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Tour de France 2014: Boom più di Sagan e Cancellara - Vittoria olandese dopo 9 anni esatti di digiuno | Cicloweb

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Tour de France 2014: Boom più di Sagan e Cancellara - Vittoria olandese dopo 9 anni esatti di digiuno

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Lars Boom, primo olandese a vincere al Tour dopo 9 anni © Bettiniphoto

È Lars Boom il più contento alla fine di questa piccola Parigi-Roubaix che oggi ha impreziosito il Tour de France con una giornata piena di colpi di scena e di spettacolo, su alcuni dei settori in pavé che caratterizzano la regina delle classiche e che oggi sono stati "prestati" alla Grande Boucle per fungere da scenario fortemente alternativo in quello che può essere il disegno di un GT.

Una scelta, quella degli organizzatori, che qualcuno ha criticato, ipotizzando che non sia giusto obbligare gli specialisti da gare a tappe a misurarsi su un terreno così estraneo a loro come il pavé (tantopiù se poi ci si mettono pioggia e fango a complicare le cose). E invece è tre volte giusto, perché ogni tanto è anche bene ricordare a tutti che il ciclismo non è pedalare sui rulli. È uno sport pieno di variabili, e storicamente il pavé è una di queste. E un corridore che si dimostri in grado di fronteggiare tutte le possibili variabili dimostra di essere completo, e completamente degno di vincere un grande giro.

Precisato questo, torniamo a Lars Boom, visto che è lui il protagonista della giornata (insieme a Nibali, ovviamente). Il ragazzo che un tempo fu crossista si è gioiosamente lamentato, ad Arenberg, per il fatto di non aver mai trovato alla Roubaix le condizioni climatiche di oggi. Perché lui sente di poterla vincere, quella corsa, se solo il (mal)tempo gli desse una mano, prima o poi. Oggi ha dimostrato di non essere per nulla avventato, in questa previsione, visto il modo con cui ha piegato rivali del calibro di Fabian Cancellara e Peter Sagan, riuscendo a ovviare da solo all'incidente meccanico che a poco meno di 25 km dalla fine, sul settore in pavé di Tilloy, ha messo fuori causa il suo compagno Sep Vanmarcke, ugualmente in palla.

In due i rappresentanti della Belkin avevano provato una prima sortita sul settore di Bersée, a 38 km dalla fine, e si erano avvantaggiati sul gruppo dei migliori, senza peraltro riuscire a rientrare sulla fuga della prima ora, che manteneva pochi secondi di vantaggio (con Tony Martin, Tony Gallopin, Simon Clarke, Tom Dumoulin, Lieuwe Westra e Mathew Hayman ad animarla). La squadra olandese aveva dato ai due carta bianca, in barba alle velleità dell'uomo di classifica Bauke Mollema, e alla necessità che fosse accompagnato dai migliori dei suoi compagni su questo terreno. Segno che tra i neroverdi si puntava forte su questa tappa, e le si riconoscesse un prestigio da onorare al meglio delle possibilità.

Quando il gruppo di Nibali, Cancellara e Sagan (comprendente anche diversi Omega Pharma, tra cui Trentin) ha ripreso la coppia Belkin a 30 km dalla fine, mancavano già da tempo diversi protagonisti del pavé, a partire da John Degenkolb (caduto con Kittel ai -76), proseguendo con Niki Terpstra, Greg Van Avermaet, Alexander Kristoff e Jürgen Roelandts, variamente staccatisi (chi per capitomboli, chi per sopraggiunti limiti fisici, chi per badare al proprio capitano staccato). Ma bastavano Fabian e Peter a fungere da spauracchio per tutti gli altri.

Dal momento della foratura di Vanmarcke, però, il solo Boom, tra tutti i big delle pietre, è stato in grado di salire in cattedra per dettar legge. Già sullo stesso tratto di Tilloy il 28enne di Vlijmen ha provato ad allungare un'altra volta, riuscendo a costituire intorno a sé un drappellino con un attentissimo Sagan, un bravo Kwiatkowski e un ambizioso Fuglsang. Quando, sul successivo settore di Warlaing gli altri componenti del gruppetto dei migliori si son rifatti sotto (guidati dall'Astana), Boom si è fatto un attimo da parte per riprender fiato e predisporsi a nuovi successivi attacchi.

Chi aspettava che fosse Cancellara a proporre un break sul più duro settore della giornata, il penultimo (da Wandignies a Hornaing), era destinato a rimanere deluso: lo svizzero, impensierito più da Sagan che dagli altri, non ha fatto altro che marcare lo slovacco, nel frangente; e ha forse sottovalutato l'azione a tre con cui l'Astana ha lanciato i suoi alfieri (Nibali-Fuglsang-Westra) a meno di 13 km dalla conclusione. Boom invece, probabilmente più libero da condizionamenti di sorta, ha interpretato benissimo l'azione dei celestini di Vinokourov, e ha dato tutto per rientrare su di loro appena usciti dal settore in pavé.

A quel punto per il corridore della Belkin era fatta: gli bastava non inimicarsi i temporanei compagni d'azione, contribuendo con loro all'incremento del margine sugli inseguitori, e dopo avrebbe potuto giocarsi a piacimento le proprie carte. Per partire con l'attacco decisivo, peraltro, Lars non ha dovuto aspettare né penare troppo: sul settore finale, da Hélesmes a Wallers (a 7 km dalla fine), gli è bastato aumentare il ritmo per prendere qualche metro a Nibali (Fuglsang era ancora più indietro). A quel punto Vincenzo non se l'è forse sentita di forzare per tenere l'avversario, e ha preferito aspettare il compagno per andare insieme fino all'arrivo senza preoccuparsi esageratamente della vittoria di tappa che così sfuggiva.

E allora Boom ha avuto buon gioco (ma non vuol dire che l'abbiano lasciato andare: tant'è vero che sulle prime, una volta usciti dal settore in pavé, i due Astana hanno provato a inseguirlo), ed è andato a prendersi un più che meritato successo, il primo al Tour de France per lui (ma non il primo in un GT, dato che ha già vinto una tappa alla Vuelta); e ha centrato l'impresa a 9 anni esatti dall'ultima vittoria di un olandese al Tour de France (Pieter Weening a Gérardmer 2005). Un digiuno molto lungo per una delle nazioni guida del movimento ciclistico mondiale.

Gli altri uomini da classiche hanno raccolto quel che han potuto: Sagan un altro quarto posto (3 in 5 giorni; in più ha pure due secondi posti, e come si intuisce facilmente è più che mai confermato maglia verde), dietro a Fuglsang-Nibali che hanno completato il podio di giornata; Cancellara, finito appena dietro a Peter, ricorderà questa giornata come un'occasione sprecata (ma più che altro dalla sua scarsa convinzione, dato che non ha provato alcunché per movimentare la corsa); al sesto posto ha chiuso Keukeleire, precedendo di qualche secondo Kwiatkowski e Westra; buono anche il nono posto di Matteo Trentin, che si conferma tagliatissimo per certi percorsi, mentre la top ten è chiusa da Cyril Lemoine (attuale maglia a pois del Tour). Vanmarcke, esultando, ha tagliato il traguardo in 13esima posizione, contento comunque per la vittoria del compagno oltre che per aver onorato finché ha potuto il ruolo di possibile favorito.

Dopo la grande fatica (fisica e mentale) di oggi, il meno che ci si possa aspettare è che domani il gruppo tiri un po' il fiato. Potrà farlo, visto che troverà un percorso amico: la sesta tappa, da Arras a Reims (194 km) si presta infatti a un epilogo allo sprint. C'è da pensare che, al contrario di oggi (prima ora a 49 km/h, media finale vicina ai 47), il plotone lascerà andar via subito una fuga di comprimari, e per un po' se la prenderà comoda, attivando le proprie batterie di gregari solo quando non potrà proprio farne a meno. Tutto sommato, un atteggiamento che sarebbe più che comprensibile.

Marco Grassi

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