Classica San Sebastián 2011: L'estate di Gilbert non è certo finita - Il campione belga fa ancora una volta il vuoto
- CLASICA CICLISTA SAN SEBASTIÁN - SAN SEBASTIÁN 2011 [1]
- Omega Pharma - Lotto 2011 [2]
- Andriy Grivko [3]
- Carlos Barredo Llamazales [4]
- Damiano Cunego [5]
- Dries Devenyns [6]
- Eloy Ruiz Pinto [7]
- Francesco Gavazzi [8]
- Fränk Schleck [9]
- Greg Van Avermaet [10]
- Haimar Zubeldia Agirre [11]
- Ivan Basso [12]
- Jelle Vanendert [13]
- Joaquim Rodríguez Oliver [14]
- Julián Sánchez Pimienta [15]
- Klaas Lodewyck [16]
- Matthew Brammeier [17]
- Nicolas Roche [18]
- Philippe Gilbert [19]
- Samuel Sánchez González [20]
- Simone Ponzi [21]
- Stijn Devolder [22]
- Uomini [23]
Philippe Gilbert aggiunge una nuova perla al suo ormai lunghissimo e pesantissimo palmarès, e vince la Classica di San Sebastián. Il campione nazionale belga scatta sullo strappetto di Miracruz a 3 km dal traguardo e fa il vuoto, andando a cogliere il suo primo successo nella corsa basca: il quattordicesimo stagionale, e quest'anno il capitano della Omega Pharma è di gran lunga il più vincente di tutti, staccando di 5 lunghezze Guardini e Contador.
Fino al primo passaggio sull'Alto de Jaizkibel e Arkale (ricordiamo che per la seconda volta, dopo l'anno scorso, i corridori doppiano il passaggio sulle 2 salite), la corsa segue il più classico dei canovacci, con una fuga a 6 che parte dopo 12 km. I protagonisti sono Julián Sánchez (Caja Rural), Matt Brammeier (HTC), Karsten Kroon (BMC), Klaas Lodewyck (Omega Pharma), Eloy Ruiz (Andalucia) ed il campione nazionale brasiliano Murilo Fischer (Garmin - Cervélo). Il vantaggio raggiunge un massimo di 10' dopo 60 km, ad Azpetia, dopodiché cala inesorabilmente, sotto la spinta delle squadre dei favoriti: Lampre, Katusha, Movistar ed ovviamente Euskaltel. Rimane giustamente cheta l'Omega Pharma, con l'uomo in fuga.
Il primo "giro della morte" scivola via abbastanza tranquillo, coi fuggitivi che si dimezzano (rimangono avanti solo Kroon, Lodewyck e Fischer) e perdono parte del loro vantaggio mentre il gruppo non si snellisce più di tanto. Sull'Alto de Arkale si vede soltanto una modesta azione di Grivko (Astana).
Le micce vengono accese seriamente solo sul secondo passaggio dello Jaizkibel: è Roche (AG2R) il primo a muoversi, mentre Lodewyck, che scalatore proprio non è, si stacca inesorabilmente dai fuggitivi che ormai hanno solo 2' di vantaggio. A 42 km dall'arrivo c'è lo scatto di Samuel Sánchez (Euskaltel), subito inseguito da Barredo (Rabobank), che a questa corsa è particolarmente affezionato, visto che la vinse 2 anni fa. Gilbert sente la puzza di bruciato e in prossimità della vetta dello Jaizkibel produce un'accelerazione, mentre Samuel Sánchez ha ormai ripreso i fuggitivi della prima ora.
L'accelerazione è talmente violenta da portar via con Gilbert, Sánchez e Barredo, un gruppo di 15 uomini, con Urán (Sky), Joaquim Rodríguez (Katusha) scortato dai compagni Gusev e Vorganov, Zubeldia (RadioShack), Roche, Devenyns (Quickstep) , Fränk Schleck (Leopard), Frank (BMC). Un ottimo Ponzi e il capitano Basso rappresentano la Liquigas nell'azione, mentre l'ottima condizione già palesata al Tour di Jelle Vanendert permette al Vallone Aerostatico di non rimanere solo: è proprio Vanendert infatti a bloccare sul nascere un tentativo di Sánchez in discesa. Si stacca inesorabilmente, invece, Damiano Cunego, pur molto atteso alla vigilia.
In discesa però il gruppo si rimpolpa arrivando a raggiungere le 40 unità. Nel tratto di superstrada tra una salita e l'altra Devolder (Vacansoleil) tenta lo scatto del fagiano, arrivando a raggiungere i 30" di vantaggio sul gruppo Gilbert. La reazione del drappello alle spalle è scomposta e in tanti tentano l'inseguimento più o meno solitario, senza riuscire a ricucire seriamente. La situazione ai piedi dell'Alto de Arkale vede dunque Devolder solo, inseguito da un gruppetto di 11 contrattaccanti tra i quali Basso, che affronta la prima parte di salita in testa tentando vanamente di evitare il ricongiungimento del gruppo di Gilbert, rimasto più indietro.
Neutralizzata questa azione, è Vanendert che si arroga l'onere di riprendere Devolder, inseguito da Zubeldia. L'azione funziona, Devolder scoppia mentre gli altri big trascinano Gilbert in coda al suo compagno di squadra. Si forma dunque un gruppetto di 10 uomini, mentre gli altri, tra i quali i nostri Ponzi, Basso, Mori e Gavazzi, rimangono inesorabilmente staccati.
I 10 in testa sono Vanendert, Gilbert, Urán, SSG, JRO, Devenyns, Fränk Schleck, Zubeldia, Van Avermaet (BMC) e Barredo. È quest'ultimo, l'uomo più generoso di giornata, a tentare l'azione risolutiva ai -8.
Barredo mantiene un leggero margine fino all'Alto de Miracruz: è qui che la corsa finisce. Come nei campionati nazionali del Belgio, Gilbert approfitta di un dentello per fare il vuoto: vano il tentativo di Samuel Sánchez e Zubeldia di portarsi alla sua ruota. Ed il bello è che il belga incrementa sul passo, tagliando il traguardo con un vantaggio di 12" su Barredo, meritevole primo degli umani; l'asturiano è scattato un'altra volta nell'ultimo chilometro, riuscendo a portare a casa almeno il secondo posto. 3° invece, e primo dello sprint del gruppetto, si piazza Van Avermaet, davanti a JRO, Devenyns, Schleck, Zubeldia, Sánchez e Urán. Arriva 10° e staccato Jelle Vanendert, ma il suo è un successo di squadra. Bisogna aspettare 2' per veder arrivare il gruppo di Basso, regolato da Gerrans su Simone Ponzi, migliore dei nostri al 12° posto. Gavazzi è quattordicesimo, mentre bisogna aspettare più di 6' per vedere arrivare Damiano Cunego, 45°.
Philiippe Gilbert inserisce dunque un'altra classica nel suo palmarès e insidia seriamente la leadership di Cadel Evans nel World Tour: tutto dipenderà dal calendario che i due atleti seguiranno. La testa di Philippe in realtà è al Mondiale, è lì che può coronare una stagione bella al di là di qualsiasi immaginazione (nel percorso di avvicinamento il belga farà Eneco Tour, Campionato Nazionale a cronometro, Vattenfall Cyclassics, GP di Québec e di Montréal). Ennesima, profonda delusione invece da parte di Cunego, che a San Sebastián mai ha brillato.