire il lavoro che lei ha fatto in questi anni? Sembra il candidato più vicino a lei.
«No, gli faccio i migliori auguri, ma io credo che lei sappia benissimo che è la prima volta nella storia del mondo sportivo e forse politico italiano che ci siano sei candidati. E questo dice tanto della credibilità del sistema. E comunque tutti e cinque stanno lavorando non per vincere le elezioni, ma per far perdere me al primo turno. Io rispetto tutti e cinque i candidati perché è una gara, e nelle gare sportive non bisogna sottovalutare nessuno, ma non credo che Rocco Marchegiano sia al mio livello di espressione di sostegno, diciamo così. Per cui è un'eventualità che non prendo in considerazione, mi sarei fermato prima altrimenti. Son partito, prima di Marchegiano, sapevo che si candidava ma non dico che sarebbe stato un candidato da sostenere, perché il profilo secondo me deve avere altra caratura, però è una persona che rispetto perché in Piemonte ha lavorato seriamente, e il Piemonte è cresciuto. E non litigheremo, se vinco io, come succederà, sono sicuro che mi darà la mano e continueremo a lavorare senza astio».

Come con Bianco, vero?
«Pure con Bianco, se decidesse di rimettersi a lavorare e non fare solo attività amatoriale a Lecce... Basta! Vede che mi riporta sempre a Bianco? Ha una dipendenza... una dipendenza...!».

È perché conosco bene la situazione...
«Ripeto, a me sta simpatico, eravamo amici... poi ho dovuto svolgere un ruolo da presidente federale».

Guardi, la mia collaborazione col Comitato Regionale è nata nelle gare giovanili, quindi non amatoriali: le gare di Mountain Bike e Ciclocross giovanili che, copiose, si sono disputate nelle ultime 2-3 stagioni. Quindi ho visto che non si fa solo attività amatoriale, si fa anche tanta attività coi giovani, coi ragazzi... e alcune di queste persone che sono state anche squalificate per un anno per aver scritto su Facebook una frase in dialetto... "Cacaturu", la riporto proprio per completezza...
«Guardi quello che sta succedendo al sindaco di Corbetta... ha detto "negher" in "lumbard"... Succede, eh!».

...Sono persone che si spendevano tantissimo e che sono state fatte fuori per una parola in dialetto.
«Lei è espertissimo di questi mezzi di comunicazione... non si possono utilizzare per muovere immondizia. Lo dico da cittadino italiano».

Su Facebook, insomma... con un account con visione riservata agli amici...
«Il ciclismo ha bisogno del sostegno di tutti, e anche la comunicazione dev'essere una comunicazione di contenuto, di proposte, di valori».

 

I MONDIALI DI FIRENZE

Renato Di Rocco presenta i Mondiali di Firenze 2013 © BettiniphotoA noi, in qualità di sito internet, interessa far suonare dei campanelli d'allarme. Per esempio, quello sui Mondiali forse era giustificato come campanello d'allarme, perché un budget che da 120 milioni scende a 20 milioni...
«Marco, ma dove trovi 'ste cifre?».

Come "dove trovo 'ste cifre"?
«Ma perché non mi telefona per chiedere le cose, prima di scriverle? 120 milioni era una proposta, un progetto per il rifacimento dei lavori di tutte le situazioni stradali e infrastrutture, che è una proposta che hanno fatto tutti i comuni, tutte le province e la regione della Toscana. Ci hanno provato, come si dice; come ci hanno provato col Mondiale delle piscine e come ci hanno provato ai Mondiali del '90 di Roma...»

Allora è giusto far suonare dei campanelli d'allarme, in questo senso...
«Se mi chiama ne parliamo! Alla fine son finiti con 20 milioni di euro, che ha messo a disposizione la regione perché è competenza della regione di intervenire su delle opere che rimangono a beneficio della viabilità urbana: la rimozione dei tombini, i rondò: lavori che ogni grande evento porta con sé...».

È una cifra spaventosa, però, dài.
«...guardi che Roma si è trasformata, dagli anni '80, per i Mondiali di calcio e per il Giubileo...».

Non si è sentito in dovere, in qualità di organizzatore (visto che è a capo della Ciclistica Servizi e della Mondiali Ciclismo)...
«...No, la Ciclistica Servizi si occupa solo della parte organizzativa tecnica».

Allora diciamo che c'entra la Mondiali Ciclismo, ho sbagliato io. Non si è sentito in dovere di fare un comunicato, rilasciare una dichiarazione in cui prendeva le distanze da questa cifra spaventosa? I Mondiali in Svizzera, in Australia, in Danimarca costano dai 5 agli 8 milioni di euro, in Italia 120 milioni! Ma è una cosa fuori dal mondo, se il ciclismo vuole recuperare credibilità non può passare l'idea che per una gara di una settimana la collettività debba spendere 120 milioni!
«Lei è venuto ai Mondiali di Maastricht? Era tutto sottosopra, era un cantiere: sottopassaggi, rondò, strade... non si poteva accedere e venir fuori dalle gare. Disastro della Madonna, dico la verità. Tutte le opere infrastrutturali fatte per i Mondiali. Il comitato organizzatore si è occupato della gestione tecnica dell'evento: percorsi, viabilità, strada, logistica, tribune, villaggio ospitalità e altre cose; l'altra è la municipalità, che si è occupata delle opere infrastrutturali per rendere più agevole il traffico, per migliorare la città anche perché il ciclismo per fortuna è un grandissimo vettore di promozione e valorizzazione del territorio. La città ne poteva beneficiare in termini turistici, cosa che accadrà a Lucca, Pistoia, Montecatini e Firenze; se possono migliorare la bellezza delle loro infrastrutture, lo fanno. Ma lo fanno approfittando dell'evento, ma non per l'evento! A me, che rifacciano i tombini di Pistoia, che me ne frega? La Mondiali Ciclismo si occupa solo dell'organizzazione della partenza della gara, gli allenamenti e degli arrivi, e su questo noi non spenderemo una lira, perché tutte le infrastrutture sono lo stadio Franchi di calcio, il PalaMandela che è già costruito, e uno stadio di atletica che sta sul rettilineo d'arrivo. Noi faremo a malapena le tribune che ci obbliga a fare il capitolato dell'UCI, basta! La zona parcheggi, già prevista, è quella dello stadio, più ridotti di così...».

Se le cose vanno male, la fidejussione da 5 milioni della Mondiali Ciclismo come verrebbe coperta?
«4.8 milioni».

4.8 milioni: come verrebbe coperta?
«Con il contributo che ci ha dato il Governo di 5 milioni, che stanno in cassa qui in Federazione. Basta chiedere! Ma scherza? Ma con tutto quello che ho ereditato... metta pure, per favore, che forse per la prima volta al mondo nella storia del ciclismo, la Federazione ha già incassato (perché ce li ha già sul conto corrente) 240mila euro, che sono il 5% dei diritti che il Mondiale di Firenze dà all'UCI. E me ne vanto, perché con quei 240mila euro risano una sentenza dell'INPS di 235mila euro che mi è arrivata a maggio di quest'anno, del pregresso della vecchia gestione. Questo non si dice...».

Lo scriveremo senza problemi.
«Dica pure che c'erano situazioni lavorative, qui dentro, che gridavano veramente allo scandalo; e per evitare altre controversie legali questa amministrazione, questa gestione ha risanato tutte le posizioni lavorative di dipendenti che avevano anzianità pregresse per 750mila euro. Qui si fa azienda, caro Marco, si fa azienda seriamente».

 

NOTE FINALI, UCI E GARANTISMO

Renato Di Rocco è vicepresidente dell'Uci. Qui (a sinistra), mentre stringe la mano al presidente Pat McQuaid © ciclismoblog.itLa figuraccia di domenica scorsa, con la mancata trasmissione della Coppa del Mondo di ciclocross a Roma a chi è addebitabile?
«Alla Rai».

La Rai ha dato la colpa agli organizzatori...
«Abbiamo fatto di tutto. La Rai ha chiesto il service per le immagini, e gli organizzatori, anche se avvertiti negli ultimi 20 giorni, si sono sovraccaricati di ulteriori spese; peraltro, per fortuna, la logistica all'interno dell'Ippodromo delle Capannelle, dove esistono già delle postazioni di ripresa, ha facilitato le cose. Gli organizzatori si sono fatti carico di tutto questo perché c'era stata l'assicurazione che si sarebbe fatta la diretta, e invece è stata mandata in palinsesto prima una leggera differita, e poi una differita solo alla sera. Se vuole il mio parere, di persona che pensa più all'audience, in una domenica della Befana avrei comunque preferito andare in onda alle 21 e non alle 15.15, perché nel pomeriggio tante famiglie erano fuori con i bambini. E preferisco, a tante dirette mediocri, cioè prodotte con standard non all'altezza, delle belle differite alle 18.30, perché fino a quell'ora tanta gente lavora (e da noi, al centrosud, si lavora anche a quell'ora); a Milano finisci alle 17... anche nel Veneto: forse forse, l'audience aumenta, visto che grazie a siti e via dicendo i risultati ormai li leggiamo in tempo reale».

Un'ultima cosa, che poi forse, a ben vedere, è la più importante: al di là dei Mondiali, che con grande frequenza vengono ospitati dall'Italia, ci sono tante corse che chiudono, squadre che diminuiscono... e al di là degli inviti di ieri [martedì 8 gennaio, nda] di RCS che ha fatto la cosa giusta...
«È stata una cosa importante, era tanto che non succedeva questo».

Sì sì sì... però le volevo chiedere: cosa oppone la FCI, che comunque rappresenta uno dei movimenti storici del ciclismo mondiale, alle politiche globalizzanti dell'UCI e di McQuaid? Non è che per il fatto di essere lei vicepresidente dell'UCI si è appiattito troppo su McQuaid? Stiamo barattando il nostro ruolo di primo piano con una poltrona?
«Questa è un'interpretazione tutta sua. Nel 2005 non andai all'UCI perché non accettavo quel tipo di gestione, ci sono dei documenti scritti (lettere e comunicati) su come io ho sfidato l'UCI e via dicendo. A fine 2008, quando abbiamo cominciato a lavorare sul Passaporto Biologico, è cambiato molto, ed è cambiata anche la direzione generale dell'UCI, con Jean-Pierre Strebel che è una persona fantastica, uno dei pochi svizzeri di cui mi fido, che apprezzo. Venne a Roma e mi chiese se era ora di smettere e, insieme a me, in sinergia, di intraprendere un percorso differente della politica mondiale, per sostenere il ciclismo. Ho accettato perché lui era il garante di questa situazione e dall'anno successivo sono entrato nell'UCI, ma le assicuro che a me non piace viaggiare all'estero, vado solo alle riunioni annuali in concomitanza coi Mondiali di Ciclocross e su strada (ma tanto ci dovrei andare lo stesso in qualità di presidente della Federazione: così ci vado a spese dell'UCI), per cui non mi piego assolutamente, e se c'è da alzare la voce lo faccio. Però, se lei è sereno, vedrà che dal 2009 l'UCI ha smesso di battagliare contro il Pro Tour, i grandi giri e tutte le varie attività; da quella data in poi si condivide tutto, ci sono stati incontri aperti, abbiamo degli staff manageriali di altissimo livello (tanto che oggi come oggi mi piacerebbe lavorare ancora di più con l'UCI), abbiamo aperto il mondo dell'Africa, stiamo includendo anche piccoli movimenti di paesi più svantaggiati, questo è il ruolo che spetta all'Unione Ciclistica Internazionale. Il Pro Tour è indipendente dall'UCI, così come lo è la Commissione Antidoping (una delle condizioni per cui ho accettato di entrare). Ho criticato McQuaid e Verbruggen negli anni scorsi, ma ho seguito sempre un percorso lineare: Di Rocco non si piega per queste cose. Certo sono felice per aver evitato al Giro di Lombardia la sovrapposizione con Pechino, e per aver sfatato la concorrenza di Sochi per il Giro d'Italia».

Il garantismo che è mancato nei confronti di Pozzato e soci...
«Quella storia è venuta fuori dalla stampa, la procura di Santilli non ne sapeva niente...».

Sì, le sto dicendo che nel caso di Pozzato non c'è stato garantismo, perché è stato squalificato per 3 mesi per un non reato, per aver frequentato una persona che non era nel casellario giudiziario.
«È un reato WADA, quello, la frequentazione...».

Ma non era segnalato, Ferrari, nel casellario della FCI.
«Ma c'era, c'era, perché poi...».

No, non c'era, è stato inserito successivamente.
«Di questo onestamente dovrebbe parlare con Torri... io so che Pozzato è venuto e ha dichiarato "io l'ho frequentato in questo anno", poi dagli accertamenti fatti in procura è risultato che quelle frequentazioni ci fossero state anche per altri due anni, e allora il procuratore si è sentito preso in giro; e forse anche la sanzione di 3 mesi data a Macchi è scaturita un po' da questa vicenda. Filippo ha accettato la sospensione, mi dispiace che abbia perso le Olimpiadi, ma è stato il primo che ha deciso di parlare con Torri e di confermare quelle frequentazioni.

Comunque ci fa piacere che ci sia stata una reviviscenza di garantismo nei confronti dei vertici dell'UCI, in seguito all'inchiesta americana dell'USADA.
«Ho i documenti scritti che dimostrano come io contestavo quel sistema, e il modo in cui veniva gestito, prima del mio ingresso all'UCI, l'antidoping qui dentro: c'erano società sportive che avevano 10 controlli all'anno, e altre che non ne avevano mai avuti. Dell'USADA non mi ha convinto il vedere che, pur in presenza di 280 controlli tutti negativi su Armstrong, stranamente l'USADA da un certo momento in avanti ha cambiato completamente atteggiamento, andando a pescare tutte le carte giuste. Questo era il mio unico dubbio, e tra l'altro, non avendo i documenti e non facendo il giudice di mestiere, non esprimo mai giudizi a riguardo».

Marco Grassi

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