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È un Basso da sogno - Ivan vince su Cunego: maglia rosa

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Un Ivan Basso debordante riempie di sé il Giro d'Italia. Un Cunego promettente gli fa da sparring partner. E l'esplosione di emozione dei tifosi diventa irrefrenabile. Il duello tanto atteso, talmente tanto da mettere in ombra tutto il resto del ciclismo italiano, talmente tanto da provocare ondate di delusione quando mancò (per i guai fisici dell'uno e dell'altro) dodici mesi fa, talmente tanto da aver diviso in due gli appassionati, quel duello così atteso è finalmente qui, davanti ai nostri occhi avidi, davanti alle nostre passioni sincere: ed è bellissimo.
Passo Lanciano è il momento dell'incrocio dei destini. Ed è il momento in cui Ivan Basso dimostra di essere lui, nella lotta senza quartiere col suo più giovane rivale, ad avere il coltello dalla parte del manico. Semplicemente, è più forte. Che questa supremazia sia assoluta (e significhi quindi che il varesino andrà a vincere il Giro), oppure relativa a queste giornate, non possiamo certo dirlo ora: lo stesso Basso ci va coi piedi di piombo, troppo gli pesa il ricordo della crisi gastrica di un anno fa, che gli costò una vittoria nella corsa rosa che sentiva già sua. Né possiamo sapere se, entrambi al meglio delle loro possibilità, sia vero che Cunego possa avere qualcosa in più sulle pendenze più arcigne dell'ultima settimana. Lo scopriremo, in ogni caso. Per ora, c'è da raccontare di questo Passo Lanciano. C'è da dare conto anche degli altri, perché Simoni, Di Luca, Savoldelli, Rujano, sono qui, un po' più indietro, ma questo Giro è lungo, lunghissimo, quante potranno succederne da qui a Milano.
14 uomini erano in fuga sul lungo piano precedente la salita finale della Maielletta: un compagno di Basso (Sorensen), uno di Cunego (Bruseghin), uno di Simoni (Pinotti), uno di Rujano (Anzà) tra gli altri. Utilità di quest'azione ai fini della lotta di classifica: praticamente nulla. La Liquigas (per Di Luca, motivatissimo dal fatto di correre sulle strade di casa) ha inseguito la fuga, la Saunier (pur avendo Pinotti in avanscoperta) ha dato una mano, i luogotenenti impegnati nell'attacco non hanno poi avuto un ruolo nel momento decisivo.
Su tutti, Bruseghin, che ha provato in prima persona a vincere la tappa, e poi è scoppiato. Non sarebbe stata più sensata per la Lampre e per Cunego una diversa utilizzazione del forte Marzio?
Sono bastate poche rampe della Maielletta per sfrondare il gruppo di tutti i corridori superflui al copione del film di oggi, e a lasciare sul set solo gli attori più importanti. Ullrich, bravo fin qui, ha mollato ed è andato su a ritmo ridotto: un quarto d'ora, anzi di più, per lui. Honchar, in maglia rosa, ha capito anch'egli molto presto che non era giornata. La sua enorme esperienza gli ha consigliato di decelerare, di non portare il suo motore a fusione, di salire regolare e di salvare il salvabile: missione compiuta, alla fine ha pagato 2'34" ed è rimasto nella zona residenziale della classifica. Ma in questo Giro non sarà facile per l'ucraino tenersi sempre a galla. Gárate, splendido fuggitivo di ieri, ha naturalmente pagato le fatiche romagnole e marchigiane, ed è rimbalzato indietro. Troverà una fuga per rifarsi sotto.
Altri nomi nobili (o seminobili) che hanno salutato la compagnia dei migliori: Scarponi, deludente a fronte di buoni presupposti, mentre in squadra gli sta crescendo a dismisura Caruso; Pellizotti, che ha scoperto di non poter essere l'alternativa a Di Luca; Sella, che continua il suo Giro poco magico, in attesa di ritrovarsi sulle Alpi (e nel frattempo deve complimentarsi con il suo compagno Mazzanti, finora splendido).
Poi, la debacle più inaspettata, e fragorosa: quella di Paolo Savoldelli. Che il Falco stesse vedendo le streghe lo si è capito quando, anziché rimanere davanti, alle spalle di Sastre che faceva l'andatura (a beneficio del suo capitano Basso), ha scalato qualche posizione, è rimasto attaccato coi denti per qualche metro alla coda del gruppetto, e poi ha gettato la spugna. Mancavano 7 chilometri alla vetta, e il bergamasco ha perso irrimediabilmente terreno: su di lui è rientrato Danielson, e gli ha dato una mano ad evitare il crollo e a rinviare l'eventuale redde rationem.
Il ritmo di Sastre era talmente forte che anche Di Luca, già in difficoltà ieri, ha perso il respiro: scena identica alla precedente, con Danilo che ha fatto di tutto per non staccarsi ma poi ha dovuto mollare. Correre in difesa per lui ha significato limitare i danni e restare, tutto sommato, in classifica.
Rujano, poi: che corridore fantastico, un pazzo vero e proprio. È stato tra i primi a staccarsi, ma poi ha trovato un ritmo buono, ed è stato capace di rientrare; ma siccome nessuno lo tiene, il venezuelano è corso in testa al plotoncino ed è scattato ai 6 km. Una mossa troppo azzardata per essere vera, e giusto uno come Spanky poteva attuarla: ma lo amiamo per questo, perché nella vita fa sempre bene incontrare qualcuno che fa le cose andando contro il senso comune, e perché quell'unica volta in cui gli andrà bene, sarà un romanzo, non una semplice cronaca sportiva.
Tanto vano lo sforzo di Rujano, che non gli ha permesso di fare il vuoto. In poche centinaia di metri Josecito è stato ripreso e staccato un'altra volta, ma anche lui è stato bravo a limitare i danni.
Ai 4 chilometri, il momento topico. Simoni, malgrado la confortante presenza di Piepoli al suo fianco, non stava benissimo, accusava la fatica dovuta al ritmo instancabile di Sastre. Basso tranquillo guardava solo davanti a sé, Mazzanti ringraziava i santi già per essere in quel consesso, Caruso sorprendeva per forza e tenacia, Gutiérrez Cataluña ostentava sicurezza. E Cunego guardava Simoni, lo vedeva affaticato, e decideva di partire.
L'intento di far male al suo vecchio capitano ha mosso il Piccolo Principe, che è scattato e ha dinamitato la corsa: e per la prima volta li abbiamo visti, tutti e due, l'uno e l'altro, Ivan e Damiano, corrersi contro, fianco a fianco, spalla a spalla. Già, perché l'unico capace di andare dietro al veneto è stato proprio Basso. Lo ha ripreso con una freddezza che quasi sconfinava nel gelo, e quel gelo gliel'ha dimostrato in pieno non degnandolo nemmeno di uno sguardo. L'azione di Cunego iniziava a farsi affannosa, quella di Basso proseguiva in una ammirevole compostezza. E pochi metri sono bastati al varesino per dare l'allungo decisivo: Damiano non ha più potuto niente, Ivan davanti a lui se ne andava e non si voltava, sempre più piccolo, sempre più lontano. 500 metri terribili per Cunego, che però ha saputo ritrovare il sangue freddo, ed è riuscito a riprendere quota, a non cedere troppo terreno.
Il colpo dato al suo morale dall'attacco di Basso ha permesso a Gutiérrez Cataluña (che comunque è salito molto bene) di tornare su di lui, ma tutti gli altri sono finiti comunque alle spalle del Piccolo Principe. Non è una considerazione di poco conto, e in casa Lampre dovranno dare il giusto peso a questo elemento, e magari evitare altre manovre bislacche come l'inutile fuga di oggi di Bruseghin: tutti con Damiano, tutti per Damiano. Questo dev'essere il mantra da qui a Milano.
Quanto a Basso, che corridore, ragazzi: si muove da padrone in gruppo, è appoggiato da una squadra superlativa (Sastre da urlo), nulla lo scalfisce, ha una serenità d'animo incredibile e una consapevolezza della sua forza che non è arroganza, ma semplicemente realismo. Tutto può succedere, certo, ma battere questo Basso rischia di rivelarsi un'impresa al di la delle possibilità dei suoi rivali. I quali, tra l'altro, da Simoni a Di Luca, non nascondono la loro ammirazione per Ivan. E visto che Gibo preferirebbe mille volte una vittoria di Basso ad una di Cunego, va a finire che se esce di classifica dà pure una mano al varesino (che fin qui ha comunque dimostrato di non averne bisogno).
Su Di Luca, resta la convinzione che possa crescere nei prossimi giorni (ed è anche un augurio a lui e alla ricchezza della corsa); Savoldelli farà una buona cronometro, e resterà vicino in classifica; idem Honchar. Vengono fuori dei bei personaggi (relativamente) nuovi, come Caruso, Mazzanti, Gutiérrez; Rujano è una mina vagante, è capace di tutto, e non ha mezz'ora da recuperare. Insomma, anche se la botta data da Basso alla classifica è di quelle potenti, non ha propriamente terremotato il Giro. Molti dei giochi sono aperti, le posizioni sono ravvicinate (relativamente alla durezza del percorso, ovvio: non diremmo la stessa cosa se nelle prossime due settimane ci fossero solo due salite di seconda categoria, e poi 10 tappe piatte). Magari non ci saranno rivolgimenti, ma magari sì: e non è questa incertezza la cosa più bella di una grande corsa a tappe?


Marco Grassi

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