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Bertagnolli mina vagante - «Più responsabilità senza Danilo» | Cicloweb

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Bertagnolli mina vagante - «Più responsabilità senza Danilo»

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Quest'anno, a marzo, Leonardo Bertagnolli avrà pensato seriamente di lasciar perdere il ciclismo. Gli era appena stata riscontrata un'aritmia cardiaca, e i medici non sapevano quando, e se, sarebbe potuto tornare a correre in bici. Poco più di quattro mesi dopo, lo ritroviamo a braccia alzate sul traguardo prestigiosissimo della Clasica di San Sebastián, anticipando gente come Valverde, Ballan e Rebellin, solo per citarne tre. La determinazione non ha fatto certo difetto a un trentino doc come lui che, alla soglia dei 30 anni, si appresta a vivere la stagione del rilancio definitivo.
Una stagione condizionata da un brutto malanno, ma conclusa con due successi, di cui uno, San Sebastián, molto importante.
«Direi che la mia stagione è cominciata ai Campionati Italiani, il primo luglio, dopo una prima parte da dimenticare. Poi ancora un po' di giorni di riposo, e il Brixia che mi è servito per fare la gamba. Già lì mi sentivo abbastanza bene e nel mese di agosto ho fatto molto bene, tra San Sebastián e Giro di Germania. Dopo una Vuelta così e così, sono arrivato in ottobre un po' scarico, forse perchè avevo corso tanto nei mesi precedenti e, nonostante la vittoria al Cimurri, sono mancato nelle corse più importanti, come Emilia e Lombardia».
Cosa hai pensato quando ti è stato riscontrato il problema al cuore?
«Lì per lì non sapevo nemmeno cosa pensare, e se un giorno sarei potuto ritornare alle corse. Ho passato dei momenti molto difficili, ma poi, piano piano, ho capito che la cosa si sarebbe potuta risolvere e ho continuato a lavorare duro per farmi trovare pronto per il rientro. Dopo un mese dalla mia prima corsa, ho colto la vittoria più importante della mia carriera, ed è stata un'emozione incredibile, una liberazione».
Quali sono i programmi concordati con la squadra per il prossimo anno?
«A inizio stagione andrò in Sudafrica, poi qualche corsa in Italia, Parigi-Nizza, Sanremo, Paesi Baschi, Ardenne e poi staccherò per riprendere al Tour. Nel 2008 spero di non avere infortuni che pregiudichino il mio rendimento».
Quale sarà il tuo ruolo alla Milano-Sanremo?
«A inizio stagione, dopo Parigi-Nizza e Tirreno-Adriatico, valuteremo la condizione di Pippo, di Bennati e del sottoscritto, e decideremo il da farsi. Proprio Pippo nel 2006 ha vinto la Sanremo come terza punta, dimostrando che in una corsa particolare come quella, nulla è precluso a nessuno. Io, come sempre, mi metterò a disposizione della squadra sapendo che, se dovessi essere in forma, ho la loro fiducia e potrei diventare anche una pedina importante per un attacco nel finale».
Che obiettivi ti proponi per il Tour?
«Nelle grandi corse a tappe, finora, non ho mai avuto la conferma di essere competitivo lungo le tre settimane. Fare una buona classifica significherebbe entrare nei primi 7-8, già il decimo conta poco, e non ritengo questo risultato alla mia portata in una corsa come il Tour. A far classifica ci proverà Beltrán, che regge la distanza molto più di me. Io preferisco puntare alla vittoria di una tappa, che sarebbe un grandissimo risultato personale e per la squadra, nella corsa internazionale più importante».
Quest'anno è partito Di Luca: cosa cambia per te nelle gerarchie all'interno della squadra, soprattutto nelle classiche, dove hai già fatto vedere di essere abbastanza competitivo?
«Io ho corso 4 anni con Danilo (3 alla Saeco, ndr) e mi son sempre trovato molto bene con lui. Quando si è trattato di mettermi a sua disposizione, l'ho fatto senza problemi ma, anche con la sua presenza, ho avuto le mie occasioni, come a San Sebastián quest'anno. Infatti credo che quando un corridore va forte non fa il gregario a nessuno. Il problema è andare forte... (ride) A parte gli scherzi, Danilo ci mancherà molto per quel tipo di gare come la Liegi, perchè avevamo un punto di riferimento per tutto il gruppo e un po' di responsabilità in meno. Con la sua partenza Pellizotti, Nibali ed io dobbiamo dividerci il peso della leadership in queste corse, ed essere intelligenti a metterci a disposizione l'uno dell'altro, a seconda del nostro stato di forma».
Le ultime due stagioni ci hanno fatto intravedere un Leonardo Bertagnolli molto competitivo nelle brevi corse a tappe, come la Tirreno 2006 o il Giro di Germania 2007, oltre che nelle corse in linea. Potrebbe essere questa la tua nuova dimensione, ovvero preparare queste corse con l'obiettivo di vincerle?
«In queste corse mi trovo molto bene, riesco ad essere competitivo sia in salita che nelle crono brevi, e ne consegue che riesca a fare una buona classifica. Io mi ritengo un corridore che non eccelle in nessuna specialità in particolare, ma mi difendo molto bene nelle salite dure e medie, vado benino a cronometro, e quest'anno ho scoperto di avere anche un buono spunto in volata. Queste gare esaltano la mia regolarità. Poi son corse molto importanti, danno punteggi per la squadra all'interno del Pro Tour, e negli anni a venire credo di dar loro un occhio di riguardo, anche se non voglio tralasciare le classiche più dure, dove credo di poter dire la mia».
Cosa ti ha lasciato l'esperienza in una squadra straniera, in positivo ed in negativo?
«Sicuramente è stata una cosa che mi è servita per crescere, ho imparato una lingua, ho visto un altro mondo. E ho visto come vengono spesi i soldi in casa Cofidis... considerato il periodo, credo che si potesse fare qualcosa di meglio con quel denaro, ma ognuno fa le proprie scelte».
In effetti la Cofidis è una delle squadre che investe di più nel ciclismo...
«Loro possono spendere quello che vogliono, non hanno problemi di questo tipo. All'inizio dell'anno non dicono: "Quest'anno spendiamo 7 milioni, o 8..."; arrivano alla fine dell'anno e tracciano una riga, e l'anno successivo fanno la stessa cosa. Però fa rabbia il modo in cui vengono spesi tutti quei soldi...».
Ti ha dato più soddisfazione aiutare un tuo capitano per la vittoria al Giro d'Italia o una tua vittoria di minore importanza, come può essere una tappa della Tirreno-Adriatico o una Coppa Agostoni?
«Vincere i due Giri con Gibo e con Damiano è stata una grossissima soddisfazione, ma credo che per qualsiasi corridore la vittoria personale sia impagabile. Proprio nell'anno del Giro di Damiano ho scoperto di poter vincere qualche corsa (nel 2004 vinse Trofeo dell'Etna, Coppa Placci e Coppa Agostoni, ndr) e da allora la cosa che desidero di più è tagliare il traguardo a braccia alzate».

 

Giuseppe Cristiano

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