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Pierfelici di conoscerti - Il leader di Coppa Italia si descrive | Cicloweb

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Pierfelici di conoscerti - Il leader di Coppa Italia si descrive

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Al secondo anno da professionista, Luca Pierfelici, marchigiano di 23 anni, sta iniziando a far parlare di sé. Si è presentato al pubblico con un'ottima Settimana Coppi & Bartali, nella quale ha indossato la maglia di leader fino alla penultima tappa, prima di cederla al corregionale Scarponi (chiudendo comunque sul podio, al terzo posto). Dopodiché ha confermato la sua competitività alla Settimana Lombarda, conclusa al quarto posto. E a coronamento di questo ottimo inizio di stagione, è giunto il primo posto (temporaneo) in Coppa Italia, la challenge con cui da quest'anno la Federciclismo intende premiare i corridori più continui nelle gare italiane. Il tutto partendo dalla Aurum Hotels, squadra Continental di Vincenzo Santoni e Pino Petito.
Ciao Luca, innanzitutto ti va di scegliere qualche aggettivo che ti definisca sia tecnicamente come corridore sia caratterialmente nella vita di tutti i giorni?
«Sono un corridore completo, mi difendo sulle salite medie e ho uno spunto veloce. Fra i professionisti sulle salite lunghe non mi sono ancora potuto misurare, ma penso di cavarmela bene anche lì. Ad esempio sul Selvino e sul Colle Gallo sono andato bene. Caratterialmente sono un ragazzo tranquillo; mi dicono che sono timido, ma lo sono solo all'inizio con chi conosco poco, poi divento estroverso».
Quanto conta secondo te la consapevolezza di sé per fare il professionista?
«Conta tanto. Sto vedendo che se uno non crede nei propri mezzi non riesce a dare il massimo. L'anno scorso credevo meno nelle mie possibilità, mentre ora sono sempre più convinto dei miei mezzi, so che con impegno, allenamento e sacrificio posso dire la mia nelle corse».
Alla Settimana Lombarda hai corso in veste di capitano della Aurum Hotels?
«No, non ero capitano: non mi piace dirlo. Diciamo che dopo la tappa di Brescia ero l'uomo faro della squadra, ma non dimentichiamoci di Ascani. La differenza è che lui e altri del mio team puntavano più alle tappe, mentre io ero partito con il preciso obiettivo di fare classifica».
La tua passione per la bicicletta quando e in che modo è nata?
«È nata tanti anni fa: avevo sei anni. Mio cugino correva, e a casa sua vedevo le coppe e i trofei che vinceva ogni volta. Più che della bici mi sono innamorato proprio di queste coppe e ho deciso di imitarlo perché le volevo anch'io. Mi sono trovato subito bene, aggiudicandomi la prima corsa che ho disputato. Nel tempo ho continuato la serie positiva di risultati: fino all'età di otto-nove anni ho vinto quasi tutto. I primi due anni da dilettante li ho corsi nella Reda di Faenza, allenato da Coppolillo, poi il terzo anno sono passato alla Domina Vacanze (il vivaio della squadra professionistica) e ci sono rimasto anche per il quarto anno, quando però il team ha cambiato nome, diventando Naturino».
Esiste un corridore che per te rappresenta un modello?
«No, non ho un vero e proprio modello, però mi piacciono tanto Danilo Di Luca, Paolo Bettini e Ivan Basso. I corridori cui m'ispiro sono più di uno».
E all'interno della Aurum Hotel come ti trovi? Ci sono atleti che ti trasmettono la propria esperienza?
«In squadra mi trovo bene con tutti a grandi linee. Sto tranquillamente insieme a tutti. Ad esempio non ho un compagno di stanza fisso, mi piace cambiare. Fra i corridori più anziani c'è Ratti. Ecco, con lui sono stato in camera durante la Coppi e Bartali. Mi ha dato tanti utili consigli tappa dopo tappa e mi ha capito molto bene. Poi c'è Giunti: anche se quest'anno non è più mio compagno di squadra, da lui ho imparato quasi tutto. Anche Simeoni è bravo e disponibile con noi giovani, ma con lui ho avuto meno a che fare».
Che percorso di studi hai seguito?
«Ho conseguito il diploma presso l'istituto tecnico commerciale. Sono ragioniere, ma non ho mai fatto il ragioniere in vita mia. Meglio il ciclismo!».
Oltre alla pratica del ciclismo cosa ami fare nella vita?
«Nel tempo libero sto con la mia fidanzata Ilary e con gli amici, vado a passeggio, uso il computer e navigo in internet. La mia passione principale sono gli sport, tutti, dal calcio, al tennis, al motociclismo. Li seguo ogni volta che posso. A proposito di motociclismo, io abito vicino a Valentino Rossi, ma confesso di tifare più per Capirossi e Melandri, preferisco il loro carattere».
Spiegaci: dove vivi?
«A Bottega di Colbordo, fra le città di Pesaro e di Urbino, ma è più spostata verso l'entroterra».
È una bella zona per allenarsi?
«Sì! Ci sono strade tranquille, ho la possibilità di fare sia pianura che salite, ad esempio il Monte Carpegna, il Nerone, il Petrano... e in 15 km arrivo al mare. Insomma, posso spaziare!».
Ti alleni da solo o in compagnia?
«Faccio uscite con Massimo Giunti, Lorenzo Cardellini e Federico Canuti, che è anche mio vicino di casa».
Raccontaci un episodio della tua carriera ciclistica che ricordi con gioia.
«La vittoria di Bevagna, in provincia di Perugia, me la ricorderò per sempre, anche per il modo in cui è venuta. È successo nel 2004 quando vestivo la maglia della Domina Vacanze. Quel giorno non dovevo nemmeno correre causa problemi di salute, ma all'ultimo momento sono stato convocato. Quando mancavano cinque minuti al via io ancora non volevo partire. Poi mi sono ritrovato in fuga. Eravamo in cinque o sei ma col passare dei chilometri siamo rimasti in due. Nel corso dell'ultimo giro, sulla salita finale me ne sono andato da solo e ho vinto».
Come hai vissuto il salto di categoria?
«Molto bene. Nei gare dei dilettanti la situazione è sempre in evoluzione, ci sono sempre scatti e fino all'ultimo momento la corsa non è mai decisa. Fra i professionisti c'è più organizzazione, le velocità sono più elevate, avvengono meno scatti o comunque avvengono con maggiore criterio. Mi trovo meglio tra i pro' perché c'è più esperienza e in gara si va via più tranquilli».
La qualità principale del ciclista Luca Pierfelici?
«La mia capacità di essere disposto ad aiutare il team ogni volta che ce n'è bisogno e allo stesso tempo quella di riuscire a correre per puntare alla vittoria personale».
E quella del ragazzo Luca Pierfelici?
«Il fatto di riuscire ad andare d'accordo con tutti».
Per finire ci devi raccontare della tua ottima Coppi e Bartali!
«Non ci credevo quando ho messo la maglia di leader. Non poteva essere vero. Ci ho creduto solamente quando lo speaker mi ha chiamato sul podio».
Al termine della corsa avete festeggiato?
«No, non abbiamo festeggiato, ma ogni sera Petito ci faceva stappare due bottiglie di champagne, una per noi ragazzi e una per i meccanici, perché conservare la maglia per noi era come una vittoria».

Enula Bassanelli



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