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Argento vivo Rebellin - Davide ha risposto alle vostre domande | Cicloweb

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Argento vivo Rebellin - Davide ha risposto alle vostre domande

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La medaglia d'argento delle Olimpiadi in linea di Pechino 2008, il veneto Davide Rebellin, ha accettato di farsi mettere "sotto torchio" dai tifosi di ciclismo; ma che diciamo tifosi di ciclismo, dai lettori di Cicloweb.it!
Partiamo da una richiesta: puoi spiegare a noi, piccoli uomini, cosa vuol dire un podio olimpico?
«Il podio olimpico è una soddisfazione immensa. Altrove il 2° posto è una sconfitta, soprattutto nelle grandi corse e nel Mondiale. Ma alle Olimpiadi è tutto diverso: 2° posto vuol dire argento, come fai a considerarlo una sconfitta? E poi l'Olimpiade la guardano tutti, non solo gli appassionati di ciclismo. Il podio olimpico significa dunque che tutti poi sanno chi sei».
Dopo una medaglia si tende a dare risalto all'aspetto emozionale, magari trascurando gli aspetti tecnici. Torniamo un attimo alla gara: era necessario seguire ogni scatto di Andy Schleck o saresti potuto restare con Sánchez?
«La scelta mi pareva forzata. Entrambi pedalavano benone, ma Andy in salita aveva un passo decisamente buono. Era l'unico in grado di far male, ed io avevo il dovere di seguirlo, anche perché arrivare con lui a me stava più che bene, visto che in volata non è un fulmine. Per vincere dovevo seguire Andy».
L'utente robby del Forum ti chiede se ti eri accorto del rientro di Cancellara.
«No, per niente. Ballerini alla radio mi dava i distacchi, ma ero rimasto all'ultima comunicazione con Rogers e Kolobnev dietro, con gli altri più staccati. Invece vicino all'arrivo mi son voltato e mi son visto Fabian accanto. Lì per lì, più che lo stupore, è subentrata la preoccupazione che qualcuno potesse partire da un po' più lontano ed anticipare lo sprint».
Se l'arrivo fosse stato in pianura avrebbe vinto lo svizzero?
«Difficile a dirsi, ma sarebbe stato complicato batterlo. Già così è arrivato 3°, anche grazie a Kolobnev però; il russo ha sbagliato completamente lo sprint, lanciando di fatto la volata a noi»
Il lettore Rocco ti chiede se ti è costato qualcosa, in termini di popolarità, questa tua personalità così semplice e riservata.
«A me piace la mia personalità, ed essendo questa la mia indole non mi è costato niente assecondarla. Mi è sempre parso più opportuno far parlare i risultati. Forse avrei potuto, e potrei tuttora, fare qualche clamore in più, ma so che i miei tifosi si sono avvicinati al sottoscritto anche grazie alla mia modestia ed alla mia semplicità».
L'utente gregorio del Forum ti chiede se hai qualche rimpianto in carriera e se qualche volta non ti è venuto in mente di osare un po' di più, magari anche rischiando di saltare, piuttosto che conseguire l'ennesimo piazzamento.
«Il rimpianto più grande è sicuramente aver saltato, nel momento clou della mia carriera, l'Olimpiade di Atene ed il Mondiale di Verona. Era il 2004, ma c'è di buono che da quella brutta esperienza passata si sono potute gettare le basi per gli ottimi risultati di questi ultimi tempi, non solo miei, ma di tutta la Nazionale italiana. Per quanto riguarda l'osare di più, sì, qualche anno fa ero più attendista, ma ora credo di osare un pochino, come credo si sia visto alla Milano-Sanremo con l'attacco già sulla Cipressa. Se ne ho, adesso provo, anche perché un po' di spunto veloce l'ho lasciato per strada e quindi non mi serve a molto aspettare».
Ecco appunto la domanda dell'utente antonello64: cosa è cambiato rispetto a San Sebastián e Zurigo 1997, vinte con sprint a ranghi abbastanza corposi? Come mai hai perso quello spunto veloce?
«Credo dipenda da una questione anagrafica, perché con gli anni mi sono reso conto di aver migliorato molto nella resistenza, utilissima per la Liegi e la Parigi-Nizza, tanto per dire, ma ho perso lo spunto veloce che avevo allora. Credo sia una cosa fisiologica, anche perché so benissimo che gli sprint nelle classiche possono valere la vittoria o la sconfitta, e quindi svolgo anche parecchi allenamenti mirati. Ma evidentemete l'esplosività ha lasciato spazio alla resistenza».
Dopo averci detto il rimpianto, l'utente Serpa ti chiede un rimorso.
«L'argento olimpico, ad esempio, è un grande risultato, ma il rimorso per aver mancato di così poco l'oro, che è tutta un'altra cosa, c'è. Inutile negarlo. Ma anche la Liegi di quest'anno l'ho digerita poco. In effetti quasi tutte le corse rappresentano un'occasione unica che non sai se ti capiterà di nuovo, ma con gli anni ho anche maturato la capacità di tramutare i rimorsi in pensieri positivi».
Quanto ci hai messo a trovare un pensiero positivo dopo la fine dell'Olimpiade?
«(ride) Subito dopo la corsa ero parecchio deluso, lo so. Però sul podio già pensavo al Mondiale di Varese, quindi ho metabolizzato abbastanza in fretta, anche perché sapevo e so di non avere nulla da rimproverarmi».
Sempre l'utente Serpa del Forum ti chiede qual è stato il più forte corridore che hai mai incontrato, quello che hai avuto più piacere nel battere e quale avresti voluto battere e non ci sei mai riuscito.
«Ho corso con molti atleti forti, ma credo che sia giusto citare Bettini, perché nelle corse a me adatte ultimamente lui è sempre stato il corridore da battere. Lo stesso Bettini è stato il corridore che ho avuto più piacere nel lasciarmi dietro, visto che lo considero il numero 1 nelle classiche e batterlo non può non farmi piacere. Per quanto riguarda la "bestia nera", direi che Jalabert è un corridore che ho battuto poche volta, forse pochissime, e sicuramente non quanto avrei voluto e sperato».
L'utente jonoliva82 vuol sapere se è più difficile andare forte e vincere da neopro' o da ultra 35enne.
«Per me è stato molto più difficile da neopro'. Adesso ho molte più probabilità di successo rispetto ad allora e credo che sia molto merito dell'esperienza accumulata».
L'utente Gamba di sedano del Forum ti chiede se hai intenzione di intraprendere la carriera di direttore sportivo, una volta appesa la bici al chiodo.
«Non credo. O meglio, non credo di volerlo fare con immediatezza a livello professionistico, mentre mi piacerebbe molto restare nell'ambiente, magari allenando una squadra giovanile o seguendo gli atleti nella preparazione atletica».
L'utente tonyksoox punta il dito sui Grandi Giri e ti chiede se non è un po' poco aver vinto una sola tappa al Giro d'Italia per un atleta del tuo calibro.
«È decisamente poco, sono d'accordo. Io ammiro molto i corridori da corse a tappe che riescono a recuperare gli sforzi delle tappe precedenti restando competitivi. A me pesa molto non avere recupero, cosa di cui mi sono reso conto dopo aver ciccato completamente il Tour de France 1997, corso con ambizioni di classifica dopo aver fatto bene al Giro del '96. Da allora non ho mai più preparato una grande corsa a tappe. Arrivo al Giro dopo aver corso le Ardenne, iniziando spesso a marzo, e corro la Vuelta per rifinire la gamba per il finale di stagione».
Alefederico ti chiede se non vuoi smettere perchè non ne puoi fare a meno o perchè stai ancora inseguendo qualcosa.
«Non smetto per tre motivi: il Campionato del Mondo, la Milano-Sanremo ed il Giro di Lombardia».
Eccolo, il Lombardia. antonello64 vuole sapere da te cosa ti è mancato per portarla a casa almeno una volta.
«È una corsa adattissima a me, ma ho conseguito solo un 2° posto. Forse ci arrivo sempre un po' scarico e non mi esprimo mai come dovrei. Speriamo di poter invertire la tendenza in questa stagione o nelle prossime».
A proposito delle prossime stagioni, panta2 e il cannibale sono i più ansiosi di sapere dove correrai dall'anno prossimo.
«Non lo so ancora. Ho avuto molti contatti, ma finché non si firma rimangono solo voci. Spero di poter dare l'annuncio ufficiale prima dell'inizio della Vuelta a España, ma attualmente siamo ancora in alto mare».
Confermi l'interessamnento di LPR Brakes-Ballan e Katyuska (l'attuale Tinkoff Credit Systems)?
«Confermo, ma non ci sono solo queste due squadre».
Prima hai detto che Bettini è il forte che hai incontrato e che hai battuto. Chi glielo spiega a Paolo che ci hai detto anche di puntare al Mondiale di Varese?
«Credo che Paolo sappia che il Mondiale è un obiettivo di entrambi, e non solo di noi due. Come Nazionale, sarà giusto tutelare la corsa di Paolo, che è il bi-campione del mondo in carica e che merita l'occhio di riguardo anche perché sa essere velocissimo nei finali di gara. Come a Pechino, stabiliremo una strategia che mi permetterà di muovermi prima del finale vero e proprio».
Ultima domanda: magliarossa desidera sapere da te come è cambiato il ciclismo da quando sei diventato professionista - agosto 1992 - ad oggi.
«A livello atletico c'erano allora meno capitani e più gregari, spesso anche di ottimo livello, che venivano spesi per rendere dure le corse. Ora invece i giovani passano già con la mentalità del "campioncino", anche perché l'attuale situazione del nostro sport, che non permette di programmare a lunga scadenza, costringe l'atleta all'individualismo, al fine di conseguire qualche piccolo risultato che gli farà firmare altri contratti professionistici. Bisognerebbe davvero rivalutare, anche economicamente, la figura del gregario».
E a livello dirigenziale come siamo messi? Sbagliamo se pensiamo che non siete affatto tutelati?
«Avvertiamo molto l'anarchia politica, organizzativa e dirigenziale in senso ampio. La situazione è però questa, ed anche noi corridori non stiamo facendo granché per migliorarla. Anzi, spesso fomentiamo degli scandali che costringono gli sponsor a guardare altrove».
Pensi davvero che sia il doping la piaga più grande di questo sport?
«Sicuramente è ciò di cui si parla di più».

Mario Casaldi

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