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Women's Tour of New Zealand 2011: Alona&Diadora, prime dediche - Sigillo della Andruk, generale a Judith Arndt

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Alona Andruk esulta a Masterton, in Nuova Zelanda © Ufficio stampa Diadora-Pasta ZaraAl Women's Tour of New Zealand non c'erano atlete italiane in gara ma un po' di Italia c'era ugualmente per la presenza della Diadora-Pasta Zara (registrata sì negli USA ma con l'anima tutta nello Stivale) e di Alona Andruk, la 23enne ucraina giunta ormai alla sua quinta stagione nel nostro paese. Per la formazione di Maurizio Fabretto e diretta in ammiraglia dal mago catalano Manel Lacambra, la trasferta neozelandese rappresentava l'esordio stagionale, e subito ci si è trovata nel mezzo del primo round di una sfida che caratterizzerà il resto della stagione: tra le avversarie, infatti, c'era anche una HTC Highroad arrivata in forze e decisa a prendersi tutto; Judith Arndt e compagne erano quasi riuscite nel loro intento ma a scombinare i piani proprio all'ultimo ci si sono messe proprio Alona Andruk e la Diadora-Pasta Zara nonostante le atlete di Lacambra corressero appena in quattro contro le sei di tutti gli altri team.

Nelle prime due tappe, le più impegnative dal punto di vista altimetrico, Judith Arndt aveva colto due successi mettendo anche una seria ipoteca sulla vittoria finale mentre nella terza giornata di gara era andata a segno Ina Teutenberg (il criterium vinto da Amanda Spratt non era valido per la classifica così come non lo sarà quello di domani): rimaneva solo l'ultima tappa, in cui difendere il primato di Judith. Subito dopo la partenza da Palmerston North, però, s'è capito che non sarebbe stata una giornata facile per le ragazze guidate da Ronny Lauke perché sono stati subito molto numerosi i tentativi di fuga: dopo una decina di chilometri, sull'unica salita del giorno, aveva provato a far esplodere la corsa anche l'australiana Ruth Corset, terza nella generale a soli 12" da Arndt. Appena tornati in pianura, nonostante in alcuni tratti si corresse praticamente sullo sterrato, il gruppo si è ricompattato ma non si sono arrestati gli scatti per andare in fuga.

La HTC Highroad è sempre riuscita a chiudere fino a 50 km dall'arrivo quando a sganciarsi è stato un drappello di sette atlete: tre neozelandesi (Collins, Kuhajek e Chilcott), tre australiane (Hodges, Carle e Gillow, la meglio piazzata nella generale a 1'37") e appunto Alona Andruk. Il vantaggio è cresciuto subito fino a circa 1'20" e a questo punto è iniziata la reazione del gruppo che s'è riavvicinato fino a 40": le fuggitive hanno tenuto duro lavorando tutte con un ottimo accordo e quando a tre chilometri dall'arrivo il margine era ancora superiore ai 30" hanno capito di avercela fatta e solo in quel momento hanno cominciato a pensare a come vincere.

Per Alona Andruk la tattica era molto facile sulla carta ma di certo non dal punto di vista pratico: doveva aspettare la volata avendo la consapevolezza di essere l'atleta più rapida ma essendo lì davanti da sola i rischi di lasciarsi sfuggire qualche avversaria c'erano. Le altre però non sono riuscite a fare la differenza nel finale e la portacolori della Diadora-Pasta Zara le ha fulminate tutte allo sprint, lasciando la seconda classifica a più di una bicicletta. Per lei questo è il quarto successo in carriera ma il secondo in corse internazionali dopo la tappa vinta l'anno scorso al Trophée D'Or. Per la HTC, che porta Arndt al successo nella generale, invece è la seconda vittoria in due corse disputate e contando anche le tappe i primi posti stagionali diventano già sei.

Dopo la corsa la gioia per il primo successo dell'anno ha lasciato spazio ad una doppia dedica molto toccante: la vincitrice ha raccontato che per tutta la tappa ha pensato all'amica Marina Romoli e che è stata lei a darle la forza per arrivare fino al traguardo; da parte della squadra e del direttore sportivo Manel Lacambra, invece, il ricordo va a Carla Swart, tragicamente scomparsa a inizio anno.

Sebastiano Cipriani

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