La prima parte della confessione di Lance Armstrong: EPO, trasfusioni e un solo rimpianto
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La prima parte dell'intervista di Oprah Winfrey a Lance Armstrong andata in onda questa notte ha visto il texano confessare l'uso di pratiche e sostanze vietate durante tutti i Tour de France vinti ma anche prima del cancro: già dalle primissime risposte Armstrong conferma l'uso di EPO, trasfusioni, cortisone e testosterone. Nonostante questa confessione "arrivata troppo tardi" non c'è pentimento nelle parole di Armstrong: «Su 200 corridori al Tour de France, quelli puliti saranno stati 5 o 6, vincere senza doping non era possibile. Non mi sento un baro, non in quel senso: eravamo tutti sullo stesso piano, era come mettere l'acqua nelle borracce». Per lui il sistema doping nella US Postal era brillante, consapevole e senza rischi: «ma non è vero che più grande di quello della Germania Est negli anni '70 e '80». Ha negato anche di aver fatto pressioni sui compagni di squadra affinché si dopassero.
Le accuse più dure Armstrong le ha fatte nei confronti di se stesso e ha raccontato di sentirsi più felice ora e che probabilmente passerà tutta la vita a scusarsi con chi ha deluso e tradito: ha citato Betsy Andreu, moglie del compagno di squadra Frankie, spiegando che nonostante una lunga telefonata prima dell'intervista non c'è stata una riappacificazione "perché a loro ho fatto troppo male".
Un Armstrong totalmente diverso lo si è visto invece quando s'è trattato di chiamare in causa altre persone: «Non sono a mio agio a parlare di altre persone»; per Lance Michele Ferrari è una brava persona. Parlando del Tour de France 1999 Armstrong ha confermato che la sua positività al cortisone venne coperta da una ricetta medica retrodata, smentisce invece ogni copertura dell'UCI al Tour de Suisse 2001: «Non c'è stato nesssun test positivo e l'UCI non ha insabbiato nulla. I soldi dati all'UCI non c'entrano niente con quel Giro di Svizzera: loro mi hanno chiesto una donazione e io l'ho fatta».
L'inizio della fine, secondo Armstrong, è stato il ritorno alle corse nel 2009 che ha scatenato la reazione di Landis: «Senza quel ritorno probabilmente ora non saremmo qui, rimpiango quella decisione. Ma in quegli anni ho gareggiato pulito». La prima parte s'è chiusa con l'americano che prospetta anche la possibilità di collaborare con l'USADA: «Tornando indietro probabilmente l'avrei fatto anche prima ma se adesso mi inviteranno a collaborare con una commissione indipendente di verità e riconciliazione io sarò il primo fuori dalla porta».