Il Principino è sulla vetta - Cunego strappa la rosa a Simoni
Versione stampabileDamiano Cunego vince la tappa a Montevergine e, coi buoni uffici di Simoni, si veste di rosa. Un evento che era piuttosto nell'aria, ma che doveva comunque verificarsi (cosa mai scontata); e per far sì ché ciò accadesse, la Saeco ha dimostrato di essere una vera, grande squadra. Ha controllato la situazione, non si è impressionata quando la Vini Caldirola ha attuato il suo forcing in attesa di un qualcosa da Garzelli, e alla fine ha lanciato il piccolo Cunego verso il momento più bello della sua carriera.
Vestirsi di rosa (e contemporaneamente di verde: un dominio quasi imbarazzante in salita) a 22 anni è veramente qualcosa che segna a vita. Ma nel caso di Cunego abbiamo a che fare con un campioncino annunciato, e quindi non dobbiamo sorprenderci più di tanto. Nell'ultimo mese ha vinto come un piccolo Merckx, su ogni terreno, in salita, in discesa, in volata. Ha dato lezioni a tutti quelli che lo hanno incrociato, eppure mantiene l'umiltà di sapere che dovrà continuare a fare il pesce in barile, ad autodefinirsi gregario di Simoni, a promettere al suo capitano tutto l'aiuto possibile sulle Alpi. Anche se in cuor suo sa che il Giro è una storia che si scrive giorno per giorno, e che le gerarchie, nello sport, sono fatte per essere cambiate, anche improvvisamente.
Cunego sente intorno a sé un'aura speciale, tutto quello che vuole gli sta riuscendo. Non andrà sempre così, per questo il team deve avere una grande delicatezza, per far sì che il giovanotto non si monti la testa, e allo stesso tempo per impedire che si abbatta eccessivamente quando le cose magari gireranno al contrario: un giovane così lo si può solo rovinare.
Ma quelli con Cunego sono problemi che tutte le altre squadre vorrebbero avere. Non capiamo comunque nessuno riesca a inventare qualcosa per mettere in difficoltà questa mostruosa Saeco. Sia la Vini Caldirola, come detto, che la Panaria (per Figueras) hanno effettuato un buon forcing sull'ascesa verso Montevergine. Ma quella, lo abbiamo già abbondantemente visto e capito, è l'arma della Saeco, che la utilizza non appena a Simoni o a Cunego viene il languore della vittoria. Ed è molto difficile, in ciò, fare meglio dei rossi di Martinelli. Quindi, secondo logica, si dovrebbe cercare qualche alternativa.
L'attacco da lontano? Non paga, e costa tanto. E cosa, allora? Ci viene in mente in modo in cui il Team Csc ha corso la Parigi-Nizza, con attacchi massicci (in pratica delle cronosquadre) in pianura, a sfruttare i ventagli. Non far sentire in carrozza i padroni in pectore del Giro, prenderli alla sprovvista, allearsi per contrastarli, e indurli così a subire una pressione con cui finora, bontà loro, non hanno dovuto fare i conti. Se Garzelli spera di attaccare Simoni in montagna, probabilmente ha fatto male i suoi calcoli.