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Giro d'Italia 2013: Boom Battaglin, buco Wiggins - Paolini resta in rosa, Bradley perde 17"

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A Serra San Bruno Enrico Battaglin s'impone su Fabio Felline e Giovanni Visconti © Bettiniphoto

Siamo appena alla quarta tappa ma questo Giro d'Italia si conferma sempre più entusiasmante e capace di offrire parecchi spunti di discussione: nonostante fosse una tappa che sulla carta non avrebbe dovuto dire molto, oggi a Serra San Bruno abbiamo avuto la splendida vittoria di un giovane talento italiano come Enrico Battaglin davanti ad altri due azzurri, gli scatti e la determinazione ritrovata di Danilo Di Luca e anche i 17" persi da Bradley Wiggins nei confronti di Vincenzo Nibali e di tutti gli altri favoriti per il successo finale.

La grande notizia di giornata è proprio il distacco accusato dal corridore britannico della Sky anche perché adesso il confronto diretto con Nibali vede in vantaggio il siciliano dell'Astana per 3"; e aggiungiamo anche che sono bastati due giorni a Ryder Hesjedal per azzerare perfettamente tutto il distacco patito da Wiggins nella cronosquadre. Ad essere chiari ed onesti bisogna dire che questi 17" difficilmente avranno un grosso peso sul conto finale, almeno dal punto di vista matematico, qualcosa però possono cambiare dal punto di vista del morale dei vari protagonisti.

Se prima tutti pronostici davano Wiggins in vantaggio dopo la prima parte di Giro, ora la situazione è ribaltata e anche dopo la lunga cronometro di Saltara il britannico potrebbe trovarsi a gestire su Nibali un margine di tempo inferiore alle attese: per lo Squalo dello Stretto questa potrebbe essere una grandissima iniezioni di fiducia e morale. È vero che i 17" sono stati lasciati per strada a causa di un buco nel finale e non sulla salita, che sarebbe stato un segnale molto più preoccupante: almeno una mancanza di lucidità però c'è stata e aggiungiamoci che ora si sa che sia la Sky che Sir Wiggo non sono degli automi e anche a loro càpitano delle giornate negative. Se l'anno scorso al Tour il treno neroazzurro faceva paura a tutti, nella corsa rosa la situazione non sembra paragonabile e, anche per il disegno accattivante di molte tappe, lo squadrone britannico non avrà vita facile a tenere chiusa la corsa.

La tappa più meridionale del Giro era anche la seconda più lunga di questa edizione e da soli i 246 km tra Policastro Bussentino e Serra San Bruno erano un fattore in grado di condizionare l'andamento della gara. Chi non s'è fatto spaventare dal chilometraggio sono quei sette corridori che sono partiti in fuga dopo appena 8 km dal via e con ben 238 di fronte ancora da percorrere: i coraggiosi attaccanti erano Johan Le Bon e Anthony Roux della FDJ, Miguel Mínguez e Ioannis Tamouridis dell'Euskaltel, Julien Berard dell'AG2R, Pim Ligthart della Vacansoleil ed Emanuele Sella dell'Androni come unico rappresentante italiano.

In poco tempo i battistrada sono riusciti a guadagnare un vantaggio massimo di 8'15" con Sella che ha indossato la maglia rosa virtuale: la Katusha ha sempre controllato la situazione per difendere la leadership di Luca Paolini e dopo 60 km di corsa il margine dei fuggitivi s'è stabilizzato attorno ai sette minuti, secondo più, secondo meno. Passata la metà del percorso tra i battistrada l'accordo ha iniziato a venire meno, anche a causa delle due coppie di compagni di squadra, e così poco prima del traguardo volante di Marinella di Sant'Eufemia sono iniziati scatti e controscatti: a 93 km è partito per primo Ligthart ma Mínguez, Le Bon, e poi anche Berard, sono riusciti a seguire l'olandese dando così vita ad una nuova fuga di soli quattro uomini.

Il destino della fuga della fuga era già segnato in partenza e puntualmente il gruppo s'è rifatto sotto all'inizio della salita decisiva della tappa, sulla salita verso Vibo Valentia: maglia nera nel 2012, Mínguez è stato l'ultimo ad arrendersi a 42 km dall'arrivo, dopo che la Katusha ha trovato un forte alleato nella Vini Fantini per l'inseguimento. Un paio di brevi scatti hanno visto come protagonisti il tedesco Patrick Gretsch e Stefano Pirazzi che è andato a passare per primo al gpm, ma un piccolo colpo di scena c'è stato all'inizio della discesa con Nibali che è rimasto vittima di una foratura. Grazie all'appoggio di Agnoli che gli ha passato la sua ruota, Vincenzo è riuscito a rientrare quasi subito in gruppo evitando così un lungo e dispendioso inseguimento sotto la pioggia battente.

Nel tratto tra le due salite del giorno prima ci ha provato Leonardo Duque (Colombia), poi ancora Gretsch (Argos) e Willens (Lotto) quindi da uno scatto di Marco Marcato (Vacansoleil) s'è formato in testa un quintetto comprendente anche Stefano Pirazzi (Bardiani), Matteo Rabottini (Vini Fantini), Carlos Quintero (Colombia) e Sylvain Georges (AG2R) che ai piedi della salita di Croce Ferrata aveva una ventina di secondi di vantaggio sul gruppo. Particolarmente ispirato dal mese di maggio (tutte le sue vittorie in carriera sono arrivate in questo periodo) il francese Georges ha lasciato sul podio i compagni d'avventura e ha provato a fare tutto da solo: in salita è arrivato ad avere anche 45" di vantaggio ma con la Sky in testa a tirare anche la sua azione ha perso di convinzione.

A 10 km dall'arrivo e con Goerges ormai a tiro in gruppo c'è stato lo scatto secco di Danilo Di Luca, magari non con l'esplosività dei giorni migliori ma comunque una gran bella botta: in scia all'abruzzese della Vini Fantini s'è portato con grande fatica il colombiano Robinson Chalapud e il vantaggio sul plotone maglia rosa è salito subito a 10". Chalapud, al limite delle forze solo per stare a ruota, non è mai riuscito a passare davanti se non per prendersi i punti del gpm: il Killer di Spoltore ha dovuto quindi fare praticamente tutto da solo ma nonostante ciò il gap con il gruppo restava stabile sui 10". Ai 1600 metri, assai troppo tardi, il colombiano ha provato a dare un cambio a Di Luca ma ormai il gruppo era lì dietro: Danilo ha provato il tutto per tutto ma s'è dovuto arrendere ai 400 metri finali.

Sul rettilineo finale in lastricato ed in leggera salita la Katusha ha provato a tirare la volata ad un ancora superbo Luca Paolini: alla maglia rosa, però, è mancato un po' il cambio di ritmo dopo il bel lavoro di Giampaolo Caruso e così a prendere la testa è stato Enrico Battaglin che con una fantastica progressione non è più stato superato da nessuno. A ruota del vicentino della Bardiani-CSF c'era Fabio Felline che dopo tanta sfortuna è riuscito a piazzarsi secondo. Terzo invece un ritrovato Giovanni Visconti, molto combattivo in questo inizio di Giro e che domani tornerà ad indossare la maglia blu della montagna.

Dopo aver vinto a ottobre 2011 la Coppa Sabatini quando ancora era un semplice stagista, Battaglin era reduce da un periodo di rendimento inferiore a quelle che erano le attese su di lui dopo quel trionfo: nel 2012 s'è visto poco così come quest'anno, ma al Giro del Trentino s'era intuito che la condizione fosse in crescendo e che avrebbe potuto fare un buon giro. Certo era difficile pensare che potesse già vincere una tappa ma questo ragazzo classe '89 ha grandissimi numeri e oggi l'ha dimostrato con una volata in cui ha vinto quasi per distacco.

Ad eccezione di Bradley Wiggins, tutti gli uomini di classifica sono arrivati assieme a Serra San Bruno con Rigoberto Urán che s'è piazzato quarto, Cadel Evans sesto, Ryder Hesjedal ottavo e Vincenzo Nibali 13°. Come detto s'è comportato molto bene anche Luca Paolini anche perché non era scontato che dopo il gran numero di ieri il corridore della Katusha potesse tenere facilmente la maglia rosa: invece Paolini non ha ceduto neanche un metro in salita restando sempre ben coperto nelle posizioni d'avanguardia del gruppo ed alla fine ha chiuso la tappa in decima posizione. Adesso in classifica generale Paolini ha 17" di vantaggio su Urán, 26" su Intxausti, 31" su Nibali e 34" su Wiggins e Hesjedal: domani si arriva a Matera, nuovamente con un finale tutt'altro che scontato e può bastare un piccolo abbuono o un altro buco per guadagnare o perdere diverse posizioni nella generale.

Sebastiano Cipriani

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