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Hai voluto la bicicletta? - Scopriamo il mondo di Mauro Santambrogio | Cicloweb

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Hai voluto la bicicletta? - Scopriamo il mondo di Mauro Santambrogio

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Mauro Santambrogio, comasco di Inverigo, nonostante la sua giovane età (è nato il 7 ottobre del 1984) si appresta a disputare la sua sesta stagione tra i professionisti, la terza con una squadra di caratura mondiale (e mai come quest'anno l'aggettivo è adatto data la presenza del campione e del vice-campione del mondo) come la Lampre di Beppe Saronni.
Il 2009 sarà un'annata particolare per tutta la squadra dopo aver piazzato due suoi corridori sui gradini più alti del podio di Varese.
«Quest'anno ovviamente ci sarà una pressione maggiore, in molte gare dovremo sicuramente assumerci più responsabilità e il peso di certe corse sarà tutto su di noi visto che abbiamo in squadra il campione del mondo. Però correre insieme a due come Ballan e Cunego è una forza in più per tutti noi compagni che dobbiamo cercare di portarli alla vittoria. Inoltre, entrambi sono diventati i corridori con cui ho legato oltre a Bruseghin, Mori e alcuni Under 23 della mia zona con i quali mi alleno spesso».
Come ti stai preparando per affrontare questa stagione?
«Sono risalito in sella il 20 novembre e ho già nelle gambe circa 3000 km perché da metà gennaio sarò in Australia per la prima stagionale al Tour Down Under. Purtroppo nelle ultime settimane c'è stato brutto tempo in tutto il nord Italia e per potermi allenare bene sono dovuto andare qualche giorno in Liguria. Comunque, finora non mi sono spremuto troppo perché la stagione è lunga».
A proposito, quali sono i tuoi programmi?
«Dopo il Tour Down Under andrò in ritiro a San Vincenzo per poi fare diverse corse a febbraio tra cui la Vuelta Algarve. Poi avrei in programma, per la prima volta nella mia carriera, il Tour de France, ma non è sicuro. Dipende molto anche dai programmi di Damiano. Diciamo che devo modellare il mio programma stagionale in base al suo, quindi ancora non so se farò il Tour o il Giro. A dire il vero, però, mi piacerebbe fare la Vuelta, perché dà modo di avere un'ottima condizione fisica nel finale di stagione».
Proprio l'anno scorso, infatti, sei andato più forte nel finale.
«È vero, da luglio in poi sembravo proprio un altro corridore rispetto alla prima parte della stagione. È venuto fuori lì il vero Santambrogio. È mancata la vittoria, ma stavo benissimo, ho fatto una buona Vuelta e nell'ultima tappa a Madrid mi sono piazzato al 6° posto, ma sinceramente potevo anche vincerla quella volata. È finora il rimpianto più grande della mia carriera».
Quindi sei anche un buon velocista?
«Sono un corridore molto completo. Le salite medie di 7-8 km riesco a digerirle bene, poi sono abbastanza veloce e posso dire la mia nelle volate ristrette. Ultimamente però sono migliorato molto nelle volate di gruppo e alla Vuelta, sorretto da una buonissima condizione, ho rischiato di vincere quell'ultima tappa».
Un buon finale di stagione come lo scorso anno potrebbe facilitare una tua convocazione in nazionale. Inoltre sei un uomo di fiducia di Cunego e sei già avvezzo alla maglia azzurra.
«Eh sì! Nei due anni da Juniores, 2001 e 2002, ho corso entrambi i Mondiali a Lisbona e a Zolder. Poi nel 2005 ho disputato con la nazionale Europei, Mondiali di Madrid e Giochi del Mediterraneo, dove mi sono piazzato al 3° posto. È stato emozionante correre in maglia azzurra e ovviamente non mi dispiacerebbe ripetere l'esperienza a Mendrisio, cercando di bissare i piazzamenti ottenuti l'anno scorso a Varese dei miei capitani alla Lampre».
Hai corso solo un anno tra gli Under 23, questo ti ha creato particolari difficoltà passando tra i pro'?
«Diciamo che mi sono inserito molto bene. Ho fatto solo un anno tra i dilettanti con il GS Maserati e sono subito passato professionista visto che il mio gruppo sportivo ha approntato una squadra tra i pro', il Team LPR, con la quale ho corso per due anni. Alla prima corsa in assoluto, in febbraio a Donoratico, mi sono subito comportato bene, arrivando 8°. È stato un esordio eccezionale, però allo stesso tempo mi accorgevo che il mondo dei professionisti era tutta un'altra cosa! Poi dopo i primi due anni, che sono andati abbastanza bene, ho avuto due anni un po' negativi, sia per problemi di salute sia per la giovane età che tutto sommato avevo».
Raccontaci come è iniziata la tua avventura in bici e come, nei tuoi pensieri o nei tuoi sogni, potrebbe meglio coronarsi.
«Inizialmente giocavo a calcio quando, avrò avuto 7 o 8 anni, un signore che lavorava con mio padre mi invitò a provare a correre in bici nella sua squadra. Da lì è iniziata la mia parabola da corridore, che spero possa arrivare al suo culmine con una vittoria in una delle classiche più belle e affascinanti al mondo: la Liegi o la Sanremo».
Questa rubrica si chiama "Hai voluto la bicicletta?", come dire: il mestiere del ciclista ha sia pro che contro. Quali sono per te questi pro e questi contro?
«Il più grande privilegio è semplice: fai quello che volevi fare da piccolo, cioè il ciclista che corre le più famose corse al mondo. Inoltre è un mestiere che ti mette a contatto con tanta gente, con la natura, con posti bellissimi. Hai l'opportunità di poter girare il mondo. I contro sono anche molti. Si deve soprattutto avere tanta testa, fare rinunce e sacrifici a livello mentale sin da giovani».
E quali sono le distrazioni che ti concedi?
«Mi piace navigare in internet, giocare alla playstation o ascoltare musica. Mi piacciono gruppi tosti come i Nirvana e gli AC/DC. Per il resto non è che abbia tante altre passioni: mi piacciono i rally e anche le corse delle moto, mentre non sono assolutamente un grande cinefilo. Infatti raramente vado al cinema, preferisco magari vedere qualche dvd, specie quando si è in ritiro o fuori per le corse. Stesso discorso per quanto riguarda la televisione, con la vita che noi ciclisti facciamo non si riesce a seguire o ad appassionarsi ai programmi che fanno in tv. Certe volte, soprattutto nei periodi più intensi della stagione o quando si corre all'estero, è difficile anche seguire i temi d'attualità».
E in mezzo a tutti questi impegni e a questa vita di sacrifici, riesci a trovare il tempo per cercare l'anima gemella? Cioè, al momento sei o non sei fidanzato?
«Ehm... (ride). Ma dài... si, dài, diciamo che sono fidanzato».
Come? Non sembri tanto convinto nel rispondere.
«Si, si. Sono fidanzato».


Marco Fiorilla

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