Le rivelazioni: Chi voleva la morte di Marco Pantani? - «Non fu suicidio»: la procura riapre il caso
Versione stampabileLa notizia della riapertura dell'inchiesta sulla morte di Marco Pantani. Chi ci sperava più? Che dalla massa enorme di incongruenze emerse dai fatti e dalle indagini del 2004 la magistratura trovasse il modo di riprendere in mano il caso e i faldoni dell'epoca era ormai un pensiero archiviabile alla voce "sogno irrealizzabile", per chi in questi due lustri non ha mai smesso di credere all'inconcludenza della tesi troppo facile ammannita da certi processi e certa stampa, e troppo facilmente bevuta da chi all'approfondimento preferisce le soluzioni di comodo (quand'anche sbagliate).
La Gazzetta dello Sport oggi in edicola riporta una puntuale ricostruzione della tragica fine del Pirata. Andando per punti, le linee dell'indagine difensiva che ha portato all'esposto della famiglia Pantani e alla conseguente riapertura del caso sono tre: la prima riguarda la morte di Marco; la seconda riguarda i contatti umani che ha avuto nelle ultime ore della sua vita; la terza riguarda la scena del crimine.
Ebbene, per ognuna di queste tre linee la tesi presentata nell'esposto (preparato dall'avvocato Antonio De Renzis) ribalta completamente quanto finora era stato asserito in sede giudiziaria; e lo fa in maniera credibile, o quantomeno convincente per il procuratore capo di Rimini Paolo Giovagnoli, al punto da portare a una rapida apertura di un fascicolo per una nuova indagine affidata al sostituto procuratore Elisa Milocco.
La morte. Provocata da arresto cardiocircolatorio a causa dell'ingente quantità di cocaina ingerita da Pantani, questo non è in discussione. Diversa però l'interpretazione delle modalità di ingestione, tra l'autopsia e i riscontri effettuati nel 2004 dal medico legale, dottor Giuseppe Fortuni, e la perizia svolta oggi dal professor Francesco Maria Avato: la quantità di sostanza (varie decine di grammi) era tale che non può essere stata inalata o ingerita in maniera diretta, ma solo dopo essere stata diluita in acqua.
Le ecchimosi presenti su varie parti del corpo di Pantani all'epoca vennero considerate delle ferite autoinflitte (ma le mani del Pirata non presentavano segni in tal senso), oggi Avato ci dice che quelle ecchimosi sono il segnale di una colluttazione, o meglio di una vera e propria aggressione. Secondo il medico, la situazione del corpo di Marco è compatibile con l'ipotesi che sia stato picchiato, quindi immobilizzato e obbligato (non si sa se fosse cosciente o meno) a bere l'acqua con la cocaina.
L'ora stessa della morte subisce una variazione importante, anticipata di un'ora rispetto a quanto dichiarato da Fortuni. La prima delle tante domande che ora ci facciamo: perché Fortuni sbagliò tante cose in quella perizia? Considerazione a latere: Fortuni è quello che si portò a casa il cuore di Pantani, la notte dell'autopsia, in quanto - disse - temeva qualcosa. Temeva che qualcuno potesse manipolare l'organo? O qualcos'altro, qualcosa che ora sarebbe il caso che dicesse chiaramente?
I contatti umani. Da subito esclusi in quanto, secondo chi condusse le indagini nel 2004, nessuno poteva entrare nel residence e accedere alla stanza di Pantani senza essere visto. La verità dei fatti dice altro, dice di un'entrata secondaria (dal garage) da cui si poteva arrivare direttamente con un ascensore di fronte alla porta della camera in cui soggiornava il Pirata, e a quanto emerge oggi quella via di accesso sarebbe stata usata da una o più persone che raggiunsero proprio la stanza di Marco, vennero fatte entrare (quindi il Pirata le conosceva), e si trattennero con lui per diverso tempo: sicuramente il tempo tra le due telefonate di Pantani alla reception, telefonate in cui chiedeva che venissero chiamati i carabinieri perché c'era qualcuno che lo importunava.
Seconda delle tante domande: perché nelle prime indagini si sottovalutò in maniera così marchiana la possibilità che qualcuno potesse essere venuto a contatto con Pantani? Domanda fondamentale, in quanto la sottovalutazione di questo elemento (riportato per tempo dal proprietario del Residence Le Rose e ribadito anche nel processo) ha instradato il caso verso una determinata soluzione. Terza domanda: perché doveva passare il concetto che Pantani fosse solo, che sia morto solo, che si sia praticamente (accidentalmente) suicidato, quando invece la perizia di Avato dice che con ogni probabilità il cadavere fu spostato e portato sul soppalco della camera? Quarta domanda (che ci poniamo da 10 anni): perché le richieste di aiuto di Pantani vennero ignorate dalla reception quella mattina del 14 febbraio 2004?
La scena del crimine. Lo stato della camera D5, quella in cui trovò la morte Pantani, da subito destò parecchi interrogativi. La stanza messa a soqquadro (si disse: da Pantani stesso in pieno delirio da cocaina) non combaciava con le mani del Pirata, le quali non avevano alcun segno che facesse pensare a tale delirio distruttivo.
L'esposto della famiglia fa oggi riferimento anche a tre giubbini da sci appartenenti al Pirata che però non li aveva con sé quando arrivò al residence (non aveva praticamente bagaglio), e che invece furono ritrovati nella stanza. E si fa riferimento a 5 persone che, nel mezzo dei primi rilievi, si vedono (nei filmati della polizia) scendere dal soppalco su cui venne rinvenuto il cadavere: senza protezioni, senza guanti, possono aver contaminato la scena del crimine (dalla quale non vennero prese impronte digitali, peraltro). Quinta domanda: chi erano quelle 5 persone, che ci facevano lì? Sesta domanda: perché quei primi rilievi vennero presi in maniera così grossolana e superficiale?
La domanda delle domande è fondamentalmente questa: perché tanta superficialità a tanti livelli? Troppa, troppa per non pensare che potesse non essere solo superficialità. O che anzi, più che superficialità, potesse al contrario essere grande sapienza. Sapienza nell'indirizzare le indagini in un certo modo.
Possibile che davvero chi gestì il caso avesse l'intenzione di chiuderlo tanto in fretta da escludere molti elementi? Perché quella fretta? Semplice volontà negativa nei confronti del simbolico divo bruciato sull'altare della propria incapacità - a un certo punto - di gestire la vita dopo le tante batoste ricevute, dopo essere caduto nella polvere a Campiglio? Non è invece più facile ipotizzare che qualcuno coprisse qualcun altro (o qualcosa)?
E allora, ultima domanda: visto che emerge la possibilità che qualcuno potesse arrivare a volere la morte di Pantani, chi è questo qualcuno? Chi poteva volere la morte di Marco Pantani, nel 2004? Senza correre troppo di correlazione in correlazione (anche se in testa i sospetti sono tanti, e puntano direttamente e inevitabilmente proprio ai fatti del Giro 1999), attendiamo che le nuove indagini della magistratura portino ad appurare la verità di quanto avvenuto al Residence Le Rose quel 14 febbraio; una volta raggiunta una verità vera su quel suicidio inscenato, si potrà forse capire molto di più dei fatti che portarono a quella tragedia.