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Vuelta a España 2011: Solita solfa, ma belle salite - Peccato per l'insignificante terza settimana

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La planimetria della Vuelta a España 2011 © www.lavuelta.com

Il terzo dei grandi giri è ormai una storia nota e radicata: la tendenza della Vuelta a España, da ormai un lustro buono, è chiara: «Abbiamo capito che, malgrado lo spostamento a settembre, continuiamo a non poter competere con Giro e Tour, ma ci adeguiamo brillantemente». Un fare di necessità virtù che ha portato nel tempo Victor Cordero prima e Javier Guillén ora a essere più realista del re e a capire che, vista la vicinanza stretta tra Vuelta e Mondiali, se si vuol coniugare un bel percorso con un bel campo di partenti, non si può organizzare un GT intero, ma un GT a due terzi (o tre quarti, se va bene).

La Vuelta 2011, svelata prima del previsto sul sito ufficiale (la presentazione era fissata per oggi, il percorso è comparso già ieri su internet), è, per l'appunto, un tre quarti di grande giro: manca di fatto, e ancora una volta, la terza settimana. I motivi li conosciamo, la tendenza di troppi atleti a ritirarsi dopo 15 giorni di gara per evitare sforzi gravosi in vista della prova iridata, andava certo contrastata. La risposta di Guillén (e dei nuovi soci francesi di ASO - lèggasi Tour) è nella piallatura delle ultime tappe: felice parentesi, nel 2010, la salita di Bola del Mundo piazzata al penultimo giorno di gara (non a caso la tappa più bella dell'ultima Vuelta), ma quest'anno si torna alla (recente) tradizione di una serie di frazioni piuttosto interlocutorie piazzate in chiusura di corsa.

Un peccato, che però riusciremo probabilmente a sopportare visto che, in compenso, le prime due settimane della gara che si svolgerà quest'anno dal 20 agosto all'11 settembre, saranno belle scoppiettanti. Si parte con una breve cronosquadre, secondo una formula che proprio la Vuelta ha riportato in auge negli anni scorsi, da una città (Benidorm) alla quale tutti gli appassionati italiani legano il dolce ricordo del Mondiale vinto da Gianni Bugno nel 1992. Una frazione per velocisti a Playas de Orihuela, una per finisseur a Totana, e poi subito scalatori chiamati all'azione sul primo arrivo in quota, a Sierra Nevada, subito al quarto giorno di gara (con le uniche gite over 2000, sulla Sierra de Filabres a inizio tracciato, e sul'ascesa del traguardo).

Altre due tappe miste ma molto impegnative (Valdepeñas e Córdoba, e specie quest'ultima dimostra che in Spagna hanno imparato la lezione di Zomegnan, ovvero piazzare uno strappetto in prossimità di traguardi che in altri tempi sarebbero stati piatti piatti), una seconda incursione dei velocisti a Talavera de la Reina (settima tappa), e poi weekend tra San Lorenzo de El Escorial (frazione ipernervosa con salitella che porta all'arrivo) e La Covatilla, per il secondo traguardo di montagna di questa Vuelta, a concludere una prima settimana che rischia di essere spettacolare al cubo. Benissimo.

Il primo dei due giorni di riposo, lunedì 29 agosto, introduce alla seconda, decisiva, settimana di gara: crono di 40 km a Salamanca, poi immediato riscatto dei grimpeur sul nuovo arrivo di Montaña Manzaneda (e siamo a 3 traguardi in quota). Ai confini col Portogallo due frazioni interlocutorie ma non certo semplici (Pontevedra e Ponferrada) prepareranno il gruppo all'ultima scorpacciata di salite: sabato 3 e domenica 4 settembre i corridori affronteranno in totale 2 salite di seconda, 2 di prima, e 2 di categoria speciale, equamente suddivise tra le frazioni di La Farrapona e Angliru, quarto e quinto arrivo in quota della Vuelta 2011.

Lì in cima all'Angliru il rischio di avere già, con 7 giorni d'anticipo, il vincitore della corsa spagnola, sarà molto alto. Infatti la terza settimana, aperta dalla facile frazione di Haro e dal secondo riposo (martedì 6 settembre), passerà giusto dal durissimo (ma, vista la brevità, non in grado di provocare rivoluzioni, anche se non sarà d'accordo Igor Antón, caduto e ritirato in maglia rossa ai piedi di tale salita) arrivo di Peña Cabarga al mercoledì, per poi proporre un tris di tappe che solo in una ottimistica teoria potrebbero fungere da terreno di imboscate: tra Noja, Bilbao e Vitoria tante salitelle, ma nessuna decisiva. E di certo in quei giorni la Vuelta sarà sulle prime pagine più per l'atteso ritorno dei Paesi Baschi nel tracciato dopo 33 anni, che per i presunti sconvolgimenti che potranno esserci in classifica.

La maglia rossa, dopo sei giorni passati in difesa, potrà comunque rilassarsi solo domenica 11, sin dalla partenza della passerella finale (che si muoverà dal circuito automobilistico di Jarama), una breve tappetta in cui brindare e pensare già al volo di ritorno a casa. La brevità delle tappe, tra l'altro, nota distintiva della Vuelta, resta un caposaldo anche del tracciato 2011, che si concede appena due giornate di chilometraggio di 200 (o più) km: Sierra Nevada e Peña Cabarga.

In definitiva, un disegno equilibrato negli ingredienti (si segue anche la tendenza a minimizzare l'incidenza delle crono: appena 56 km tra prova a squadre e individuale, a fronte di 6 arrivi in salita), ma squilibrato nel posizionamento di tali ingredienti. Un disegno che va ancora incontro a chi sostiene che Giro e Vuelta debbano essere accorciati (un nome a caso: Pat McQuaid), ma che malcela il desiderio da parte degli organizzatori - se solo potessero - di proporre una gara vera anche nell'ultima settimana. Nell'attesa che qualcosa cambi nei calendari internazionali (ciò che potrebbe ridare libertà a Unipublic-ASO), ci consoliamo con quei tre quarti di Vuelta molto belli, e ripensando - ovviamente - all'edizione del 2010, nella quale l'Italia, con Vincenzo Nibali, è tornata a primeggiare: avere il messinese al via anche nel 2011 sarebbe tra l'altro uno straordinario motivo di interesse per la prossima edizione (ci riferiamo anche al discorso dei diritti di trasmissione della corsa nel nostro paese). Avremo comunque tempo per pensarci.

Marco Grassi

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