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Tour de France 2015: Bardet a volo d'angelo, vittoria e top ten - Romain, che spettacolo in discesa! Rolland si deve accontentare del secondo posto. Damiano Caruso 8°

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La meritata vittoria di Romain Bardet a Saint-Jean-de-Maurienne © Bettiniphoto

Rafal Majka a Cauterets, Joaquim Rodríguez a Plateau de Beille, Stephen Cummings a Mende, Rubén Plaza a Gap, Simon Geschke a Pra Loup; e Romain Bardet oggi a Saint-Jean-de-Maurienne. Possiamo dire che dopo la disarmante dimostrazione di Chris Froome a La Pierre-Saint-Martin, non c'è stata tappa di montagna (o quasi-montagna) che non abbia visto il successo di una fuga. Se da un lato ciò ci suggerisce dell'alto livello che al Tour de France anche i comprimari mettono in campo, dall'altro ci dice che tra gli uomini di classifica sta prevalendo una sorta di tatticismo.

E se sui Pirenei questo tatticismo poteva essere giustificato - per gli sfidanti di Froome - dalla paura ingenerata in loro dalla botta di La Pierre, in queste ultime frazioni si può vedere in filigrana una sorta di attesa, più che di attendismo (perché qualche attacco comunque c'è stato, anche se non troppo efficace): come a dire che le ultime due tappe alpine, quella di domani a La Toussuire e quella di sabato all'Alpe d'Huez, potranno essere di per sé sufficientemente decisive.

 

Ennesima fuga di grande spessore
Mentre i big rimandano e demandano, gli uomini da fuga vanno giustamente a nozze. Che poi, per vincere tappe difficili come la 18esima, da Gap a Saint-Jean-de-Maurienne, bisogna essere corridori di grande levatura, e non a caso l'attacco a 29 che ha caratterizzato la giornata di oggi pullulava di uomini quasi di classifica: nel senso di gente che non è magari in top ten, ma è lì a un passo, e ambisce a guadagnare terreno per risalire la generale.

Il primo a muoversi, sulla salitella posta proprio in avvio (il Col de Bayard) è stato Pierre Rolland (che era 14esimo), appresso a lui sono andati prima Joaquim Rodríguez, interessato ai punti dei Gpm (e ce n'erano molti in palio oggi), e poi, a ondate, sono rientrati tra gli altri l'11esimo della generale (Bardet), il 12esimo (Andrew Talansky), il 15esimo (Serge Pauwels), il 18esimo (Thibaut Pinot), il 19esimo (Jan Bakelants), pure il 26esimo (Jakob Fuglsang).

Oltre a loro, per arrivare a quota 29 (il drappello si è completato al km 12 dei 186 totali), possiamo enumerare Roman Kreuziger e Michael Rogers, compagni di Alberto Contador, l'italiano Damiano Caruso, gente di fondo come Ryder Hesjedal e Thomas De Gendt, e un terzetto Europcar (con Gautier, Sicard e Voeckler) a supporto di Rolland.

 

Rodríguez all'inseguimento della maglia a pois
Il gruppo ha lasciato fare solo fino a un certo punto, diciamo fino al km 65, quando è stato toccato il vantaggio massimo (5'25"); poi il lavoro di Giant e Trek, interessate a salvaguardare i capitani Warren Barguil e Bauke Mollema (decimo e nono della generale) dal riavvicinamento di Bardet e soci, ha ridotto il margine. Intanto davanti Rodríguez inanellava un Gpm dopo l'altro: i primi 5 della giornata (tutti di seconda e terza categoria) li ha conquistati lui, arrivando a scavalcare Froome dalla vetta della classifica della maglia a pois (16 punti per lui e totale di 68 contro i 61 di Chris).

Tra una salitella e l'altra, e pure prima del Glandon, si sono peraltro sprecati i tentativi di evasione dalla fuga stessa, ora un gruppetto, ora l'altro; De Gendt ha tentato di andarsene ai -68, ma è stato ripreso ai piedi della salita principale di giornata.

 

Una moto abbatte Fuglsang, Bardet bellissimo in discesa
Sulle rampe del Glandon il drappello dei battistrada si è fatalmente decomposto, e sono rimasti in testa gli 11 più forti: Bardet, Talansky, Rolland, Pauwels, Fuglsang, Rodríguez, Hesjedal, Caruso, Gautier, Anacona e pure un sorprendente Bob Jungels. Il margine che sembrava destinato a scemare definitivamente (l'ascesa era iniziata con 2'15" di vantaggio per i fuggitivi) ha però ricominciato a salire nel momento in cui - nella prima metà di Glandon - la Sky in gruppo ha dettato un ritmo regolare ma non eccessivo, rilevando Giant e Trek che avevano lavorato fin lì.

A questo punto gli attaccanti hanno iniziato a crederci. Fuglsang per esempio ci credeva abbastanza, ma è stato travolto da una moto dell'organizzazione a un paio di chilometri dalla vetta. Si è poi rialzato e ha proseguito senza troppi problemi, ma non si è ovviamente potuto esimere dal polemizzare molto con l'organizzazione, dopo l'arrivo (e il motociclista, per la cronaca, è stato espulso dalla carovana).

Nei pressi della cima, Bardet ha allungato, e il solo Anacona gli ha tenuto la ruota (mentre Purito andava in difficoltà irreversibile). Al Gpm (a 40 km dalla fine) i due sono transitati insieme, ma appena in discesa Romain ha allungato e nessuno l'ha visto più.

La picchiata di Bardet è stata a dir poco spettacolare, questo ragazzo ha davvero grande qualità e capacità di guida del mezzo e oggi l'ha fatto vedere a tutti, guadagnando nel tratto la bellezza di 45" con traiettorie che esteticamente riempivano l'occhio di chi guardava.

 

Sui Lacets de Montvernier Bardet appone il sigillo
Nel fondovalle tra Glandon e Col de Chaussy, il battistrada ha fatalmente perso qualche secondo, anche perché dietro si era formato un gruppettino con un Cyril Gautier scatenato al servizio del suo capitano Rolland; ma sui Lacets de Montvernier, la scenografica salitella-serpentone che rappresentava l'ultima asperità di giornata, Bardet ha rilanciato la propria andatura, mettendo in cassaforte il successo.

A poco sono valsi gli sforzi di Gautier, a poco il ritorno di fiamma di Fuglsang, a poco la presenza di Anacona e Rolland e la pervicacia di Jungels: oggi il filosofeggiante Romain era davvero imprendibile.

Ed è arrivato benissimo al traguardo, dopo un altro piccolo saggio sulla breve discesa dei Lacets e dopo aver tenuto ottimamente nei 5 km finali in pianura. All'arrivo per lui si sono contati 33" su Rolland (che si era avvantaggiato sugli altri nel finale), 59" su Anacona, Jungels e Fuglsang, 1'01" su Pauwels, 1'50" su Gautier e su Caruso, ottavo; Talansky ha chiuso nono a 1'55", gli altri 20 fuggitivi erano stati tutti ripresi via via dal gruppo dei migliori (che ha chiuso a 3'02" da Bardet).

Oltre alla vittoria, Bardet può festeggiare anche l'ingresso nella top ten della generale (ha scavalcato Barguil ed è proprio decimo a 12'52" da Froome); inoltre i suoi passaggi in testa ai Gpm di Glandon e Lacets gli permettono di affiancare Rodríguez al comando della classifica della maglia a pois. Un bilancio lusinghiero per una giornata che quasi basta da sola a riscattare le mille difficoltà di inizio Tour per il simpatico Romain.

Marco Grassi

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