Tirreno-Adriatico - Il Diario di Tiziano Dall'Antonia
Versione stampabileVe lo presentammo nel novembre del 2005, quando cominciava il lungo inverno che precede ogni nuova stagione ciclistica; la prima che lo avrebbe visto tra le fila dei professionisti. Tiziano Dall'Antonia, oggi alla sua seconda stagione in maglia Ceramica Panaria–Navigare, sarà il nostro "occhio in gruppo" durante tutta la 42esima edizione della Tirreno-Adriatico, l'affascinante corsa pre-Sanremo, che spazza da est a ovest il centro della nostra penisola. Un coast to coast lungo sette tappe che il giovane corridore veneto ci racconterà appena tagliato il traguardo dell'arrivo di giornata, sdraiato sul lettino dei massaggi, o magari nei brevi attimi di riposo prima o dopo la cena. Quando le strategie per il giorno successivo saranno già decise, oppure quando si penserà soltanto a recuperare le energie profuse nella frazione appena conclusa.
In bocca al lupo, dunque, a Tiziano e a tutta la Ceramica Panaria–Navigare! (e.v.)
Lunedì 19 marzo - La 6a tappa: Tendini, qué dolor
Brutte notizie questa sera. Quella che segue sarà l'ultima puntata del diario: sono stato costretto al ritiro dopo una cinquantina di km della tappa odierna. Nessuna caduta, tranquilli, ma i tendini del ginocchio, dei quali vi ho già parlato nei giorni scorsi, sono ritornati a dare fastidio. La tappa è partita troppo forte, la strada non dava un attimo di respiro e allora non è stato opportuno sforzare oltre i limiti. Anche perché sabato nei programmi c'è la Milano-Sanremo e sarebbe davvero un peccato dover saltare l'appuntamento con la classicissima per un malanno del genere. Ora mi aspettano due o tre giorni tranquilli, qualche antiinfiammatorio, e poi dovrei tornare a pedalare normalmente.
La tappa di domani quindi non mi vedrà al via; al massimo sarò io a guardarla in tv! Resto comunque qui con la squadra, visto che la corsa domani finisce e a sera si torna tutti a casa.
Mi spiace davvero interrompere con una sera d'anticipo il diario, ma oggi continuare sarebbe stato davvero rischioso. Magari passerò a farvi un saluto nel forum. Rimanete in zona!
È stato un piacere potervi raccontare alcuni aspetti che la televisione non riesce a mostrare.
Tanti saluti a tutti i lettori che mi hanno accompagnato durante questi sei giorni di corsa. Ciao!
Domenica 18 marzo - La 5a tappa: Vi racconto la mia crono
Ed ecco che è andata anche la crono. Vi dico subito il risultato così ci togliamo il pensiero: 47° in 29'09", a due minuti e un secondo da Schumacher.
È stata una giornata lunghissima, perché stare tutta la mattina in albergo ad aspettare il tuo turno per partire non ti passa mai (non sono andato a visionare il percorso, viste le mie scarse ambizioni di classifica generale), poi devi andare alla partenza, fare un minimo di riscaldamento, che prima di una prova contro il tempo non può mai mancare. Lì c'era una gran baraonda. Insomma, giornata abbastanza stressante. Non vedevo l'ora di partire. Sono scattato alle 13.37 e a quell'ora il vento era più intenso rispetto a quello che ha trovato chi è partito alla fine. La bicicletta era montata con una lenticolare posteriore e una ruota ad altro profilo davanti. Come corone avevo un classico 53-39. I più forti sicuramente avevano un 42 o un 44, ma io preferivo salire agile.
I primi 10 km erano tutti con vento in faccia, anche parecchio forte, poi si faceva una leggera piega verso destra e quindi ce lo si ritrovava lateralmente. Era davvero impossibile spingere il massimo rapporto: io ho tenuto dal 14 in su, anche perché mi trovo meglio a mulinare le gambe velocemente, però dubito che qualcuno abbia potuto azionare l'11 o il 12. Nel primo tratto infatti i distacchi sono stati limitati. La crono vera si faceva sulla salita, perché poi i chilometri finali erano in leggera discesa e in assenza di vento e si poteva spingere comodamente l'11 a quasi 70 all'ora, con le gambe che faticavano a star dietro ai pedali.
Sull'ascesa verso Montecosaro ho messo la catena sul 39 e sono salito tranquillamente per non sforzare i tendini del ginocchio che mi hanno infastidito ieri. Infatti non ho avuto nessun problema e questo mi conferisce una certa tranquillità.
Nonostante la brevità della crono (appena 20.5 km) lo sforzo è stato intenso, come è facile immaginare, e non è stata una giornata molto riposante in vista della tappa regina della corsa: San Benedetto del Tronto–San Giacomo. Sembra una tappa alpina del Giro, con due salite oltre i 1000 metri di altitudine. E la parte precedente non è sicuramente tanto più facile, visto che ci sono un paio di salite vere e proprie e un percorso tutto mangia e bevi. Per la Panaria la corsa la farà ovviamente Luca (Mazzanti), che è parecchio tempo che aspetta questa tappa. Direi che l'ha proprio puntata, ci tiene particolarmente. È in un ottimo stato di forma e domani potrà sicuramente far bene. Meglio che nelle due tappe dei giorni scorsi, visto che gli arrivi in cima a strappi così secchi non lo favoriscono al meglio. Non è esplosivo come altri corridori, però ha fondo e più la corsa si farà dura, meglio sarà per lui. Io invece penso proprio che finirò nel gruppetto!
Una cosa che sto continuando a notare, tappa dopo tappa, e che non vi avevo ancora scritto, è la bellezza dei paesaggi che questa Tirreno-Adriatico ci sta regalando. Non sono state tappe propriamente indicate per guardarsi intorno, però qualche sbirciatina qua e là è impossibile non darla. Ieri in modo particolare: siamo passati per Recanati (il paese di Leopardi), Loreto, Osimo... L'italia centrale è veramente affascinante. Anche la tappa di domani sono sicuro che ci regalerà degli scorci niente male, spero davvero di poter avere la vista ancora lucida per poterli apprezzare appieno e raccontarveli. Sarà dura... A sera saprete come me la sono cavata. Un saluto!
Sabato 17 marzo - La 4a tappa: Abbiamo sbagliato strada!
Mamma mia, mamma mia che corsa folle! Due chilometri lisci ad inizio tappa e poi non più un metro di pianura fino all'arrivo. E ancora velocità incredibile. Siamo partiti a tutta. Pronti via e pancia a terra. Roba da Tour de France; non l'ho mai corso, ma me lo immagino più o meno così, anche peggio. Sono riusciti a sganciarsi qualche decina di corridori davanti e allora, neanche a dirlo, abbiamo dovuto correre ancora di più per andarli a prendere. Solo dopo il ricongiungimento siamo riusciti ad avere qualche km di pausa. Pausa pipì allora e rientro in gruppo facile.
Ma interrompiamo la tappa per un attimo, perché ora ve ne devo raccontare una proprio da ridere, almeno per noi corridori. Ad un certo punto, dopo una quarantina di chilometri, quando già c'era il gruppo dei fuggitivi davanti e noi, stavamo pedalando su uno stradone che tendeva a scendere e andavamo a 500 all'ora (!), avremmo dovuto svoltare per andare ad affrontare una salita di quasi 10 km. Morale: la svolta non è stata segnalata né a noi, né a quelli davanti e abbiamo tirato dritto. Successivamente ci hanno avvisati che... avevamo sbagliato strada! Ci hanno fatto fare un giro diverso quindi, per poi ricongiungerci con il percorso più avanti, ed abbiamo risparmiato un paio di km (così compensiamo con quelli di qualche giorno fa). Potrebbe sembrare un episodio da comica, in effetti lo è, però spiace davvero per la gente che magari aveva deciso di passare il proprio sabato pomeriggio aspettando il gruppo lungo l'ascesa, ma invece è rimasta a bocca asciutta.
Ritorniamo in corsa adesso. La tappa è andata avanti abbastanza regolarmente fino ai -3. Da lì svolta secca a sinistra, restringimento della strada e inizio dello strappo che portava all'arrivo. E, ma ormai purtroppo non è più una novità, altra caduta. Di nuovo per terra Bettini, che non sta proprio passando un periodo fortunato. Io ero più indietro nel gruppo, e quando ho affrontato la curva l'ho visto già per terra nel fosso. Sembrava dolorante, infatti ha concluso la tappa in ultima posizione dopo più di dieci minuti. A quel punto noi avevamo Mazzanti nelle prime posizioni e per me la tappa era finita. Me la sono presa comoda. Sono arrivato con oltre 4 minuti, insieme a Max Richeze. Non ho voluto forzare anche perché per tutta la tappa ho avuto un problemino ai tendini dietro ad un ginocchio. Nulla di grave, per carità, però, visto che domani se sto bene voglio provare a far qualcosa di buono nella crono, sono stato un po' più tranquillo del solito nella pancia del gruppo.
L'ho dimenticato ieri, quindi vi scrivo oggi qualche aggiornamento su Aldape Chávez, caduto due giorni fa. Il versamento di sangue è rientrato del tutto, l'unico problema rimane la frattura alla clavicola, che comunque è rimasta in asse. Poteva andare peggio, considerata la velocità del gruppo nel momento della sua caduta. Ora lui è ancora all'ospedale a Perugia, ma domani dovrebbe essere dimesso. Vi terrò informati.
In classifica generale sono molto indietro, quindi domani dovrei partire abbastanza presto. Non so ancora con precisione l'orario, però credo intorno alle 13. Qui da Offagna è davvero tutto. Arriva la cena. Appuntamento a domani e... fate il tifo per me!
Venerdì 16 marzo - La 3a tappa: Troppi rischi, troppe cadute
Cari lettori, non vi dico che duro lo strappo di oggi. Anzi, ve lo dico. Era proprio tosto da affrontare, ce ne siamo accorti fin dal primo dei quattro passaggi sull'arrivo.
Anche la tappa di oggi, la terza, è stata corsa a ritmi abbastanza alti. Da mercoledì, giorno in cui è iniziata la Tirreno-Adriatico, di giorni tranquilli non ne abbiamo proprio avuti. Non siamo andati alla morte come ieri, però c'era da andare a prendere il Bouygues in fuga, quindi non si poteva star lì a fare una cicloturistica.
Dopo il penultimo passaggio sull'arrivo siamo rimasti circa una quarantina di corridori in testa e io ero davanti per aiutare il mio compagno Mazzanti. Ha tirato subito forte la Quick Step per non far rientrare più nessuno, ma anche oggi Bettini non mi è sembrato molto pimpante. Poi ci siamo messi in testa anche io e Priamo. Ho tirato circa 4-5 km fino ai -8 dall'arrivo. A quel punto la tappa sarebbe già dovuta finire. No, vi spiego, non è che abbiamo fatto un giro di troppo, ma il chilometraggio alla fine si è rivelato più elevato di quello ufficiale che era 213. Il mio computerino a fine frazione segnava 224 km. Ma torniamo in gruppo. Siamo ai piedi dell'ultimo strappo. Lo abbiamo attaccato ad un ritmo forsennato. Il mio lavoro lì per fortuna è finito. Mazzanti era nelle posizioni buone e così mi sono potuto sfilare e arrivare su senza troppi affanni. Riccò è scattato proprio nel tratto più duro dell'ascesa e Luca (Mazzanti) ha portato a casa un buonissimo quinto posto.
E domani ci attende un'altra giornata impegnativa con un percorso decisamente movimentato e, come oggi, uno strappo nel finale che potrebbe tagliare fuori gli sprinter. Tappe tranquille a questo punto non credo proprio che ce ne saranno.
Anche oggi purtroppo da segnalare una caduta in gruppo; e di nuovo mi sono salvato per un pelo. Prima della penultima salita è andato giù anche Ivan Basso, che ha poi provato a rientrare pilotato dalla Discovery al completo. Sono stati per parecchi chilometri a 200-300 metri dal gruppo di testa ma alla fine non sono riusciti a raggiungerci. Tre tappe, tre cadute di gruppo finora. Si sta rischiando troppo. Ci sono situazioni da paura: gente che si prende dei rischi incredibili (e inutili), gente che si mette davanti a limare a 70 km dal traguardo. È normale che poi si vada per terra. Bisogna necessariamente correre e stare in gruppo con più tranquillità, se no quella di oggi non sarà l'ultima caduta alla quale assisteremo. A questo punto auguro a me stesso di non cadere, anche perché ho un'altra missione da portare a termine oltre la corsa (non vorrei mai lasciarvi orfani del diario) e auguro a voi, affezionati lettori, una felice serata. A domani da Offagna.
Giovedì 15 marzo - La 2a tappa: Ritmo vertiginoso
Mannaggia, ne abbiamo perso un altro oggi! Che sfiga! A meno di un km dal traguardo è caduto Aldape Chávez, non dovrebbe avere fratture, ci hanno detto, però pare abbia un brutto versamento di sangue in testa perché ha preso un colpo molto forte. Insomma, non è messo proprio bene. Domani dovrà sostenere altri accertamenti e altre tac per fare più chiarezza sulla situazione clinica. Speriamo non sia nulla di grave e che si rimetta presto. Gli mando da qui un grosso in bocca al lupo.
Ma veniamo alla tappa di oggi: una media altissima. Abbiamo corso fortissimo dal primo all'ultimo chilometro di strada. Ogni tanto ci guardavamo come per chiederci "ma se noi qua stiamo andando così forte e quei quattro là davanti hanno dieci minuti... ma stanno volando?". Abbiamo corso tutta la frazione con il gruppo allungatissimo tirato a turno dai vari squadroni dei velocisti, ma alla fine non è servito a nulla e i quattro fuggitivi, che erano partiti dopo un paio di km, sono riusciti ad arrivare, Arekeev su tutti. A noi poteva andare bene perché come avevamo previsto a tavolino, siamo riusciti a infilare Baliani nella fuga. Se non fosse riuscito a sganciarsi lui sarebbe toccato a me il compito di buttarmi in qualche tentativo. Mi è andata bene quindi! Beh, no dài, perché sì, là davanti hanno fatto tanta fatica, però sono riusciti a prendersi gioco di tutto il gruppo e alla fine sono arrivati al traguardo, se ci fossi stato io chissà...
Sulla dura salita di San Terenziano oggi mi sono divertito anche a guardarmi un po' intorno; sono o non sono il vostro occhio in corsa? Ho visto un Freire, il mio idolo si sa, davvero in palla. Sarà pericoloso sia domani, ma soprattutto in vista Sanremo, perché lo spagnolo è scaltrissimo. Chi ho visto proprio maluccio è il nostro campione del mondo Bettini. Sarà una mia impressione, ma mi è parso faticasse davvero più di quanto ci si potrebbe aspettare. Non l'ho visto bene, ecco.
In vista del traguardo poi anche oggi c'è stata qualche caduta e qualche altra clavicola in malora. Questa volta ne hanno fatto le spese Gutiérrez della Caisse d'Epargne, Lequatre della Cofidis e il Tinkoff Serrano, il cui dottore però mi ha detto che il suo problema più che la clavicola pare essere una scapola. Speriamo almeno che domani vada tutto liscio. È sempre brutto vedere dei proprio colleghi che finiscono in terra, soprattutto se per rialzarli ci vuole la barella.
Si diceva di domani; l'arrivo di Macerata credo che non sarà adatto ai velocisti puri. Lo strappetto sembra duro quanto basta per metterli fuori gioco. Ne abbiamo parlato a lungo a cena con Reverberi e domani le nostre speranze saranno puntate tutte (o quasi) su Luca Mazzanti. Se starà bene sarà lui che proverà a giocare le sue carte.
Ora vi lascio. Dopo una tappa come quella di oggi serve proprio ricaricare le pile. Vi aspetto sempre qui domani, e speriamo di essere ancora sei in squadra! Buonanotte.
Mercoledì 14 marzo - La 1a tappa: Moto pirata, clavicole rotte
Ciao lettori, qui da Civitavecchia tutto bene, o quasi tutto, perché stamattina un mio compagno, Daniele Colli, non è riuscito a partire a causa di una brutta febbre. Aveva circa 39°; l'ho appena visto in albergo adesso e per fortuna sta meglio. Però ogni volta che iniziamo una gara a tappe partiamo sempre con uno in meno rispetto a tutti gli altri. Non siamo troppo fortunati c'è da dire.
La tappa oggi non è andata proprio come speravamo alla fine, perché la volata è stata strana (ma questo ve lo spiego dopo) e perché il nostro Matteo Priamo è stato ripreso a pochi km dalla fine insieme agli altri fuggitivi. Ma andiamo con ordine: siamo partiti piano e solo dopo una quarantina di km è andata via la fuga nella quale, come ho detto, avevamo un corridore. La corsa l'hanno fatta là davanti e noi in gruppo siamo stati tranquilli fino a quando le squadre dei velocisti di riferimento si sono messe a tirare per evitare di far arrivare la fuga. Sono state Lampre e Milram a pilotare l'inseguimento, e tra esse soprattutto la formazione blu-fucsia per Napolitano. Abbiamo affrontato la salita della Tolfa a ritmo abbastanza alto, perciò alcune ruote veloci hanno perso contatto con il plotone.
Durante la discesa è successo un pasticcio dietro la mia ruota: è arrivata una moto che cercava di superare da un lato il gruppo, senza suonare il clacson. Probabilmente ha agganciato qualcuno e sono andati giù in tanti. Non ho visto chi fossero con precisione, so solo che ho sentito un gran casino e ne ho visti parecchi per terra. Dei nostri per fortuna nessuno.
Nel finale sono sempre stato al vento, nelle prime 15-20 posizioni, soprattutto sullo strappetto che abbiamo affrontato due volte. La Liquigas si è portata tutta in testa e c'era il pericolo che provassero a sorprendere il gruppo. Sono stato in guardia per portare i miei compagni velocisti davanti.
Nel finale avevo infatti il compito di tenere davanti Richeze e Grillo, ma Paride non ha ancora la gamba migliore e non si è buttato nella bagarre finale.
Abbiamo ripreso la fuga a circa 3 o 4 km dal traguardo e a quel punto è entrato in scena il treno della Milram, che però inspiegabilmente al momento di dare la fiammata per mettere tutti in fila dietro di sé, ha rallentato e allora ha iniziato ad arrivare gente da tutte le parti. Si sono proprio inchiodati in mezzo alla strada. Incredibile! E pensare che ero messo bene: alla ruota di Petacchi, con Max Richeze alla mia, ma quando si sono rimescolate le carte ho perso il mio compagno. Ho provato ad andare a riprenderlo, ma ormai eravamo troppo indietro.
L'ultimo km era proprio pericoloso, con una chicane ai 400 dal traguardo. Bisognava fare una volata per entrare in quelle due curve in testa, visto che l'ultima finiva a 250 metri dalla linea. Uscendo bene da quella curva la vittoria era quasi certa, o comunque un piazzamento garantito. La Predictor-Lotto ha fatto la cosa giusta in quel momento, e McEwen è stato scaltrissimo ad anticipare tutti.
Noi sicuramente ci riproviamo domani. Nel finale movimentato ci sarà da stare attenti, ma credo che Lampre e Milram non si faranno sfuggire l'occasione della volata. Anche perché verranno poi 3 tappe che difficilmente arriveranno allo sprint. Tra queste anche la cronometro. Ecco, quella potrebbe essere una tappa in cui provare a giocare le mie carte. Vedremo come risponderanno le gambe, ma se starò bene di sicuro proverò a dare il massimo.
Mi stanno chiamando ai massaggi, e dopo una giornata in bici non posso proprio rinunciare. L'appuntamento è per tutti per domani sera. Altra tappa altra storia. Buona serata.
Martedì 13 marzo - La vigilia: che stanchezza!
Saluto tutti i lettori e gli amici di Cicloweb, che da tempo mi sostengono sul forum e che quindi già un po' mi conoscono. E chi sa un po' meno di me, potrà scoprirmi in queste 8 puntate di diario, qui dalla Tirreno-Adriatico.
Ma veniamo subito alla giornata odierna. Insomma, quando la sveglia suona prima delle cinque di mattina è sempre un bel trauma e infatti ora sono parecchio stanco, nonostante i massaggi appena conclusi. Stasera di sicuro non starò qui a fare le ore piccole! Sveglia all'alba per poter prendere, con la dovuta calma, l'aereo che da Verona mi avrebbe portato qui nel Lazio. Adesso mi trovo in hotel a Ladispoli, siamo sul mare, è stata una bellissima e calda giornata di primavera, c'era il sole fino a pochi minuti fa. Come potersi lamentare?
Con i compagni di squadra abbiamo fatto una tranquilla uscita in bicicletta: un paio d'ore giusto per sciogliere le gambe e controllare che fosse veramente tutto a posto per la partenza di domani. E devo dire che è davvero tutto ok, il clima è sereno. Non abbiamo ancora fatto la riunione per discutere su come correre domani, ma credo che la squadra sarà tutta per i nostri due velocisti Grillo e Richeze. Speriamo davvero di poter far qualcosa di buono. Ah, io corro con il dorsale 63, ricordàtelo, mi raccomando, magari provo a farmi vedere un po' dalle telecamere!
Ora devo lasciarvi che tra pochi minuti servono cena. Programmi per la serata non ce ne sono proprio: faremo riunione e poi a letto presto, ché siamo tutti stanchi.
A domani allora, forse dal lettino dei massaggi.
a cura di Eugenio Vittone