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Davis-à-vis col successo - Savio Boys, volo tarpato a S. Luis

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E va bene, che notizia sarà mai questa, il Tour Down Under 2009 verrà deciso più o meno dagli abbuoni: fosse una novità, potremmo fingere indignazione (ma come, ci tenete svegli tutta la notte qui agli antipodi, per seguire un filotto di volate, anche quando in teoria ci sarebbero le salite?), ma siccome il vago sentore ce l'avevamo già in partenza (non che ci volesse Nostradamus per averlo, quel sentore), passiamo senz'altro a dedicarci ad Allan Davis, che a Willunga ha vinto la terza tappa su cinque, in barba a quanti si aspettavano chissà quale stravolgimento della classifica.
La salitella di Willunga può infatti respingere giusto un Graeme Brown (che infatti ci ha sbattuto contro, e ciao classifica), ma non certo fare sfracelli. Può però essere un utile scenario perché un texano voglioso di rimettersi in mostra decida di fare l'andatura del gruppo, andando dietro per tutta la scalata ai fuggitivi che in quel momento erano in avanscoperta. Ovvero (in occasione del secondo e ultimo passaggio) Moncoutie e Lloyd, e poi Lefèvre, e poi anche Rogers, Wesley Sulzberger e Luis Sánchez. Nessuno in grado di fare il vuoto (ma il terreno era quello che era), e tutti sparpagliati nel raggio di pochi secondi, con gli inseguitori che hanno avuto buon gioco, una volta scollinati, a ricompattarsi tra i vari gruppetti e coi fuggitivi.
Armstrong, parte attiva in questa giostrina, ha di fatto chiuso in cima a Willunga Hill il suo Tour Down Under, visto che il finale di oggi e l'intera tappa di domani appartengono al feudo dei velocisti. Prima di prevedere il vincitore della frazione finale (un pronostico: Brown), occupiamoci della cronaca di quanto avvenuto oggi: niente di particolarmente innovativo, visto che la storia tratta di due o tre treni a confronto, quello della Quick Step (per Davis), quello della Saxo (per O'Grady), quello della Columbia (per Hincapie), con qualche tentativo di infiltrazione da parte degli arancioni Euskaltel.
La fine, non foss'altro per il fatto che l'abbiamo anticipata sopra, è nota: la volata ha premiato Allan Davis, che ha piegato la resistenza di Horrach, Elmiger e O'Grady, centrando il suo terzo successo in questa edizione del TDU, e stabilendo il primato personale di affemazioni nella corsa australiana: due anni fa si fermò a quota due, ed era comunque un notevole bottino per uno dei giovani più promettenti del panorama veloce. Poi OP frenò ingiustamente la carriera di Allan (scagionato dopo essere stato suo malgrado coinvolto), ma il tempo è tutto sommato ancora dalla parte del corridore del Queensland: a luglio Allan compirà 29 anni, la maturità piena l'ha praticamente raggiunta, vedremo se raccoglierà frutti più succosi delle pur dolci tappine Downunderiane.

Una frazione che in Australia se la sognano è quella che i partecipanti al Tour de San Luis hanno affrontato quest'oggi: 204 km da San Francisco del Monte de Oro a Mirador del Sol, con tanto di arrivo in salita. Che non sarà stato il Mortirolo, ma ha dato modo a chi aveva qualche progetto bellicoso di provarci. E quando si tratta di progetti bellicosi in questo tipo di gare, si finisce inevitabilmente a parlare della Diquigiovanni. Il team di Savio aveva del resto tutto l'interesse a far la corsa dura, per vedere di far saltare i tre uomini che precedevano Serpa in classifica. Una missione riuscita al 33% come può essere definita? Positiva o negativa? Positiva perché libera un posto sul podio per il simpatico José; negativa perché, se Lucas Haedo ha dimostrato che l'arrivo in quota non era propriamente la sua tazza di tè (questo modo di dire suona molto meglio in inglese), perdendo oltre 8' sulla salita di Mirador del Sol (sempre scortato dal premuroso fratello maggiore Juanjo) e volando lontano in classifica, gli altri due, ovvero il leader Alfredo Lucero e l'esperto Jorge Giacinti, si confermano clienti tutt'altro che mollicci, e tengono il punto con notevole autorità: addirittura Giacinti guadagna qualcosina sullo stesso Serpa.
La tappa l'ha vinta lo spagnolo Xavier Tondo, che ha sfruttato come meglio non poteva il gran lavoro di Ochoa e Rodríguez (alfieri di Serpa che hanno scremato il gruppo che a inizio scalata contava una quarantina di unità) ue giorni fa): dopo le trenate degli uomini di Savio, il tentativo di Serpa è avvenuto all'ultimo chilometro. Con lui c'era ancora e sempre Ochoa, ma Giacinti ha saputo prendere la scia dei due (Lucero era appena dietro) portandosi appresso anche Tondo, che è stato il più scaltro a scegliere il momento giusto per la stoccata. Vano il tentativo di Nibali di chiudere il buco agli 800 metri per riportare sotto Basso, che si accontenta di un sesto posto a 11" da Tondo (e risale in classifica fino alla quinta posizione), ma in casa Liquigas prevale l'ottimismo; amarognolo invece il filotto Diquigiovanni dal terzo al quinto posto di giornata (Serpa-Ochoa-Rodríguez), alle spalle di Tondo e Giacinti. Ci sarà di sicuro qualche gioco in cui tre piazzati valgono una vittoria, ma purtroppo per Savio non è il ciclismo.
Nella generale, Lucero ha 1'05" su Giacinti, 1'37" su Serpa, 2'22" su Grivko e 2'24" su Basso. In teoria Giacinti o ancora Serpa potrebbero provare nelle ultime due tappe a giocarsi il tutto per tutto: se non fosse che le due frazioni in questione si annunciano come piuttosto facili (di sicuro quella di domani; l'ultima può celare qualche insidia), e che il meglio del Tour de San Luis 2009 è probabilmente già alle spalle. Per contribuire a riempire di qualche argomento il gennaio ciclistico, in attesa delle corse vere, in fondo può anche bastare così.

Marco Grassi    

 

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