Hai voluto la bicicletta? - Scopriamo il mondo di Luca Barla
Versione stampabile Luca Barla, talento del ponente ligure, è nato a Bordighera il 29 Settembre 1987. Sebbene abbia un fratello gemello che gioca a calcio, Luca s’è dedicato anima e corpo al ciclismo, ottenendo ottimi risultati nelle categorie minori fino a giungere al passaggio da professionista nel 2008, alla corte della Milram di Zabel e Petacchi. Dopo il primo anno corso da pro' siamo andati a cercar di capire chi è Luca Barla, dentro e fuori le corse.
Luca, per far capire meglio ai nostri lettori chi sei diamo loro un indizio: sei nato a Bordighera e vivi lungo la salita del Poggio di Sanremo. Continua tu.
«Beh, che dire? È un luogo storico, dove spesso, anche se non ultimamente, s’è decisa la corsa dei miei sogni, la Milano–Sanremo. Una corsa che ho visto transitare sotto ai miei occhi da sempre, esclusi gli anni in cui vi ho preso parte da dilettante. Quest’anno non l’ho corsa ma non è un problema per me. Infatti è noto che per prendere parte alla Classicissima bisogna essere davvero preparati. Sapevo che non l’avrei corsa nel 2008. Magari l’anno prossimo...».
Hai avuto la fortuna di gareggiare con due “mostri” come Petacchi e Zabel, che di Sanremo (e non solo) se ne intendono. Per te potrebbe essere un’ottima scuola per gli anni a venire per provare a vincere la Sanremo?
«Certo, correre con due come loro, sempre al massimo nelle grandi occasioni è stato un onore. Provare a vincere la Sanremo è difficile perchè sono giovane e perchè sicuramente l’anno prossimo dovremo aiutare qualche nostra punta ma non è impossibile. In fondo la Sanremo è una corsa lunga ma non ha delle salite dure in mezzo, quindi si adatta alle mie caratteristiche. Vincerla è un sogno, proverò a realizzarlo».
Quali sono le tue caratteristiche?
«Fondamentalmente sono un passista scalatore».
Tornando indietro nel tempo, hai iniziato a soli 10 anni a correre, dopo aver giocato a calcio. Strana tendenza in un periodo in cui tutti vogliono diventare calciatori, non credi?
«Se vogliamo è strano, però bisogna dire che a calcio praticamente non giocavo...».
Spiegati meglio: vuoi dire che il mister ti metteva sempre in panchina?
«Ma sì! A volte mi prestavano persino alle altre squadre se a queste mancava qualche giocatore, così ho deciso di abbandonare il calcio per il ciclismo. Meglio cambiare!».
Perchè hai optato proprio per il ciclismo e non per un altro sport?
«Perchè una collega di mia madre aveva un figlio che correva nella Ciclistica Arma Taggia e me l’ha consigliato. Ho provato, poi una cosa tira l’altra, avevo iniziato a vincere qualche corsa nel campionato provinciale ed ho deciso di continuare con il ciclismo».
Hai pedalato e vinto titoli regionali anche in pista. Come ti sei trovato in una disciplina che in Italia si sta leggermente risollevando dalla polvere solo in questi ultimi anni?
«La pista a me non piace tanto, a dirla tutta. Forse è perchè sono io ad aver paura a correrci. Però devo dire che ti dà un colpo d’occhio e una capacità di stare in bicicletta correttamente che la strada non ti darà mai. Poi se vuoi imparare davvero a guidare una bicicletta devi correre in Belgio nelle Classiche».
Già, hai corso anche queste. Come ti trovi nelle corse del Belgio?
«Come in tutte le corse, alcune di esse mi piacciono, altre meno. La mia preferita ed anche la più importante che ho disputato è la Gand–Wevelgem (conclusa al 56esimo posto, ndr). Una grande emozione, tantissima gente sul Kemmel che ti dà la carica. Ho dovuto aiutare Zabel, che ha finito 4°, stando con lui nel finale di corsa. Insomma, una gran bell’esperienza!».
Sulle strade del Belgio è stata maggiore per te la voglia di vincere o la paura di qualche infortunio?
«Allora, se dicessi che quelle corse non sono pericolose direi una bugia. All’inizio devi saltare su e giù dai marciapiedi, stare sempre all’occhio. Se vinci però la soddisfazione dev’essere immensa, anche perchè in Belgio il ciclismo è praticamente sport nazionale».
Sei passato Juniores con la Ciclistica Arma Taggia e poi Under 23 con l’U.C. Bergamasca. Come sono stati quegli anni per te?
«A dire la verità gli Under 23 come categoria non mi piacciono molto, pur essendomi trovato benissimo all’U.C. Bergamasca. Le gare degli Under 23 sono tutte scatti e controscatti, cosa che non amo particolarmente. Meglio nei professionisti, dove si parte piano e si termina in crescendo, oppure vai subito a tutta e se reggi il ritmo bene, sennò ti lasci sfilare. L’ho capito anche quando ho preso parte ai miei primi stage alla Milram che il modo di correre dei professionisti era tutto il contrario di quello degli Under 23».
Qual è stata la tua prima gara da pro'?
«É stato in Sudafrica, in un challenge. Le squadre importanti erano solo Liquigas, Milram e Barloworld, però correre in mezzo a persone come Pozzato ed altri per i quali fino al giorno prima tifavo sul Poggio è stato molto emozionante».
A proposito di tifo e di ammirazione, qual è stato il tuo idolo ciclistico?
«Il mio idolo era ed è tuttora Michele Bartoli. Lo ammiravo per il suo modo di correre, per le sue caratteristiche, per la posizione in sella, bellissimo da vedere. Peccato solo che non abbia vinto la Milano–Sanremo...».
Invece qual è il corridore ancora in attività che ammiri di più?
«Per palmarès, tattica di corsa e mentalità sono obbligato a dire Bettini e Rebellin».
Che carattere hai quando non sei alle gare?
«Sono uno molto flessibile, mi adeguo a tutto ed a tutti, non creo problemi».
Quali sono le tue passioni al di fuori del ciclismo?
«Adoro i rally, infatti mentre vi parlo sono lungo le strade del Rally del Bormida, a Millesimo. É uno sport che mi appassiona veramente tanto, anche se non ho mai provato a guidare una macchina da rally. É un sogno e spero di poter realizzare presto. Amo molto il nuoto inoltre, infatti vado spesso in piscina e poi pratico l’enduro. Senza esagerare però, perchè è un po’ pericoloso a volte».
Come ti piace divertirti durante il tempo libero?
«Quando non sono alle corse mi piace molto uscire con i miei amici per andare a ballare. Sono un po’ casinaro e pazzerello, ovviamente entro i limiti».
Hai qualche soprannome che ti è stato affibbiato quest’anno, considerando che eri una delle tante matricole?
«A dir la verità no, nessuno, anche se ricordo che negli Juniores il Direttore Sportivo ed i compagni di squadra della Ciclistica Arma Taggia mi chiamavano “cavallo”, così, per scherzare».
Nel 2009 sarai l’unico italiano rimasto in una Milram i cui vertici sono mutati. É una prospettiva che ti piace?
«Il primo anno in Milram è andato più che bene, non vedo perchè non continuare così anche l’anno prossimo. La squadra mi piace e alcuni piccoli problemi magari sorgeranno sul piano della comunicazione, visto che parlo inglese ma non sono certo un drago. Ho pure “perso” Erik Zabel, col quale parlavo tranquillamente italiano!».
Di’ la verità, la proposta di un team italiano non ti alletterebbe?
«Come no, sicuramente! Correre in un team italiano sarebbe molto bello, anche se non si può mai dire. Perciò non è detto che non mi troverò bene in questa nuova Milram, anzi, spero vivamente il contrario. Inoltre, se guardiamo la carriera di un grande ciclista italiano come Davide Rebellin vediamo che ha corso diversi anni all’estero, nella Gerolsteiner, eppure ha sempre corso ad alti livelli e si è sempre trovato bene».
Come vedi Luca Barla nel futuro?
«Come mi vedo? Mah... io... sinceramente... mi vedo lì in via Roma, davanti a tutti. Sarebbe proprio bello. É difficile vincere una Sanremo ma ci voglio e ci devo provare!».
Se mettiamo sul piatto la Medaglia d’oro alle Olimpiadi, quella ai Mondiali e la Milano–Sanremo tu quale scegli?
«Accidenti! Che domanda difficile mi fate! Sapete, io tendo sempre a mettere la Sanremo davanti a tutte le altre corse, però con un’Olimpiade in mezzo mi spiazzate davvero...Si potrebbe fare così, vinco tutte e due in un anno e tagliamo la testa al toro».
Ottima soluzione! Speriamo dunque di risentirti presto!
«Se sarà così sarà perchè ne avrò combinata una delle mie... Una bella sorpresa magari...».
Allora potremmo darci appuntamento per il 2009 a Sanremo, in Via Roma, attorno a Marzo. Che ne dici?
«Con grande piacere! Per applaudire i ciclisti che passano sotto al traguardo, vero? (ride)».