Volta a Catalunya 2013: Scarponi, centrato il progetto podio - A De Gendt l'ultima tappa, a Daniel Martin la corsa
- Volta Ciclista a Catalunya 2013 [1]
- Garmin - Sharp 2013 [2]
- Katusha Team 2013 [3]
- Vacansoleil Pro Cycling Team 2013 [4]
- Andrey Kashechkin [5]
- Bradley Wiggins [6]
- Cameron Wurf [7]
- Cristiano Salerno [8]
- Daniel Martin [9]
- Daniel Moreno Fernández [10]
- David López García [11]
- Gianluca Brambilla [12]
- Jakob Fuglsang [13]
- Joaquim Rodríguez Oliver [14]
- Juan José Oroz Ugalde [15]
- Julien Simon [16]
- Jurgen Van de Walle [17]
- Karol Andrzej Domagalski [18]
- Karsten Kroon [19]
- Lawrence Warbasse [20]
- Manuele Mori [21]
- Martijn Keizer [22]
- Matthew Busche [23]
- Michal Golas [24]
- Michele Scarponi [25]
- Nairo Alexander Quintana Rojas [26]
- Nicki Sørensen [27]
- Peter Stetina [28]
- Robert Kiserlovski [29]
- Samuel Dumoulin [30]
- Thomas Damuseau [31]
- Thomas Danielson [32]
- Thomas De Gendt [33]
- Tim Wellens [34]
- Tiziano Dall'Antonia [35]
- Travis Meyer [36]
- Uomini [37]
Se in altri casi si dice che la montagna ha partorito il topolino, in questo caso si può dire che una montagnetta come il Montjuic ha partorito un normalissimo topo. Non erano attesi stravolgimenti per questa ultima tappa della Vuelta Catalunya, al limite qualche tentativo di ribaltare la leadership da parte di Joaquim Rodriguez (che puntualmente c'è stato), ma l'ultima tappa è stata più di una kermesse, ed ha inaspettatamente portato sul podio un non più giovane Michele Scarponi, che questa corsa due anni fa la vinse proprio sul vincitore attuale, l'irlandese Daniel Martin.
La tappa di oggi era molto breve, 122 km, ma altrettanto intensa, con l'Alto de Madalona e soprattutto otto passaggi sul Montjuic, classica salita che conclude il Catalunya ed in passato titolare di una popolare cronoscalata che concludeva la stagione spagnola. Una salita dove proprio l'anno scorso Purito aveva esercitato il suo potere sulla Vuelta, andandosene via con la complicità di Philippe Gilbert (che avrebbe poi vinto) e guadagnando secondi sui diritti rivali. Una salita favorevole, insomma.
Dopo 10 km si è già sviluppata la prima fuga di giornata. Ci sono Kashechkin, Warbasse, Dall'Antonia, Oroz, Van De Walle, Golas, Damuseau, Kroon, Keizer, Domagalski. Tutta gente non temibile per la classifica, tuttavia la Katusha è intenzionata a fare la corsa e non è disposta a lasciare nulla, abbuoni compresi. La fuga non supera i 3' di vantaggio e comincia a squagliarsi già dopo il primo passaggio sulla collinetta che sovrasta Barcellona. A 24 km dal termine e 4 passaggi mancanti, la fuga viene ripresa ma è già tempo di contrattacco per David López García, Nicki Sørensen, Thomas De Gendt e Tim Wellens. Tutta gente fuori classifica ma piuttosto temibile per la vittoria di tappa. E qui si anima la corsa: Quintana prova a riportarsi sui quattro che diventano tre, perchè Sørensen cede, ma non viene fatto andar via. I tre battistrada guadagnano a una ventina di secondi, e stavolta è Scarponi a far la mossa, seguito da Kiserlovski: stavolta l'aggancio riesce e i battistrada diventano cinque.
Negli ultimi giri vari corridori provano il contrattacco ma sono sempre i Katusha a tenere il pallino dell'azione, mentre appare sempre più evidente che i corridori davanti non saranno recuperabili. Dani Moreno fa il ritmo in testa al gruppo e poi ci pensa Purito nell'ultimo giro, ma Dan Martin è sempre a ruota e la sua gamba è troppo buona per poter essere staccato dai Katusha. Alla fine l'azione spagnola produce solo una notevole selezione nel gruppo, ridotto a una cinquantina di unità, mentre davanti Wellens molla e David López tenta l'affondo decisivo.
Il tentativo di López sembra poter essere destinato a buon fine, ma i tre pedalatori dietro son notevoli passisti e riescono a chiudere la ferita alla flamme rouge. Con Scarponi che tira a tutta per conquistare posizioni, López esaurito e Kiserlovski fermo in volata, l'esito è già scritto: Thomas De Gendt alza le braccia per la prima volta in questa stagione, battendo con relativa facilità López Garcia: anche il motore del belga, seppur lontano dalla miglior condizione, comincia a girare come si deve. L'arrivo del gruppo a 21" è turbato solo dalla pericolossima sbandata finale di Julian Simon, in competizione con Dumoulin per il quinto posto, che per fortuna non ha portato alla caduta del transalpino e conseguentemente a quella di mezzo gruppo. Dietro di loro si piazza settimo un sempre affidabile Manuele Mori, seguito da Travis Meyer che finalmente riesce a dare qualche segnale di competitività a livello internazionale, e Gianluca Brambilla, in evidente crescendo di condizione. Chiude la top ten Jakob Fuglsang.
Daniel Martin può così festeggiare la vittoria finale in questa Volta a Catalunya. Sebbene il successo sia giunto in maniera rocambolesca, occorre ricordare il feeling del corridore irlandese (erede di Sean Kelly nell'albo d'oro) con questa corsa, che l'ha rivelato al grande pubblico nel 2009, quando ancora si correva durante il Giro, arrivando secondo alle spalle di Valverde per pochi secondi. Come prima abbiamo ricordato, il piazzamento si è ripetuto nel 2011 e il risultato del 2013 non è altro che il ripagamento di una certa devozione verso una corsa che si addice allo scattista-scalatore nipote di Nicolas Roche.
Per Joaquim Rodriguez arriva un secondo posto che non sa tanto di delusione, piuttosto è il risultato di un po' di ingenuità e calcoli errati nella tappa regina. Sul terzo gradino del podio Michele Scarponi scalza il povero Nairo Quintana che dovrà rinviare il suo ingresso sul podio di una corsa World Tour al prossimo evento: 34" il ritardo di Scarponi da Martin contro i 45" del colombiano. Wiggins quinto si rivela non devastante come nella scorsa stagione ma se non altro in palla ed in regola con la tabella di marcia verso il Giro. La classifica fino al decimo posto si conserva tale, se si eccettua per Stetina che paga le fatiche per difendere il primato di Martin ed accusa 2' dal gruppo principale. Al suo posto in top ten va un altro Garmin, il più navigato e resistente Danielson.
Curiosità a margine della classifica finale: si segnala la presenza fuori tempo massimo di Matthew Busche, ultimo all'arrivo con 14'33". Al di là dell'onta dell'eliminazione dalla classifica, suscita una certa sorpresa vedere l'americano della Radioshack, che stamane partiva ventesimo nella generale, finire così male, e non è la prima volta che questo ventottenne nel 2011 campione nazionale manifesta sintomi di una certa irregolarità in corsa.
Infine, nota di colore tutta azzurra per Cristiano Salerno, che in una Cannondale senza particolari ambizioni (ma a proposito: questo Wurf 18° nella classifica finale da dove salta fuori?) riesce a portarsi a casa la classifica GPM e a dimostrare di essere più di un semplice gregario.