La pace? Non fa per noi - Cade nel vuoto il nostro appello
Avevamo pensato di fare anche noi di Cicloweb.it qualcosa per appoggiare il grande desiderio e bisogno di pace che si respira in Italia, in Europa e un po' in tutto il mondo alla vigilia di una guerra imminente. Avevamo pensato all'iniziativa più semplice che si potesse attuare: un appello in favore della pace, che raccogliesse l'adesione dei ciclisti italiani, e che servisse come un ulteriore messaggio per i potenti: anche chi pedala, pedala contro la guerra. Avevamo sperato di riuscire a realizzare quest'idea, ma ci siamo dovuti arrendere.
Ci siamo dovuti arrendere a una certa diffusa indifferenza, o, peggio, a un disinteresse strisciante del gruppo. Per coinvolgere quanti più corridori possibile avevamo chiesto la collaborazione delle squadre, dei direttori sportivi, degli addetti stampa. Qualcuno ci ha aiutati, e lo ringraziamo di cuore: la Quick.Step (Bettini e compagni) ci ha fatto avere un messaggio che riassume il pensiero di tutti i suoi corridori: "Oltre che marciare per la pace, cosa sacrosanta, bisogna pensare anche al disarmo di Saddam, che in 25 anni non si è certo dimostrato uno stinco di santo".
E la Sidermec, che, per bocca del suo capitano Gianluca Bortolami, fa suo l'appello pacifista: "Speriamo in una soluzione senza l'uso delle armi, una cosa che turba un po' tutti. Ogni sera davanti al telegiornale aspettiamo e speriamo di avere notizie positive, perché nessuno di noi vuol vedere che la situazione è precipitata".
Per il resto, possiamo riproporre le dichiarazioni di corridori che già in passato si erano espressi su quest'argomento (Casagrande: "Non condivido l'intervento armato in Iraq, almeno per il momento mi pare inutile e ingiustificato"), e prendiamo atto di una generica adesione da parte di altri team (la Domina Vacanze, per esempio). Dopodiché, più niente.
Non ci sembrava, l'invito a pensare alla pace, qualcosa di eccezionalmente impegnativo: non stavamo mica chiedendo ai corridori di schierarsi politicamente. Ma il timore di esporsi troppo ha avuto forse la meglio; oppure il problema è che, con le prime corse importanti della stagione, tutte le attenzioni del gruppo sono focalizzate sui pedali, come se poi l'argomento all'ordine del giorno fosse poco importante, e meritasse la distrazione dimostrata da molti.
Noi restiamo sempre in attesa di un gruppo di campioni che sappiano prendere posizione, che non abbiano paura - all'occorrenza - di schierarsi, che non temano di affermare le proprie idee, quali che esse siano, anche al di fuori dell'ambito ciclistico. Nel frattempo, Cicloweb.it si dichiara a favore della pace e contro questa guerra; qualche corridore anche. Gli altri, chissà.