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La scarpinata di Scarponi - Maxifuga e successo per Michele

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Una fuga così Michele Scarponi non osava neanche sognarla, probabilmente. Una fuga di 200 km, con due salite non banali di mezzo, con l'inseguimento fattosi a un certo punto forsennato da parte del gruppo, con compagni d'avventura persi per strada, con la vittoria unico modo per dare un senso a quella follia.
Ma una volta nella vita le cose vanno tutte (o quasi) per il verso giusto, e allora si può esultare, e ci si può lasciare definitivamente alle spalle anni difficili, difficili da spiegare, figurarsi viverli.
All'Alpe di Siusi, ieri, il corridore marchigiano aveva patito non poco, e pagato alla fine un conto troppo salato per le sue (eventuali) ambizioni di classifica: 4'46", e ciao patria.
L'unica reazione a una disfatta che un uomo di carattere può concepire è un'immediata ricerca del riscatto. Che Scarponi il carattere ce l'abbia in sovrabbondanza s'è ormai capito, quindi nessuno si è stupito di vederlo in fuga oggi dopo 50 km, insieme a Oscar Gatto, uomo veloce capitato lì per caso, Fabrice Bonnafond, francese in cerca di una vetrina, Kasper Klostergaard, danese di buone prospettive, e Vasil Kiryienka, bielorusso mattatore delle fughe l'anno scorso (vinse a Monte Pora, fu secondo a Pescocostanzo e Pampeago).
Siccome in classifica Scarponi era lontano ma non troppo (6'19" da Di Luca), la LPR della maglia rosa ha evitato di lasciare il solito quarto d'ora di bonus ai fuggitivi, ma ha controllato il distacco, tenendolo a lungo sotto i 7'.
È stato tra la prima salita di giornata (Felbertauern, vetta a 101 km dalla fine) e la successiva discesa che il margine è salito fino a 9'50" di vantaggio massimo per gli attaccanti, ma subito dopo il ritorno del gruppo è stato furioso, con un gap sceso intorno ai 5' ai piedi della seconda salita (Hochkrimml, vetta a 45 dal traguardo).
Su quest'erta un altro degli uomini respinti a Siusi, Stefano Garzelli, ha messo a tirare i suoi, per avvicinare ulteriormente i fuggitivi (tra i quali nel frattempo si staccavano Klostergaard e poi Gatto e Bonnafond) e provare poi a raggiungerli tutto solo.
Il capitano dell'Acqua&Sapone ha in effetti fatto il tentativo, ma l'unico dei fuggitivi che è riuscito ad agguantare, prima di rialzarsi, è stato Klostergaard.
Davanti invece Scarponi aveva staccato Kiryienka, per aspettarlo poi in discesa: meglio lavorare in due che da soli, contro un gruppo che, assottigliato sull'Hochkrimmel, aveva poi visto molti rientri, con squadre come Katusha (per Pozzato) e Quick Step (per Davis) che si erano messe a tirare alla morte.
Il finale, un thrilling: margine giù fino a 1'30", foratura per Kiryienka, nuova attesa di Michele, infine ai 9 km i crampi che hanno definitivamente messo ko il bielorusso.
A quel punto a Scarponi non rimaneva che spendere tutto per mantenere quel vantaggio su un plotone la cui carica tuttavia tendeva a scemare.
E allora merito al marchigiano e alla sua vittoria di Mayrhofen (incomprensibile sconfinamento austriaco nel Giro del Centenario), e merito a Edvald Boasson Hagen, che con una sparata saronniana si è preso il secondo posto, mentre nel tortuoso finale cittadino il gruppo si frazionava e Armstrong perdeva altri 39" dai migliori.
Domani settima tappa, Innsbruck-Chiavenna, altri 244 km validi per fughe o volati. Data la lunghezza, non sarà comunque una passeggiata.

Marco Grassi    

 

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