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Che ruggito Cunegroar! - Damiano, ormai è dominio vero

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Va bene, l'abbiamo capito, Damiano Cunego non sta scherzando. Perché non ci vogliono solo le gambe, per ottenere due successi in due giorni (e prendersi pure la maglia di leader, tanto per gradire), ma ci vuole anche una consapevolezza mentale non indifferente. Ed è proprio questa nuova convinzione, che parte dalla testa più che dalle gambe di Cunego, la novità più lieta di ciò che sta mostrando l'atleta veronese in questa Coppi&Bartali.
Oggi ha "scherzato" con gli avversari, andandoli a riprendere uno ad uno con una grande facilità e sempre in prima persona; nei chilometri finali, anche senza l'aiuto di una Lampre comunque ottima nelle fasi centrali di gara. È sembrato di rivedere l'Amstel Gold Race di quasi un anno fa, quando si capì che sarebbe stato Cunego a spuntarla già parecchi km prima del Cauberg, che poi non fece altro che confermare la grande sensazione di scioltezza e brillantezza che palesò Damiano nella corsa olandese.
Oggi non c'erano il Kruisberg, l'Eyserbosweg ed il Cauberg, ma la Futa, lo Zanchetto, la salita di Pavullo e soprattutto il circuito finale (2 passaggi più l'arrivo) di Serramazzoni, coi 2,5 km finali che presentavano picchi del 12% di pendenza. Dopo il Gpm sulla Futa (era il km 42), Enrico Rossi e Marco Frapporti hanno lasciato la compagnia di un gruppetto composto da altri 11 atleti (sganciatosi al km 18) e sono andati via di comune accordo fino alla salita di Pavullo, lungo la quale il bresciano della CSF Group-Navigare non ha più retto il passo dell'eccezionale romagnolo della Flaminia-Bossini il quale, dopo qualche km in solitaria, è stato raggiunto da Siutsou e Cardenas; a quel punto la Lampre di Cunego ha agito come se fosse stata la squadra del leader della corsa (anche se il simbolo del primato era vestito da Visconti) e si è messa decisa in testa al gruppo, visto che il bielorusso della Columbia aveva solo 29" da recuperare a Cunego.
Nel giro di qualche chilometro prima Siutsou e poi Cardenas devono arrendersi al forcing di Marzano, Tiralongo, Caucchioli e Santambrogio, poi però è stato il campione austriaco Pfannberger il primo a muoversi quando mancavano 7 km all'arrivo. È stato proprio Cunego a chiudere il gap con il corridore della Katusha, portandosi dietro anche Evans e il sempre più bravo Kiserlovski (classe '86 dell'Amica Chips, veste con merito la maglia che identifica il miglior giovane della corsa), mentre Rogers, Giunti e Rubiano si sarebbero aggiunti solo qualche chilometro dopo.
Da dietro l'inseguimento era tutto sulle spalle di Visconti, che a 2 km dall'arrivo era già stato spogliato virtualmente da Cunego, grazie agli 11" di vantaggio dei battistrada (contro i 9" da recuperare dal veronese sul siciliano). Il distacco del gruppo di testa è poi salito per via degli attacchi di Rogers prima e di Rubiano (per due volte) poi; ogni volta, lesto e bravissimo Cunego a chiudere con apparente facilità. L'allungo buono lo ha promosso Evans a circa 1 km dalla conclusione, ma anche qui Cunego non si è lascia sorprendere, fulminando poi l'australiano in uno sprint (come quello di ieri contro Serpa) senza storia.
Tra distacchi ed abbuoni, ora Cunego ha 28" sullo stesso Evans e 32" su Giunti, che però dovrà stare attento a Kiserlovski (4° con 2" da recuperare al marchigiano); più lontani l'ex leader Visconti (5° a 59") e Pozzovivo (6° a 1'02"), mentre tra i giovani segnaliamo anche la presenza di Possoni, classe '84 della Columbia, che è ora 8° in classifica con 1'05" di distacco da Cunego.
Domani la corsa prevede la tappa Massa Finalese-Finale Emilia (162,8 km) con il circuito finale - interamente pianeggiante - da ripetere 9 volte; ci sarà presumibilmente una volata di gruppo che non dovrebbe causare scossoni alla classifica generale, in attesa dell'epilogo di Sassuolo.

Può tirare invece un sospiro di sollievo Leipheimer, visto che l'arrivo posto in cima alla città di Galende (più precisamente a Laguna de los Peces) ha partorito il topolino, nonostante l'Alto del Peñón abbia mantenuto le promesse di battaglia che i vari contendenti dell'americano dovevano per forza di cose aver fatto, visto che l'arrivo di domani a Valladolid, seppur in cima ad uno strappetto di un chilometro circa, sembra più adatto a quelle ruote veloci come il compagno di Valverde, José Rojas, ma anche il soprendente Javier Moreno (oggi 3°) e Ruben Pérez, anche se lo stesso Alejandro Valverde potrebbe decidere di giocarsi il secondo successo di tappa in questa edizione della Vuelta Castilla y León.
Successo che oggi è sfumato per mano di Juan José Cobo Acebo, portacolori della Fuji-Servetto, che ha trovato il tempo giusto - a 2000 metri dalla vetta - per fuggire dal gruppo tirato da Alberto Contador (bravissimo in versione gregario per il compagno americano) e riportarsi su Xavier Tondo, il grande protagonista della tappa di oggi. "Juanjo" (questo il nomignolo di Cobo) ha così regalato il primo successo stagionale a Mauro Gianetti, in un'annata che non è iniziata facilmente per la squadra diretta dal team manager svizzero e proseguirà - presumibilmente - tra mille peripezie.
Dicevamo di Tondo; il leader dell'Andalucía ha raggiunto il fuggitivo Gárate lungo la discesa del primo Gpm di prima categoria (eravamo circa al km 90), formando per parecchi chilometri un duo di testa assolutamente pericoloso per la classifica generale, visto che Tondo era a 1'51" da Leipheimer, mentre l'uomo Rabobank doveva recuperare 5" in più rispetto al collega di fuga.
Purtroppo (per lo spettacolo) tra la prima e la seconda salita è stata disegnata troppa pianura, perché Leipheimer ad un certo punto s'è trovato col solo Contador come compagno di squadra e con una miriade di avversari scatenati che gli scattavano da tutte le parti; difatti su Tondo e Gárate riuscivano a riportarsi Fran Pérez, Azanza, Bernabeu e Vande Velde, ma soprattutto Oscar Sevilla, molto vicino in classifica (a 1'33" da Leipheimer).
L'Astana però ha ritrovato - strada facendo - il fondamentale apporto di "Chechu" Rubiera, Zubeldia e soprattutto Jesus Hernández, che si è sobbarcato gran parte del lavoro di contenimento (il vantaggio dei sette battistrada non ha mai superato il minuto, ma lo spagnolo l'ha riportato sui 30"), dando modo agli uomini di classifica di arrivare ai piedi della salita con non più di 20" da recuperare.
Dopo l'attacco di Cuesta e Ten Dam dal gruppo dei "big", è stato Tondo - da davanti - a mollare i compagni d'avventura; ma il forcing di Zabriskie (anche oggi la salita s'è rivelata tutt'altro che proibitiva), seguito come un'ombra da Contador prima e Leipheimer poi, ha riportato tutti a ridosso di Tondo, il quale nel giro di 1,5 km s'è visto prima ridurre molto il vantaggio (da 23 a 10 secondi) e poi è stato passato a doppia velocità da Juanjo Cobo, scattato a 2 km dalla vetta.
Leipheimer ha consigliato a Contador di rallentare, ché tanto Cobo non era pericoloso per la classifica; così è stato Menchov - nonostante una lieve difficoltà nella parte centrale della salita - ad andare a prendersi il 2° posto (a 8" dal vincitore), mentre Javier Moreno ha preceduto Valverde, Deignan ed un'altra decina di corridori per completare il podio di giornata.
A meno di clamorosi imprevisti, Levi Leipheimer festeggerà domani il successo finale, mentre un po' più rabbuiati saranno sicuramente Sastre ed Antón, giunti rispettivamente con 3'13" e 11'33" di ritardo da Cobo, che col successo di oggi entra nella top ten della classifica generale.

Mario Casaldi

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