Reportage Lampre - Intervista a Mazzoleni: «Sempre al fianco di Cunego»
Versione stampabileViste le cessioni di Celestino e Di Luca dalla ex-Saeco e la non conferma nel nuovo organico Lampre dello spagnolo Astarloa, c'è il solo Figueras votato al ruolo di cacciatore di classiche. Dato anche lo spunto veloce che hai mostrato nelle tue volate "censurate" durante lo scorso Giro d'Italia, ti aspetti di essere buon protagonista nelle classiche vallonate?
«C'è da mettere in conto il mio ritardo di preparazione, dato che questo inverno ho avuto un problema ad un tendine che mi ha permesso di allenarmi soltanto da poco tempo. Ho iniziato ad andare in bici solo a metà gennaio. Premesso questo, dico che le Ardenne e le classiche in Belgio mi piacciono, ci tengo a prepararmi bene, anche perché da lì inizia il periodo di avvicinamento al Giro d'Italia. Spero di essere in buone condizioni per far bene: non dimentichiamo che anche Damiano Cunego quest'anno disputerà qualche classica, sicuramente una freccia in più al nostro arco per puntare con decisione a fare bene».
Martinelli ha dichiarato che correrai sia il Giro d'Italia che il Tour de France: non ti sarebbe piaciuto risparmiarti uno di questi appuntamenti per provare a curare la classifica generale della Vuelta di Spagna?
«Ho già fatto un paio di volte il doppio impegno Giro-Tour, e so bene che è un impegno gravoso e faticoso. In aggiunta la Lampre-Caffita mi ha preso per stare accanto a Damiano, ed è molto difficile che io possa fare soltanto una corsa tra quella italiana e quella francese potendo dedicarmi completamente alla Vuelta. Quest'anno dovrò aiutare Damiano anche nella sua prima esperienza in Francia, ovviamente vedremo come andrà: farà ciò che potrà ed io lo affiancherò, spero, nel migliore dei modi».
Rimanendo nell'ambito della famiglia Mazzoleni, abbiamo visto che tuo fratello Renzo, l'anno scorso alla Tenax, si sarebbe dovuto accasare al team Professional eD'System-ZVVZ, squadra della Repubblica Ceca. Si è poi concluso il trasferimento?
«No, non se l'è sentita di andare in una squadra così, tanto per andare. Aveva avuto dei contatti, ma poi non se ne è fatto più niente. Per adesso sta cercando lavoro, va ancora in bicicletta ogni tanto, però ha preferito fermarsi un attimo e cercare un ingaggio da parte da una squadra italiana. Nel caso non lo trovasse smetterebbe, ed andrebbe a lavorare».
Credi che il caso di Renzo Mazzoleni, che poi è molto simile alle vicende di altri corridori delle squadre minori, sia imputabile in qualche modo alla riforma Pro Tour, che ha costretto le squadre escluse dal circuito ad un consistente ridimensionamento?
«Le squadre del Pro Tour sono 20, ed ognuna di queste squadre ha 25 corridori. Magari saranno cambiati i contratti di sponsorizzazione ed altro, ma questi sono aspetti manageriali che non mi competono. La situazione delle squadre è più o meno la stessa degli altri anni; i team minori sono costretti a far fronte alle partenze dei corridori più forti che, ovviamente, vogliono andare a correre nelle squadre più forti. Poi ci sono alcuni corridori che rimangono a spasso, è vero, ma non credo che questo dipenda dal ProTour».
Però ammetterai che la riforma del Pro Tour porterà notevoli cambiamenti ad una stagione che si preannuncia più lunga del solito.
«Credo che difficilmente i corridori più forti cambieranno la maggior parte del loro calendario solo in base a questa riforma dell'Uci. Chi corre determinate corse di preparazione in vista di appuntamenti importanti non si farà influenzare troppo dagli obblighi inflitti alle squadre. Certo è che i manager ed i direttori sportivi dovranno trovare il giusto equilibrio tra gli allenamenti, gli appuntamenti importanti e le corse minori obbligatorie, che saranno comunque importanti per i corridori che avranno meno spazi e meno possibilità di mettersi in mostra».
Così però il rischio di sovra-sforzo per i cosiddetti gregari, o comunque atleti di seconda fascia, è dietro l'angolo.
«Sì, il rischio c'è. Ma per quest'anno pronostico molti vincitori a sorpresa».