CDM Pista Guadalajara 2014: Quale futuro per questa Coppa? - Disinteresse per un torneo che dura soltanto 3 mesi
- Guadalajara [Gen] 2014 [1]
- Keirin Guadalajara [Gen] WE 2014 [2]
- Madison Guadalajara [Gen] 2014 [3]
- Omnium Guadalajara [Gen] 2014 [4]
- Omnium Guadalajara [Gen] WE 2014 [5]
- Velocità Guadalajara [Gen] 2014 [6]
- Edward Dawkins [7]
- Fatehah Mustapa [8]
- Hugo Haak [9]
- Isabella King [10]
- Jasper De Buyst [11]
- Katarzyna Pawlowska [12]
- Kenny De Ketele [13]
- Laurie Berthon [14]
- Max Niederlag [15]
- Patrick Bevin [16]
- Sam Webster [17]
- Sandie Clair [18]
- Simona Frapporti [19]
- Stefan Kueng [20]
- Thery Schir [21]
- Thomas Boudat [22]
- Tirian McManus [23]
- Tom Scully [24]
- Wai Sze Lee [25]
- Uomini [26]
- Ciclismo femminile [27]
- Pista [28]
Si è conclusa la terza e ultima tappa della Coppa del Mondo su Pista a Guadalajara, in Messico, ma ora urge, per tutto il circo dei velodromi, una profonda riflessione sulla formula della Coppa del Mondo e se abbia ancora senso.
Fino ad oggi le tappe della challenge sono (erano?) considerate il top per ogni atleta: le regole più recenti impongono anche la partecipazione ad esse per qualificarsi alle Olimpiadi. Eppure, da qualche stagione a questa parte, ogni anno diminuiscono le gare in programma, in quattro anni sono sparite prima la prova di Copenhagen e poi quella di Melbourne; alcune città ospitano la Coppa solo per una o due volte come Pechino, Astana e Glasgow. Qual è il motivo del profondo calo di interesse degli organizzatori (e forse della stessa UCI) per questa formula?
Sicuramente i costi per organizzare una Coppa del Mondo sono molto elevati, ma qui si tratta di una totale mancanza di interesse perché paesi come Kazakistan o Cina o Korea del Sud (con un nuovo velodromo) non avrebbero particolari difficoltà a reperire i fondi necessari. Le difficoltà arrivano dall'assenza di prospettive di crescita.
Come si può far crescere un mondo che sta sparendo? Per prima cosa c'è da chiedersi se il "sistema Coppa del Mondo" sia ancora il più adatto per questo periodo (discorso simile che si fa per le Sei Giorni) e se abbia senso continuare ad obbligare a programmare solamente le prove olimpiche. Inoltre, che speranza di crescita può avere una disciplina che ormai si disputa, a livello di Coppa del Mondo e Mondiali, solamente nell'arco di tre mesi?
Bisogna riscoprire l'uso della pista su tutto l'arco dei dodici mesi: il ciclismo su pista è l'unica disciplina che può disputarsi sia all'aperto che indoor e questo permetterebbe di poter allungare il calendario. Però si tratta di modificare le norme che impongono di utilizzare solo le piste in legno di 250 metri. Questo permetterebbe anche la rinascita di molti velodromi che ora rischiano la chiusura perché non vengono più utilizzati.
Si potrebbe inoltre cambiare la formula dei punteggi per le Olimpiadi, creando una challenge mondiale fatta di gare di vari livelli (come già adesso, che però danno punti solo per partecipare alle Coppe e ai Mondiali) mantenendo l'obbligo di partecipare ad almeno una gara di primo livello per accedere ai Giochi Olimpici. Creando gare di vari livelli, che permettono comunque di accedere ai Giochi, prenderebbero vita un maggior numero di competizioni lungo tutto il calendario e sparse in tutto il Mondo.
Brian Cookson si è costruito un'ottima fama grazie ai successi del ciclismo su pista britannico; il presidente UCI non deve lasciar cadere l'interesse per questo mondo: è urgente che proprio l'Unione Ciclistica Internazionale convochi una conferenza sul tema, sentendo sia i vertici politici continentali che gli organizzatori e i rappresentanti degli atleti, per dare vita ad un nuovo progetto moderno che attiri gli investitori.
Per quanto riguarda la terza ed ultima giornata di gare a Guadalajara, è stato assegnato l'oro nell'Omnium maschile, andato a Tirian McManus. L'australiano ha battuto per un punto il belga Jasper De Buyst, costante in ogni prova ma mai vittorioso, mentre il bronzo è andato a Thomas Boudat. La classifica finale ha incoronato Jasper De Buyst davanti a Tim Veldt e Thomas Boudat.
Nella stessa disciplina femminile è stata la forte polacca Katarzyna Pawlowska a primeggiare, vincendo Corsa a Punti, Eliminazione ed Inseguimento. Un punto meglio dell'australiana Isabella King, mentre la francese Laurie Berthon ha ottenuto il bronzo. L'azzurra Simona Frapporti ha portato a casa un'ottava piazza. Proprio alla francese Berthon è andata la classifica finale della Coppa di specialità.
La Madison è finita alla Nuova Zelanda di Patrick Bevin e Tom Scully. I due All Blacks, con 18 punti, hanno preceduto il Belgio di Kenny De Ketele e Jasper De Buyst, fermo a quota 13, con il bronzo che è finito alla Svizzera rappresentata da Stefan Kueng e Thery Schir. La Coppa del Mondo va al Belgio, argento sia ad Aguascalientes (dove vinse la Spagna) che a Guadalajara.
Nel Keirin femminile la portacolori di Hong Kong Wai Sze Lee si aggiudica prova e Coppa di specialità. Suo l'oro davanti alla malese Fatehah Mustapa ed alla francese Sandie Clair. Ha chiuso il programma di gare la Velocità uomini, con Hugo Haak che ha conquistato l'oro, il secondo qui a Guadalajara (ha già vinto nella Velocità a squadre, condendo il tutto con un bronzo nel Chilometro).
Haak in finale ha battuto per due a zero il tedesco Max Niederlag, mentre nella finalina tutta neozelandese per il bronzo s'è affermato Sam Webster su Edward Dawkins. Classifica di Coppa che vede trionfare proprio Edward Dawkins sull'australiano Matthew Glaetzer, a Guadalajara assente.
Il prossimo appuntamento internazionale rilevante, in attesa di sapere che ne sarà di questa formula della Coppa del Mondo, è il Mondiale di Cali, Colombia: le maglie iridate verranno messe in palio dal 26 febbraio al 2 marzo.