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Il muro di Babele - Gesink primo di nove stranieri

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E così il buon Evans ricominciò ad essere se stesso, ovvero a perdere come gli era magnificamente riuscito fino a due settimane fa. E poco importa se stavolta probabilmente era il più forte del lotto, ma il colpo d'occhio che a Mendrisio gli aveva regalato l'iride, questa volta lo tradisce al terzo passaggio (ne mancano due) sul San Luca: i buoi sono scappati e tanti saluti al Giro dell'Emilia.
Questa volta i buoi si chiamano Lövkvist, Fuglsang, Gesink e, udite udite, Alexandre Vinokourov che, a più riprese, a cavallo del terzultimo passaggio sul traguardo, si sganciano dal gruppo principale (prima il danese della Saxo Bank che riprende e lascia sul posto Capecchi, poi la coppia Gesink-Lövkvist, poi uno scatenato Vino in discesa) e con coraggio anticipano i tempi.
Siamo a meno di 20 km dalla conclusione, il gruppo ha una trentina di secondi di ritardo ma non c'è di che preoccuparsi, le squadre dei big sono ancora in forze. In particolare lo è la Liquigas di Basso, molto attiva per tutta la corsa con Stangelj, Zaugg, Agnoli e Szmyd che scortano il loro capitano in cerca del bis su questo traguardo. Gli uomini di Ivan menano in discesa e nel falsopiano e, all'attacco del penultimo San Luca, i fuggitivi sono a vista e in gruppo c'è già chi si lecca i baffi (vedi Evans e lo stesso Kolobnev, compagno di squadra di Fuglsang) pensando di aver corso alla meraviglia, sempre coperti e ora piazziamo la botta sull'erta finale.
Soler è uno che non la pensa così e giù una rasoiata già ora, tanto i primi sono lì, magari abbiamo le gambe per andare a riprenderli e ce la giochiamo con loro. Ma niente, la pedalata del colombiano, già non un inno all'eleganza di suo, si fa legnosa, e il gruppo, con Pozzovivo, Basso e Cunego in ottima posizione, lo riassorbe proprio in prossimità del passaggio.
I fuggitivi sono passati da una dozzina di secondi, saranno alla frutta, li riprendiamo quando vogliamo. Ma questi non sono dei Ratti, Duma, Kondrut e Van der Velde qualsiasi (questi i nomi dei 4 fuggitivi di giornata con il portacolori dell'A-Style ripreso ai -30), sono dei signori corridori e di benzina ne hanno ancora, eccome! E allora giù a tutta in discesa, regolari, senza fare i furbi che si guadagna ancora, fino a 35", mentre dietro la Saxo Bank rompe i cambi e la Liquigas si è ormai disunita.
Ultimi due chilometri: si passa sotto Porta Saragozza per l'ultima volta e di lì sarà solo sofferenza, fino all'arrivo. Kessiakoff non ci sta a perdere senza lottare e piazza una botta lì, sul primo strappaccio duro, riportandosi ancora a vista dei quattro. Davanti, in un tratto un po' più facile, si muove Fuglsang e Vino subito dietro, mentre gli altri due preferiscono centellinare le poche energie rimaste perché qui chi vuole strafare scoppia, perché quassù il cuore non basta, bisogna calcolare ogni minimo sforzo. E Alexandre il Kazako, che i calcoli li ha sempre lasciati fare agli altri, saluta la compagnia, sarà per un'altra volta, forse al Lombardia, forse già domani al Beghelli, chissà.
I tre davanti si ricompattano, ci prova timidamente Lövkvist, Fuglsang chiude su di lui e Gesink ai duecento metri piazza il colpo giusto, riscattando un'annata finora molto sfortunata, soprattutto sotto la voce grandi corse a tappe. Dietro di loro schizza una freccia iridata: è lui, è Cadel Evans, che divora l'asfalto, risucchia Kessiakoff e Vino, si toglie di ruota Kolobnev (ehm... quand'è che l'abbiamo già vista questa scena?) e chiude a 20" dal terzetto.
Dopo i sette finora citati, devono arrivare anche Chris Sørensen e Fernández de la Puebla per poter vedere Paolo Tiralongo, primo italiano: cosa abbastanza curiosa se pensiamo che finora il Giro dell'Emilia aveva sempre avuto almeno un azzurro sul podio...

Giuseppe Cristiano

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