PoffarBak, che numero! - EBH leader. Plouay, vince Gerrans
- Eneco Tour of Benelux 2009
- GP Ouest France - Plouay 2009
- Bbox Bouygues Telecom 2009
- Cervélo Test Team 2009
- Rabobank 2009
- Team Columbia - High Road 2009
- Team Saxo Bank 2009
- Anthony Roux
- Daniel Martin
- Daniel Martin [Can]
- Edvald Boasson Hagen
- Francesco Gavazzi
- Lars Ytting Bak
- Paul Martens
- Pierrick Fédrigo
- Simon Gerrans
- Tyler Farrar
- Vincenzo Nibali
- Uomini
Dopo tanti tentativi e tanti chilometri passati in fuga finalmente anche gli attaccanti hanno vissuto la loro giornata di gloria in questo Eneco Tour: appena la corsa è rientrata in Olanda, la sua terra natale (in origine si chiamava Ronde van Nederland), il copione che voleva i velocisti come attori protagonisti è stato riscritto completamente ed ora anche la classifica generale ha un volto un po' diverso. La vittoria è andata al danese Lars Bak che avevamo avuto modo di apprezzare al Giro d'Italia, dove era riuscito ad ottenere due quarti posti di tappa grazie a delle fughe da lontano: oggi il portacolori della Saxo Bank ha saputo cogliere l'attimo giusto nel finale per cogliere di sopresa i compagni di fuga e grazie anche ad un pizzico di fortuna è riuscito a mantere un piccolo margine fin sotto lo striscione d'arrivo alzando le braccia al cielo a più di due anni di distanza dall'ultima volta (in mezzo "solo" due titoli nazionali ma a cronometro).
I 204 km tra Roermond e Sittard-Geleen si presentavano come molto interessanti vista la presenza di tanti muri, primo tra tutti i Cauberg, che caratterizzano anche l'Amstel Gold Race. Dopo appena 2 km Mouris, Deroo e De Lis sono già davanti e visto il grosso ritardo in classifica dei tre il gruppo lascia spazio, addirittura fino a 17'35" a 127 km dalla fine: Rabobank e Team Columbia, però, non avevano intenzione di lasciarsi scappare così un possibile successo di tappa e allora ecco molti uomini di questa squadre davanti al gruppo a tenere un ritmo molto alto, talmente alto che a 90 km dal traguardo i distacco era già precipitato a 8'30".
Qualche chilometro più tardi però si scopre che dietro a questo forcing pazzesco attuato soprattutto dalla Rabobank c'è l'intento ben preciso di rendere durissima la corsa: sull'Eyserbosweg (la celebre "salita delle antenne" posta a 86 km dalla conclusione) Nuyens accelera e fa esplodere il gruppo. Dopo la discesa alle spalle dei tre di testa troviamo un gruppo di 15 corridori in cui troviamo tre Rabobank (Posthuma, Langeveld e Flecha, mentre Nuyens si era comprensibilmente rialzato), tre Columbia (Boasson, Monfort e Rogers), tre Silence (Van Avermaet, Van den Broeck e Van Summeren), due Saxo Bank (Van Goolen e Bak) e tanti altri ottimi corridori (Nibali, Gavazzi, Chavanel e Bakelants) ma non i primi due della generale, Farrar e Boonen.
A questo punto inizia una lunghissima lotta di gambe e nervi tra i due gruppi: davanti l'accordo è ottimo mentre dietro la superiorità numerica viene vanificata da una scarsa organizzazione e da squadre come Silence-Lotto e Liquigas che vanno in testa a rompere i cambi; il vantaggio quindi oscilla sempre tra 1' e 1'20". Nel finale (dopo che i tre fuggitivi della prima sono stati ripresi ai meno 48 km) il testa a testa tra i due gruppi diventa ancora più appassionante perché la Garmin trova nella Caisse d'Epargne e nella Katusha dei buoni alleati e a 18 km dalla fine il margine scende sotto il minuto ed addirittura sotto di 30" ai meno 15 con lo stesso Tyler Farrar che si mette a tirare per difendere la sua leadership. A dare manforte ai fuggitivi però ci hanno pensato tre muri che hanno rallentato la veemente rincorsa del plotone: a 5 km dall'arrivo, proprio poco prima dell'ultimo di questi muri Lars Bak scatta in contropiede dopo un tentativo di Chavanel e guadagna subito un discreto margine. Sul St.Pergamijn (questo il nome del muro) è Nibali a tentare di portarsi in scia al danese ma il capitano della Liquigas è sfortunatissimo e scivola in discesa (ai meno 2,5 km) proprio quando stava per completare la sua rimonta: Bak va così a vincere mentre Boasson Hagen vince la volta per il secondo posto davanti al nostro Gavazzi e va a prendersi la maglia bianca di leader della generale dal momento che il "gruppo Farrar" ha accusato un distacco di 31" sulla linea d'arrivo.
La classifica quindi ora vede il giovane fenomeno norvegese con 15" su Farrar e Bak, 21" su Chavanel e 23" su Nibali e Posthuma: la tappa di domani tutta pianeggiante darà a Farrar la possibilità di avvicinarsi un po' grazie agli abbuoni (10" per il vincitore) ma considerando la cronometro conclusiva ad Amersfoort la lotta per il successo sarà tra gli altri cinque con Boasson favorito. (Sebastiano Cipriani)
Intanto la Francia ci ricorda che ci sono giornate in cui il gruppo fa molto male i propri calcoli, in cui agli attaccanti pare mancare il colpo del k.o., l'epilogo allo sprint sembra il più logico e futuribile, eppure in un modo o nell'altro volata finisce per non essere. Questo, in soldoni, è quanto s'è visto in quel di Plouay, nella gara odierna, e c'è da dire che non è novità per una corsa come il GP Ouest France tradizionalmente incerta e aperta ad ogni tipo di soluzioni. Basti guardare il palmarés delle ultime edizioni, che dice di una corsa che ha arriso spesso ad attaccanti e finisseur e mai, dal 2002 (vittoria di Jerémy Hunt su O'Grady e Cooke), ai velocisti.
Ad arricchire il quadro - impoverendo il tasso tecnico della competizione - una lista partenti di livello non certo eccezionale, fattore cui dobbiamo infine aggiungere che le poche stelle presenti a Plouay (Ballan, Pozzato e Ivanov, Hushovd e Haussler, Sánchez Gil, Kirchen, Bennati) hanno davvero ben poco brillato.
Il mosaico che risulta da tutti questi tasselli non poteva che premiare un outsider, quel Simon Gerrans (Cervélo) che negli ultimi mesi è andato costruendosi un presente in cui l'etichetta di "outsider" inizia davvero ad andargli stretta. Settimo, ottavo e sesto posto nelle tre grandi classiche delle Ardenne, una bella vittoria sul San Luca, nella 14esima tappa del Giro d'Italia, la prestigiosa affermazione a Pratonevoso, nel Tour 2008: risultati di spessore, che parlano di un atleta maturo, capace di risultare finalmente vincente anche al di fuori delle gare australiane che fino al 2006 costituivano il suo unico terreno di caccia.
Gerrans è stato estremamente bravo nell'interpretare le fasi calde di gara, mantenendosi davanti nei momenti decisivi, ed è poi risultato letteralmente imprendibile per i compagni di fuga, in primis quel volpone di Pierrick Fedrigo (Bbox), che a Plouay aveva vinto l'anno scorso e che per una volta s'è dovuto accontentare della seconda piazza, e il sorprendente tedesco della Rabobank Paul Martens, terzo.
Nessun corridore italiano nei primi dieci, nonostante il grande attivismo della Lampre, a lungo protagonista della gara. La Saronni-band prende l'iniziativa fin da molto lontano dal traguardo, con Mori, Tiralongo e Gasparotto a chiudere su un quartetto di fuggitivi composto da Lefévre (Bbox), González Baeza (Fuji), Jerome Pineau (Quick Step) e Mate Mardones della Serramenti-Diquigiovanni, team italiano premiato dai molti ottimi risultati con una wild card per la corsa francese. L'azione dei quattro fuggitivi viene neutralizzata quando mancano 64 km all'arrivo e la situazione vede la Lampre-NGC, con Ballan stesso in quarta posizione, evidentemente intenzionata a rendere la corsa dura e preparare il terreno a un attacco del campione del mondo in carica o di Santambrogio, rovinando così i piani dei velocisti.
A ricongiungimento avvenuto, è naturalmente subito bagarre, con le squadre francesi altrettanto prevedibilmente in evidenza. Tuttavia, nessuno riesce ad evadere fino a 52 km dall'arrivo, quando un bell'allungo di Matthew Lloyd (Silence-Lotto), raggiunto poi da Danny Pate (Garmin), rimescola le carte quel tanto che basta per favorire il successivo attacco, propiziato da un bell'allungo del giovane Roux della Française des Jeux. Il francesino si avvantaggia in bello stile ai piedi della côte de Ty-Marrec, ovvero l'ultima delle tre brevi salite previste nel circuito di 19,1 km lungo il quale si snoda la corsa, quando mancano circa 45 km all'arrivo e viene presto raggiunto da un altro discreto prospetto francese, Cyril Gauthier (Bbox).
L'azione è promettente e vede Alessandro Ballan muoversi in prima persona, portandosi sulla coppia di fuggitivi insieme ad Albasini (Columbia) e Maxim Iglinsky (Astana). Si forma così un quintetto in testa, ma anche quest'azione ha vita breve, in quanto la Cervélo di Hushovd e Haussler reagisce prontamente quando mancano due tornate alla conclusione e riporta il gruppo compatto ai -35 all'arrivo.
Gli attacchi si susseguono: ci prova Moinard (Cofidis), ma soprattutto Le Mével (FDJ): il francese, ottimo decimo dell'ultimo Tour de France, fa il vuoto in salita, guadagnando fino a 17" sugli inseguitori, nella fattispecie un redivivo Menchov (Rabobank), insieme a Moinard, Botcharov (Katusha) e l'altro giovane di belle speranze Rolland (Bbox). Le Mével attende opportunamente i quattro atleti alle sue spalle, ma è ancora la Cervélo, aiutata dalla Quick Step, a metter fine all'azione, a 28 km dall'arrivo.
La côte de Ty-Marrec, affrontata per la penultima volta, è nuovo trampolino di lancio per i coraggiosi di giornata. Tocca stavolta al recente vincitore del Trittico Lombardo, quel Mauro Santambrogio che, vista la sua forma, è oggi carta importante per la Lampre di Ballan. Il comasco parte deciso in risposta a un attacco di Rolland e tira dritto, portandosi appresso Gesink (Rabobank), un attivissimo Scarponi (Diquigiovanni), Malacarne (Quick Step), ma soprattutto il temibilissimo Gilbert (Silence). Il massimo vantaggio del nuovo quintetto non supera però i 16", proprio in coincidenza dell'ultimo passaggio sul traguardo e il nuovo ricongiungimento avviene ai -11, per la decisiva azione della Katusha sulla salita di Kerruel. La situazione resta tuttavia molto incerta, gli attacchi si susseguono e s'inizia a vedere nelle posizioni d'avanguardia anche il vincitore 2007 Voeckler.
Il gruppo è molto allungato, ma non ci sono decisi attacchi, tanto che l'azione decisiva nasce un po' in sordina, a meno otto chilometri dall'arrivo, quando si avvantaggia quasi per caso, da davanti e senza scatti ad originare la fuga, un gruppetto di cinque atleti: ancora Santambrogio, ancora Gesink e poi Gerrans, il vincitore 2008 Fedrigo e Gerard (FDJ).
Il drappello come detto prende il largo alla chetichella, ma sembra destinato ad essere ripreso, grazie all'impegno delle squadre rimastene escluse, soprattutto Katusha, Garmin e Liquigas. Ai meno cinque infatti, all'attacco della salita di Ty-Marrec, il gruppo rientra sulla testa: Santambrogio, Gerard e Gesink mollano, mentre Gerrans prova a ri-allungare, inseguito da Fedrigo. Sui due si riporta, con una pregevolissima progressione Martens, imitato poco dopo da Daniel Martin (Garmin).
Il gruppo è ormai frantumato e non sa reagire efficacemente, davanti si procede di buon accordo, sebbene il più generoso sia il tedescone della Rabobank: l'andatura che imprime al gruppo di fuggitivi risulterà decisiva per la riuscita dell'azione. Altrettanto decisiva è la ricomparsa sulla scena di Anthony Roux: il francese, autore di un'ottima prova, s'era lanciato ai -3 all'inseguimento della testa della corsa, riuscendo nell'impresa in coincidenza dell'ultimo chilometro, proprio quando l'accordo tra i battistrada pareva iniziare a venir meno.
Il giovane atleta della FDJ, raggiunti i fuggitivi sotto l'arco dell'ultimo chilometro, prova a tirar dritto: i rivali ovviamente gli si accodano e così Roux finisce per dare nuovo impulso all'azione, ma anche bruciare le residue energie e possibilità di successo.
Si arriva infatti allo sprint ristretto, lanciato da Martin, probabilmente il meno veloce del lotto, dalla cui scia escono sulla destra Fedrigo e sulla sinistra, al centro della strada, Gerrans. Lo spunto dell'australiano della Cervélo è prepotente e - come detto - la vittoria risulta nettissima; Fedrigo si deve accontentare del secondo posto, mentre Martens riesce a recuperare Roux proprio sulla linea, per una più che onorevole terza piazza. Il gruppo, che finisce 3" dietro regolato da Dumoulin (Cofidis), viene anticipato da Luís León Sánchez (Caisse d'Epargne), troppo passivo oggi, nonostante il tardivo tentativo di riportarsi sui cinque davanti, operato negli ultimi 500 metri.