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Tour de Langkawi 2012: Farnese&Guardini, Simply the Best! - Fuga ripresa ai 50 metri, Andrea senza rivali

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Andrea Guardini, tre vittorie in tre giorni con l'aiuto di una grande Farnese-Selle Italia © BettiniphotoAvremmo potuto star qui a descrivere, oggi, la vittoria di uno tra Shinichi Fukushima, Rhys Pollock, Kevin Reza o Louis Crosby. E invece celebriamo la terza affermazione di fila di Andrea Guardini, al termine di una tappa dal finale palpitante, in cui è emersa più che ogni altra cosa la grande grinta di una Farnese-Selle Italia che non si è arresa a un'interpretazione della gara che vedeva gli inseguitori soccombenti rispetto ai fuggitivi.

30 km senza mai prendere respiro, 5' da recuperare, praticamente era necessario mettere a segno una vera impresa per permettere a Guardini di sprintare ancora una volta. Tantopiù che i ragazzi di Scinto, guidati in ammiraglia da Stefano Giuliani, dovevano fare a meno di Rafael Andriato, che non ha preso il via per i postumi di una caduta patita l'altro giorno. E quindi in quattro, citiamoli!, Thomas Bertolini, Cristian Benenati, Alfredo Balloni e Matteo Rabottini, hanno compiuto il primo capolavoro di giornata, riportando sotto un gruppo che non ci credeva più: la Garmin di Kreder aveva giustappunto passato la mano ai 30 km, forse pagando anche il surplus di stanchezza della frazione di ieri: Nathan Haas ha rivelato che nella terza tappa, convinti - da radiocorsa - che in fuga ci fosse il numero 25 Serpa, uomo di classifica, lui e i suoi avevano tirato pancia a terra per mezz'ora, prima di venire a sapere che all'attacco c'era in realtà il 125 Ming Xing Xue...

Il secondo capolavoro, ça va sans dire, l'ha realizzato Guardini, con una volata infinita, ovvero l'unica possibile per annullare quel che restava del gap sul rettilineo d'arrivo: i quattro fuggitivi citati in apertura erano andati in perfetto accordo sin dal km 5 dei 169 totali, avevano accumulato oltre 6' di vantaggio e soprattutto l'avevano gestito benissimo fino ai 30 dal traguardo, quando ancora restava loro il considerevole bottino di 5' (soprattutto pensando che le formazioni in Malesia sono composte da 6 corridori e non da 9 come nei grandi giri, o 8 come in molte brevi corse a tappe).

Ma via via che le lavagnette segnavano un ritardo sempre più ridotto del gruppo, a Fukushima, Pollock, Reza e Crosby l'acido lattico dev'essere salito fino ai capelli, moltiplicato dalla paura di vedere sfumare la bella impresa che avevano costruito fino a poco prima. La Farnese, aiutata per qualche breve tratto dall'Astana di Valentin Iglinskiy e Dmitriy Gruzdev (il miglior corridore asiatico in classifica, fino ad ora), doveva recuperare 10" al km: ancor più che una cronosquadre, una corsa a perdifiato per un obiettivo che pareva lontanissimo.

La progressione del distacco ci dice, coi numeri, molto più di quanto si possa esprimere a parole: 4'10" ai 25 km, 3'22" ai 20, 2'30" ai 15, 2' netti ai 10. Ancora ai 5 km, il ritardo del plotone era di 1'10", quindi si era indietro rispetto alla prevista tabella di marcia (significava che fino a quel momento si erano recuperati 20" in meno di quanto necessario). E allora, ancor più disperato l'inseguimento, quei 5000 metri finali sono stati un vero duello al cardiopalma, con l'adrenalina al massimo nell'ultimo km, quando Guardini, ovviamente, sapeva che avrebbe dovuto far da sé, visto che i compagni erano troppo spremuti per lanciarlo.

Una rotonda dopo l'altra, i quattro fuggitivi erano però sempre più vicini, ma per recuperare quei secondi di troppo occorreva un rush finale impressionante. Ai 300 metri, Jacobe Keough ha lanciato la sua volata, mentre qualcuno degli attaccanti alzava, ormai sfinito, bandiera bianca, e mentre tra questi ultimi Kévin Reza, della Europcar, provava il tutto per tutto giocando la carta solitaria. Ai 250 metri, Guardini non l'ha più frenato nessuno: partito dalla ruota di Keough, il veneto ha dato vita a una progressione impressionante, annullando l'azione del francese solo a 50 metri dalla linea d'arrivo, e andando a vincere praticamente per distacco su tutti: un'esibizione di potenza quasi irriverente.

Una di quelle vittorie che fortificano, perché ottenute quasi contro il volere degli dei, e infatti Guardini non ha mancato di sottolinearlo dopo il traguardo: «Il successo più bello, al Langkawi, perché il più sofferto: sapevamo che sarebbe stata dura, anche perché gli avversari si stanno stancando di tirare senza poi ottenere risultati. Ma ci abbiamo creduto quando nessun altro ci credeva più». E così facendo, Andrea porta a casa l'ottavo successo malese in due anni. Il record delle vittorie, di Graeme Brown, è lì a un passo (quota 9), e per lui ci saranno ancora occasioni, a partire da domani (quinta tappa, Ayer Keroh-Pandan Indah, 190 km con uno strappetto nel finale che non dovrebbe fare selezione), per risentire Tina Turner urlare "Simply the Best" (l'immancabile e graffiante sigla di tutte le premiazioni).

Tornando invece all'ordine d'arrivo di oggi, Keough si accontenta del secondo posto, quindi abbiamo il malese Hariff Salleh (soffocato dall'abbraccio materno sotto al palco delle premiazioni: correva in casa e ha fatto podio), Yohann Gène, Valentin Iglinskiy, Sonny Colbrelli, Anuar Manan e lo stremato Reza in ottava posizione. In classifica non cambia niente, con Zabriskie sempre 1' avanti a Phelan, e con Lapthorne terzo a 1'10", Danielson quarto a 1'17", Rujano quinto a 1'26", e via via tutti gli altri.

Marco Grassi

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