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Edvald mani di forbice - Boasson taglia il traguardo per 1°

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Quando tra un bel po' di anni questi ragazzetti vestiti di bianco e giallo avranno preso ognuno la propria strada, magari allontanandosi l'uno dall'altro, sarà inevitabile per loro riandare con nostalgia a quei giorni in cui erano giovani, belli e stravincenti.
Quei giorni che, guarda caso, sono proprio quelli che stiamo vivendo (anche) in questo Giro, ma più in generale da un biennio buono. Da quando, cioè, il Team Columbia, dapprima noto come High Road, ha fatto irruzione sulle scene del ciclismo internazionale.
Con sfrontatezza almeno pari alla freschezza atletica, i ragazzi di Valerio Piva (diesse italiano della formazione) hanno infilato, in neanche una settimana di Giro, la vittoria nella cronosquadre, due giorni di Cavendish e uno di Lövkvist in maglia rosa, la presenza dello stesso Lövkvist e di Rogers in alta classifica (sono secondo e terzo, e potrebbero sorprendere ancora); e infine la vittoria di Edvald Boasson Hagen oggi a Chiavenna.
Boasson veniva da un secondo posto ieri a Mayrhofen: non un secondo posto qualsiasi, ma un risultato ottenuto con un'impressionante sgasata negli ultimi 300 metri, che gli aveva permesso di togliersi tutti di ruota, tranne il solo fuggitivo Scarponi.
Evidentemente al giovane norvegese (il vincitore dell'ultima Gand proprio domenica compirà 22 anni) era rimasto il dente avvelenato, se è vero che ha subito riprovato a centrare il successo, e stavolta c'è riuscito.
Un giorno pieno di pioggia e chilometri da percorrere (ben 244) per rientrare dall'Austria (Innsbruck) all'Italia, passando dai Grigioni in Svizzera; un giorno perfetto per una fuga, quindi, e infatti subito Facci, Huzarski, Klimov e Isaichev hanno preso il largo, sciroppandosi in avanscoperta tutta l'interminabile salita di giornata: praticamente 200 km (avete letto bene) di falsopiano tendente alla vetta di Passo Maloja (ovviamente tutti e 200 con pendenze risibili).
Ma i quattro, passati da un vantaggio massimo di 9'20", non sono nemmeno transitati in testa al Gpm (posto a 38 km - tutti in discesa - dalla fine), ripresi grazie al lavoro di Garmin e Barloworld che speravano di portare rispettivamente Farrar e Hunter in volata.
I primi chilometri della picchiata, molto tecnici, hanno lanciato l'assalto di uno sfrenato Alessandro Bertolini, che sul bagnato ha compiuto miracoli di equilibrismo per guadagnare un minuto abbondante sul gruppo e provare ad involarsi come un anno fa a Cesena. Ma quando la discesa s'è fatta più scorrevole, da dietro sono venuti diversi tentativi di attacco, e a circa 12 km dal traguardo, prima Brutt con Hunter, poi Viganò con Boasson Hagen sono rientrati sul corridore della Diquigiovanni.
Tra gli uomini di classifica aveva prevalso invece la linea della non belligeranza, visto e considerato l'asfalto viscido che invitava a pensare più alla pellaccia che alla lotta per la maglia rosa. Per una volta non ci sentiamo di gettare la croce addosso ai corridori accusandoli di scarsa verve.
In ogni caso i fuggitivi, rallentando vistosamente l'andatura, stavano per permettere al gruppo di rifarsi sotto. Bertolini ha tentato l'ultimo allungo agli 800 metri, giocandosi così il tutto per tutto. È stato Brutt a chiudere su di lui riportando gli altri sotto (come se ciò potesse favorirlo per la vittoria di tappa...), e allora a Boasson a quel punto non è restato che saltare tutti con un'altra bellissima sparata e volare verso il primo successo di tappa in un grande giro.
In classifica non cambia niente, domani da Morbegno a Bergamo la tappa presenta un finale intrigante, con Colle del Gallo e strappo di Bergamo Alta. Un disegno buono forse per Di Luca, comunque per "liegisti", comprendendo nel novero i Gilbert e i Cunego. Ma forse un po' poco per un sabato di Giro; e domani, presentando la tappa di domenica, toglieremo anche il forse.

Marco Grassi    

 

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