Giro Rosa 2014: Pooley, e sono tre nel giorno di Vos - Emma s'impone anche sul Ghisallo. A Marianne la classifica finale
- Giro d'Italia Internazionale Femminile WE 2014
- Alé - Cipollini - Galassia [Donne] 2014
- Estado de México - Faren [Donne] 2014
- Forno d'Asolo - Astute - Manhattan [Donne] 2014
- Hitec Products UCK [Donne] 2014
- Orica - AIS [Donne] 2014
- Rabo Liv Women Cycling Team [Donne] 2014
- Team Giant - Shimano [Donne] 2014
- Wiggle Honda [Donne] 2014
- Anna Van der Breggen
- Annemiek Van Vleuten
- Claudia Häusler Lichtenberg
- Elisa Longo Borghini
- Emma Pooley
- Evelyn Stevens
- Fabiana Luperini
- Mara Abbott
- Marianne Vos
- Pauline Ferrand-Prévot
- Tetyana Riabchenko
- egan Guarnier
- Ciclismo femminile
Nel giorno in cui il Giro Rosa termina con l'arrivo alla Madonna del Ghisallo, patrona dei ciclisti, il numero 3 è il più adatto. Non tanto (o non solo) perché rappresenta la Trinità cristiana, ma per ben altre trinità pagane.
Tre, come le vittorie di Emma Pooley in un Giro Rosa sfortunato, in cui è caduta già nella prima tappa di Santa Maria a Vico, uscendo così di classifica. Sembrava la lontana parente di colei che sapeva scattare, emozionare, mettere in difficoltà Marianne Vos non troppe stagioni fa.
Ma arrivate le montagne, ed approfittando del ritardo dalla maglia rosa, Emma ha fatto vedere che sì, un anno lontana dalle corse che contano si sente e che le primavere si accumulano nemmeno così lentamente, ma il motore, quello sì che c'è sempre. Maxi fuga a San Fior, 84 km da sola e in compagnia, su e giù per le salite trevigiane, con la resistenza finale al ritorno delle Rabo Liv.
A San Domenico - è storia di ieri - altra stoccata: la salita decisiva del Giro Rosa ha visto un duello a due per la tappa tra Pooley ed Abbott, con la statunitense che s'è fatta piantare ai 150 metri dalla biondina di Norwich. C'erano tutti i presupposti perché Emma si ripetesse oggi, ed infatti sul Ghisallo è lei ad esultare in beata solitudine. È lei la donna che alla prova dei fatti ha dimostrato di essere la più forte scalatrice di questo Giro Rosa. Anche meglio di Mara Abbott, sempre a livelli eccellenti, ma rispetto al 2013 (ed anche al 2010) un po' meno incisiva. Succede anche alle migliori.
Emma Pooley non è l'unica ad esclamare "e tre!" oggi. Anche Marianne Vos, dopo la sofferenza di ieri potrà ben dirlo. Alla presentazione della corsa rosa aveva detto che sarebbe venuta in Italia per vincerla nuovamente. E sì che c'erano le affermazioni del 2011 e 2012, ma il passaggio a vuoto dello scorso anno aveva fatto pensare non poco. Perché se le prime tappe si adattavano al Fenomeno olandese, le ultime due in particolare l'avrebbero messa in croce.
Ha sofferto nelle ultime quarantott'ore, ma ha potuto beneficiare di quanto raccolto strada facendo, prima delle montagne, per gestirsi con più tranquillità. Quattro vittorie (ossia 40" d'abbuono) ed una squadra fenomenale, che già all'Emakumeen Bira aveva monopolizzato la corsa: quattro vittorie su quattro tappe ed il podio tutto loro.
Anche sul Ghisallo - e siamo alla terza tripla di giornata - il podio è totalmente occupato dalla Rabo Liv: Marianne Vos con la francese Pauline Ferrand-Prévot e la fortissima Anna Van der Breggen. Un Giro spettacolare, quello della squadra olandese: sei vittorie di tappa, la maglia rosa tenuta sin dal prologo di Caserta, cinque nelle prime undici della classifica generale e quella sensazione di imbattibilità che ha portato quasi Pauline Ferrand-Prévot a sfilare la maglia rosa alla propria capitana, salvatasi per 15". L'unica capace di opporsi da sola allo strapotere Rabo Liv è stata appunto Emma Pooley, che da sola in due occasioni su tre (ieri ha fatto il vuoto con la Abbott) ha messo in difficoltà, seppur relativa, le arancioni.
Dopo la faticaccia di San Domenico, si riparte per la Trezzo sull'Adda-Madonna del Ghisallo con Vos davanti a Ferrand-Prévot per soli 16". Da come è andata ieri la francese, non è fuori dal mondo pensare che l'avversaria vera Marianne Vos ce l'abbia in casa. Il Traguardo Volante di Castello Brianza conferma in parte questa sensazione: Marianne Vos, per non saper né leggere né scrivere, va a prendersi i 3" d'abbuono e chi si ritrova alle spalle? Pauline Ferrand-Prévot, che ne prende due (terza Amy Pieters).
Subito, in questi ultimi 80.1 km, erano andate in fuga Silvia Valsecchi e Simona Fraporti, entrambe dell'Astana BePink, entrambe reduci da un Giro senza acuti. Riprese, è la volta di Amanda Spratt (Orica), ma viene ripresa. Si decide tutto sul Ghisallo e la Rabo Liv, per far capire che ha donne per ogni terreno, lancia Katarzyna Niewiadoma, classe '94, al primo anno da Élite, non ancora ventenne. Quando arrivano le rampe più dure restano le solite, le più forti: Mara Abbott, Emma Pooley, Megan Guarnier, Claudia Häusler, Marianne Vos, Annemiek Van Vleuten, Anna Van der Breggen, Pauline Ferrand-Prévot, Emma Johansson, Elisa Longo Borghini.
Quando Pooley si lancia la salita volge al termine ed alle spalle della britannica rimangono Vos, Ferrand-Prévot, Van der Breggen, Pooley ed Abbott. A poco a poco la Pooley mette tra sé e le inseguitrici 12" , che diventano 18", che diventano 20", che non scenderanno più. Taglia da solo il traguardo storico, su cui si sono già decisi già due edizioni del Giro: nel 2004 Nicole Cooke prese la maglia rosa e non la mollerà più, nel 2006 Edita Pucinskaite scavalcò definitivamente Nicole Brändli (ma si saliva dal versante più semplice).
Alle spalle di Emma Pooley Pauline Ferrand-Prévot a 25", con Marianne Vos a ruota. Anna Van der Breggen e Mara Abbott chiudono a 33", Elisa Longo Borghini a 38", Claudia Häusler a 49", Annemiek Van Vleuten e Megan Guarnier a 50", Tetyana Riabchenko, già ieri sugli scudi, è decima a 1'52".
Classifica finale che vede Marianne Vos prevalere su Pauline Ferrand-Prévot per un'inezia, 15". Terza Anna Van der Breggen, a 1'32", mentre Mara Abbott si deve accontentare della quarta piazza a 1'54" dalla Vos. A 2'06", quinta, c'è la nostra Elisa Longo Borghini, a 3'18" Claudia Häusler, a 6'59" Megan Guarnier, a 7'16" Annemiek Van Vleuten, a 8'23" una fortissima Emma Pooley ed a 8'36" l'altra Emma, Johansson.
Subito a ridosso delle dieci la già citata Niewiadoma, che ha corso per Marianne Vos e s'è pure piazzata, seguita dalla Riabchenko, quindi Moolman, Amialiusik (un Giro Rosa in cui s'è schiantata subito, pur concludendo con delle costole rotte), Stevens e Luperini, sedicesima. Sorprendente in positivo il 19° posto della giapponese della Wiggle Honda Mayuko Hagiwara, che nelle tappe mosse ed anche ieri a San Domenico s'è fatta valere.
Le maglie: la bianca di miglior giovane a Pauline Ferrand-Prévot, la azzurra di miglior italiana ad Elisa Longo Borghini, la ciclamino della classifica a punti ancora a Marianne Vos, la verde di miglior scalatrice ad Emma Pooley.
Si chiude il Giro Rosa di Marianne Vos, il terzo, e della Rabo Liv, che nella premiazione finale sale al gran completo sul podio, ciascuna con la maglia rosa. Come se la Vos volesse dir loro: ehi, ragazze, questa vittoria è soprattutto vostra. Il Giro Rosa di Emma Pooley, inarrestabile quando la strada s'è messa a salire, e peccato per tutto quel tempo perduto all'inizio.
Il Giro Rosa di Elisa Longo Borghini, unica in scia a Ferrand-Prévot e Vos alla vigilia del tappone di San Domenico: ha reso come forse non s'aspettava, sicuramente non come auspicava, ma ha corso divinamente, impeccabile la sua tattica. Adesso, come dice lei, il suo livello è probabilmente questo, e va benissimo così, sia chiaro. La consapevolezza di essere lì a porre le basi per una futura vittoria al Giro, però, c'è tutta.