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Tour Down Under 2012: Grinta GreenEDGE, tutti per Gerrans - Simon vince la corsa. Greipel, terzo centro

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Simon Gerrans, beato vincitore del Tour Down Under 2012 © BettiniphotoEravamo in molti a sperare di vedere lampi di lotta serrata, da coltello tra i denti, tra Gerrans e Valverde per un qualche minuscolo abbuono che ribaltasse la situazione di classifica al Tour Down Under, ma niente di tutto ciò è successo; è successo invece che la GreenEDGE, controllando alla perfezione la tappa conclusiva della corsa, abbia messo a segno - col campione nazionale australiano - la prima vittoria di un certo peso, direttamente al primo appuntamento valido (ricordiamo che, per quanto bislacco ciò sia, il TDU è la prova d'apertura del World Tour).

Ad Adelaide è successo anche che André Greipel abbia conquistato la terza affermazione di tappa nella gara oceanica (un giorno su due in casa Lotto si festeggia), undicesima in carriera al Down Under; e per logica conseguenza, non è successo che i velocisti italiani siano riusciti a portare a casa un po' di gloria, con Petacchi, migliore dei nostri, terzo al traguardo alle spalle di Greipel e Renshaw.

Il consueto circuito cittadino di Adelaide, 4.5 km (da ripetere 20 volte) con tanto di impercettibile salitella posta a un terzo del circuito stesso, tanto veloce quanto generalmente frustrante per chi tenta l'azione da lontano, non ha offerto nulla di diverso rispetto alla tradizione: tanti tentativi, anche bellini a vedersi, nessuna resa, volata inevitabile alla fine dei 90 km.

I più tarantolati, come accennato sopra, proprio i GreenEDGE: essendoci la necessità di far passare a Valverde la malsana (per loro) idea di gettarsi su un traguardo volante alla ricerca anche solo di 1" di abbuono per scavalcare Gerrans in classifica, la via più sicura per ottenere un tale risultato era quella di promuovere continuamente fughette che si accaparrassero quei preziosi bonus a disposizione del gruppo al termine dei giri 8 e 12.

E tra i GreenEDGE, ha spiccato senz'altro Cameron Meyer, campione uscente della corsa e, quest'anno, non in grado di ripetersi a buoni livelli, ma giustamente desideroso di salutare con una prestazione impegnata i suoi tifosi prima di volare in Europa per il prosieguo della stagione (con oggi, finisce anche la fase oceanica del calendario UCI). Cammy (come lo chiama affettuosamente chi gli vuol bene) si è messo in moto al quarto giro, con Izagirre, Jorgensen e Lagutin ad accompagnarlo, e col successivo arrivo di Durbridge (altro GreenEDGE) a rinfoltire il drappello qualche chilometro più avanti.

Da questa azione a 5, a un progetto di fuga a 16 (che ha preso corpo nel sesto-settimo giro), il passo è stato breve, e l'inerzia successiva al traguardo volante numero uno, alla fine dell'ottavo giro (quindi dopo 36 km), ha scremato a 6 il numero dei corridori rimasti in avanscoperta: Cimolai, Durbridge, Bauer (passati in quest'ordine allo sprint intermedio), Van Avermaet, Trentin e l'immarcescibile Voigt. Il tempo, per Van Avermaet, di aggiudicarsi il tremendo Gpm del giro 10 (su Cimolai e Durbridge), e di salutare l'arrivo sui battistrada di Bakelandts (interessato vagamente a questioni di classifica) durante il giro 11 e di Meyer (ancora lui!) nel 12, che al secondo sprint intermedio di giornata, a fine giro 12 (km 54), proprio Bakelandts ha preceduto Meyer e Bauer, incamerando 3" che gli hanno permesso di scavalcare nella generale Boasson Hagen al sesto posto.

L'ultimo rivolgimento in testa si è avuto nel giro 13, quando, sempre sulla salitella di Montefiore Hill (questo il suo nome), al comando si è formato un nuovo terzetto, con Meyer e Bakelandts raggiunti dal francese Sicard. Il margine per i tre è stato anche prossimo al minuto, ma le squadre più interessante allo sprint finale (tra queste Liquigas, FDJ, Lampre) hanno lavorato bene per non far prendere troppo agio agli attaccanti. Sicché, dopo il Gpm del giro 15 (vinto da Meyer), il vantaggio dei fuggitivi è andato scemando, e l'incontenibile Cameron ha tentato, al giro 19, la carta della stoccata personale.

Il gruppo, senza più di tanto scomporsi, ha ripreso Bakelandts e Sicard all'ultimo passaggio dal via, e infine anche Meyer, a 3 km dal traguardo. Non rimaneva che lo sprint, e a questo punto è entrata prepotentemente in scena la Lotto di Greipel, organizzando un treno fantastico per tenuta di strada sugli ampi curvoni che caratterizzano il finale del circuito: sempre al centro della carreggiata per poi scegliere le traiettorie più efficaci, i compagni del gorillone (non è un'offesa, ma un accrescitivo del suo soprannome) tedesco hanno messo il loro capitano nelle condizioni ideali per colpire, sul rettilineo conclusivo.

Greipel, che al momento è una spanna sopra tutti i colleghi di specialità, non ha dovuto far altro che partire. Renshaw e Petacchi, alle sue spalle e praticamente staccati di ruota, hanno solo potuto scartare un po' verso il centro della strada, più che altro per apparire nelle foto di rito, visto che di superare il tedesco proprio non se ne parlava. Hutarovich si è piazzato al quarto posto, Rojas al quinto e Boasson Hagen al sesto, con Feillu e Cantwell piazzati a ridosso del norvegese, e coi nostri Sabatini e Belletti a chiudere la top ten.

Valverde ha tagliato il traguardo in 25esima posizione, tampinato fino all'ultimo centimetro da McEwen, incaricato di aprire la strada a Gerrans, e dalla confermata maglia ocra: in classifica Simon e Alejandro restano primo e secondo con lo stesso tempo, e nulla cambia fino al quinto posto, con Machado, Rogers e Dennis nell'ordine; di Bakelandts che ha scavalcato Boasson abbiamo scritto più su, Javier Moreno, Michael Matthews e Eduard Vorganov completano la top ten. Il primo italiano della classifica resta Alessandro Ballan, 24esimo a 2'36" dal vincitore.

Il circo del ciclismo, finita la festa (soprattutto di pubblico) australiana, si sposta in altri continenti: domani parte in Argentina il Tour de San Luis, con tanti big al via (su tutti, Contador e Nibali); per l'apertura della stagione europea, bisogna aspettare un'altra settimana per il GP La Marseillaise in Francia.

Marco Grassi

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