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Tour de France 2014: Anche oggi Nibali in totale controllo - Rui Costa perde terreno, Porte si salva

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Anche nelle tappe interlocutorie Nibali vigila in testa al gruppo © BettiniphotoPotremmo uscircene dicendo che manca un giorno in meno alla fine del Tour de France, un giorno in meno alla consacrazione di Vincenzo Nibali, un giorno in meno di possibili rischi, imboscate, crisi, cadute, defaillance, caduta di meteoriti. Ma siamo i primi a renderci conto che non è troppo sano, un approccio del genere, non possiamo cominciare dall'undicesima tappa a fare conti alla rovescia, anche perché quel che manca del Tour è esattamente quello che in altre edizioni avrebbe costituito l'unica serie di tappe importanti, ovvero Alpi, Pirenei e cronometro.

Quest'anno un disegno che è tutto un ghiribizzo intelligente ci ha fatti arrivare a metà Boucle (oggi abbiamo scollinato, mancano 10 frazioni delle 21 totali) con il diario di corsa già pieno di eventi, quando il meglio in teoria deve ancora venire. E insieme al meglio potremmo assistere a mille altri eventi, rivolgimenti e ribaltamenti, quindi superiamo di slancio la tentazione di fare il conto dei chilometri che mancano a Parigi e procediamo, giorno per giorno, come fatto fin qui.

Anche perché poi "giorno per giorno" i pericoli e le tensioni non mancano comunque. Superato il riposo di Besançon, oggi il Tour ripartiva con una tappa che definire mossa è poco: con un finale arricchito da diverse salitelle e strappetti era ipotesi remotissima veder arrivare al traguardo un gruppo troppo folto, e in effetti non sono che una quarantina i corridori giunti insieme ad Oyonnaz (e bruciati sull'anticipo dall'ottimo Tony Gallopin).

La matematica ci dice che se il drappello dei migliori di giornata è formato da 40 persone, e tra queste 40 persone ci sono anche dei velocisti o dei "classicòmani" o comunque degli uomini lontani in classifica, evidentemente qualcuno dei migliori 40 della generale avrà perso terreno. Non parliamo tanto di Andrew Talansky, che dalla 26esima posizione scende alla 44esima dopo aver collezionato un soffertissimo ultimo posto: staccatosi presto, quasi ritiratosi a un certo punto ma poi convinto(si) a proseguire, l'americano della Garmin ha dovuto fare molti chilometri tutto solo, in coda alla corsa, lottando principalmente coi dolori ereditati dalle tante cadute dei giorni scorsi, fino a chiudere a oltre mezz'ora di ritardo dai primi, comunque applauditissimo e pronto a stringere i denti e provare a salvarsi dal tempo massimo anche domani.

No, parliamo piuttosto di un Rui Costa, che in classifica ha perso ben 5 posizioni, scivolando dalla nona alla 14esima, sol perché nella grande bagarre finale, sulla discesa della Côte d'Échallon, mentre Gallopin e poi Sagan tentavano di far la differenza, e il gruppo dei big conseguentemente si frazionava, non è rimasto coi primi ma si è ritrovato intruppato in un plotoncino inseguitore.

La stessa cosa è successa a Richie Porte, ovvero al secondo della generale, ma mentre il tasmaniano, aiutato da qualche preziosissimo compagno, ha saputo ricucire sui migliori prima che fosse tardi, all'iridato della Lampre tale giochino non è riuscito, e alla fine ha dovuto fare i conti con 1'36" di ritardo. Intoppi che fanno girare potentemente le scatole a chi ne viene coinvolto, ma che sottolineano una volta di più quanto sia fondamentale tenere la guardia altissima in ogni momento.

Facile a dirsi, non certo a farsi; però ancora una volta è Nibali, la maglia gialla, a darci la misura di quel che è: visto nelle primissime posizioni, una costante quando la corsa raggiunge dei tratti potenzialmente insidiosi, Vincenzo era al posto giusto al momento giusto anche quando, negli ultimi 5 km e sulla spinta di Sagan, alle spalle dei momentanei battistrada (lo stesso Peter, e con lui Rogers, Kwiatkowski - a cui non dispiace attaccare - e Gallopin) si era formato un gruppetto di non più di 6-7 uomini, e tra quei 6-7 il siciliano c'era, con Fuglsang, con Izagirre e Valverde (oggi abbiamo avuto una Movistar apparentemente propositiva), con Bardet e Van Garderen.

È anche così che si vince un Tour de France (o almeno ci si prova): spendendo più degli altri per far corsa di vedetta, ma stando avanti e dimostrandosi pronti ad approfittare di ogni possibile situazione favorevole. Oggi il tutto si è chiuso con un nulla di fatto, visto che nel finalissimo c'è stato il ricongiungimento dei 40, ma se così non fosse stato, Nibali avrebbe una volta di più guadagnato, e non perso, rispetto a diversi rivali.

La frazione di domani dovrebbe fornire meno appigli a chi vuol provare qualcosa, visto che le salitelle del finale sono abbastanza risibili e comunque favorevoli a chi deve inseguire e ricucire, ma al di là di questo la 12esima tappa (da Bourg-en-Bresse a  Saint-Étienne, 185 km) rischia di essere corsa da molti con una gamba sola, per il semplice motivo che precede il primo dei due arrivi in salita alpini. Ci siamo quasi, carichi il giusto, gasati appena un po', pronti a vivere nuove giornate che si annunciano campali dopo le ultime schermaglie di questo appassionante viaggio verso le grandi montagne.

Marco Grassi

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